“Cazzoli e Bazullo”

by infosannio
(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano)
 Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo, è un noto zuzzurellone anticonformista. Infatti ieri, con un’intervista (si fa per dire) ad Aldo Cazzullo sul Corriere di cui Intesa Sanpaolo è azionista, ha voluto unire la sua autorevole voce a quelle di Confindustria, Confcommercio, Cia, Confagricoltura, Coldiretti, Cisl, Federico Moccia e Gigi Buffon (ancora incerto, però) per il Sì al referendum - scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 15 luglio 2016, dal titolo “Cazzoli e Bazullo” –. Posizione legittima, e pure comprensibile, vista la soave corrispondenza d’amorosi sensi tra Pd e banchieri. Ma non solo per quella: anche per le sue rocciose argomentazioni. L’intervistato, informa l’intervistatore, “ha tra le mani il diario del padre Stefano, ‘Vivrò’, appena pubblicato per iniziativa della Morcelliana”.
Quindi Cazzullo entra chez Bazoli e il padrone di casa l’accoglie col tomo paterno in mano: vuole favorire? Non manca, sempre nell’incipit, il racconto di un’udienza concessa da Paolo VI al banchiere e gentil consorte, in cui Montini – anche lui bresciano – “disse di aver conosciuto mia mamma come una donna ‘bella, buona e brava’” e, attenzione, “fu mia moglie a farmi notare che il Papa aveva usato gli aggettivi in quell’ordine”. Non, per dire, “brava, buona e bella”, né “buona, bella e brava”, né tantomeno “bella, brava e buona”, bensì “bella, buona e brava”. Annotato, per non scordarcelo, l’ordine degli aggettivi, scopriamo un particolare un filo più attinente al tema dell’intervista (la riforma ottenuta da Renzi con “irriducibile determinazione”): Stefano Bazoli, padre di Giovanni e figlio di uno dei fondatori del Partito popolare, nel 1946 fu “eletto alla Costituente”. Cioè contribuì a scrivere quella Costituzione che ora Renzi, con irriducibile determinazione, ma soprattutto con la Boschi & Verdini, sta facendo a pezzi. La cosa non disturba affatto il banchiere, anzi: il suo Sì al referendum “è un orientamento istituzionale, non politico”. Il politico pensa “alle conseguenze per il governo della vittoria del sì o del no”. Lui no, lui si pone “un altro interrogativo: se, nel caso di una bocciatura del referendum, sarà ancora possibile varare in Italia una riforma di questa portata”. Cazzullo s’illumina d’immenso, anzi d’incenso: ma “è la posizione di Napolitano”, sempre sia lodato! Risposta: “Napolitano ha ragione: sono 50 anni che si cerca di rendere più efficiente il funzionamento dello Stato”. Esattamente dal 1966, dice lui, anche se non risultano in quell’anno, né in quelli limitrofi, proposte di abolire le elezioni del Senato per riempirlo di consiglieri regionali e sindaci nominati e immuni. (...)




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