by willyco
Appartenere, ecco una parola chiave della vita di
relazione: si appartiene sempre a qualcuno, nel senso che si colloca in chi si
ama, l'amore e noi stessi. Naturalmente ci si attende di essere
contraccambiati. Dare amore e attendere di riceverlo, pare sia molto comune. Se
però la persona in cui si è riposto amore appartenendo, non risponde, che
accade? E non accade solo con le persone ma anche con i processi che implicano
una attesa, una passione: la politica ad esempio, o le persone vicine, col
lavoro. Si confonde allora la causa con l’effetto: ci si lega per ricevere
amore. E qui non si sta più bene perché non si appartiene ma si dipende. Ad
alcuni piace, ma spesso è una disgrazia. Un black hole dentro che divora tutto
portando le sensazioni, i rapporti l’amore stesso, nell'universo dell’anti
amore. è come per l’antimateria: si annulla tutto e non si produce energia. Per
questo l'appartenenza dovrebbe essere accompagnata da un'altra parola: libertà
ovvero essere liberi di appartenere o meno. Per non scivolare nell'antimateria,
per evitare il nulla. Ma qualcuno (molti) potrebbe considerare un calcolo la
forza di conoscersi, la capacità di restare se stessi anche nell'appartenere,
trovare che ci sia una sorta di pusillanimità nel mantenere una riserva all'assoluto,
eppure se l'appartenere è reciproco allora c'è l'assoluto (uno degli assoluti,
magari un buon assoluto) a disposizione
e due libertà che si uniscono e nessun buco nero. E due persone che restano se
stesse senza dipendere.

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