By Paolo Baratto: "Metà 2016, la guerra, le guerre continuano; uomini, mezzi e denaro continuano ad essere impiegati per motivi bellicosi, alla fine c'è chi torna, c'è chi vede la propria famiglia, i propri cari e c'è chi torna avvolto in una bandiera".
E’
davvero incomprensibile come l’Occidente possa continuare a mandare
i propri soldati in
Afghanistan. La Seconda Guerra mondiale durò sei
anni, quella per sconfiggere la terribile armata dei talebani è in
corso dal 2001, ovvero da 15 e all’ultimo vertice della Nato è
stata prorogata fino al 2020.
Diciannove
anni per sconfiggere i terribili talebani? E pagando un trilione di
dollari? Un po’ troppi, ne converrete. Non è un caso che spagnoli,
inglesi e francesi abbiano deciso di ritirarsi unilateralmente. Non
vedono più l’utilità di una missione che in termini militari ha
fallito ma che l’America di Obama intende prolungare. Secondo un
osservatore attento come il generale italiano Mario Arpino, la verità
è che l’occupazione militare è diventata permanente sebbene
nessuno lo ammetta. Secondo altri osservatori ci sarebbero
altre ragioni, tra cui le pressioni dell’establishment e
dell’industria militare per continuare a beneficiare degli ingenti
finanziamenti.
Di
certo la guerra in Afghanistan è stata un fallimento. Non è servita
a sradicare un regime indicato come uno dei principali sostenitori
del terrorismo neosalafita. Non ha portato democrazia, nè benessere
alle popolazioni locali, che sono sempre più povere. In compenso ha
generato immensi benefici ai trafficanti di droga. E’ la verità
taciuta su questo conflitto, sebbene ci riguardi da vicino perché
l’eroina finisce anche in Europa. A svelarne il lato nascosto
e imbarazzante è un giornalista indipendente, Enrico Piovesana, in
un saggio breve e convincente “Afghanistan
2001-2016 – La nuova guerra dell’oppio”,
Arianna Editrice. Piovesana frequenta da anni Kabul e la sua denuncia
nasce proprio dall’esperienza personale.
La
tesi è tanto forte quanto scomoda: le truppe della Nato hanno di
fatto favorito i narcotrafficanti. Fantasie? Non proprio: nel 2000,
prima dell’intervento militare, la produzione di oppio in
Afghanistan era azzerata, oggi rappresenta il 92% di quella
mondiale.
In
teoria, la Nato condanna la produzione di oppio e infatti i villaggi
sono disseminati di cartelli che la scoraggiano, cartelli che però
tutti ignorano; nella realtà la produzione e il traffico sono
ampiamente tollerati. Per una ragione molto semplice: oggi l’oppio
è diventato la principale fonte di sostentamento per la popolazione
afghana. E di un business da decine di miliardi di euro a cui i
potentati locali, che poi garantiscono la stabilità di alcune zone
del Paese, non sono insensibili.
Risultato:
per controllare l’Afghanistan bisogna venire a patti con questi
Signori, autentici criminali, che godono di fatto di impunità e che
talvolta ricoprono anche alte cariche istituzionali, vedi il fratello
del presidente Karzai.
Il
tutto ovviamente nella più straordinaria opacità mediatica. Di
questo tema non parla nessuno. Certo, la Dea, l’agenzia
americana che lotta contro il narcotraffico è presente ed è
agguerrita ma dispone solo di 13 collaboratori, mentre la Nato
dichiara che la lotta al narcotraffico non rientra fra gli obiettivi
della propria missione. Nel 2005 gli inglesi e la Dea pretesero
l’allontanamento di Akhundzada, il governatore della regione di
Helmand, che nascondeva 9 tonnellate di oppio addirittura nei suoi
uffici , il quale si vendicò cedendo i proprio miliziani ai talebani
che trasformarono quella zona nel fronte più caldo della resistenza.
L’Helmand divenne un Vietnam per le truppe di Sua Maestà. Da
allora la Nato lascia correre, mentre la Cia, secondo le qualificate
testimonianze raccolte da Piovesana, stringe accordi con i più
pericolosi narcotrafficanti.
Il
quadro che emerge è sordido. I militari a fine missione lucrano
sull’oppio che portano in grande quantità in Europa e in America
sapendo di non dover passare alcun controllo doganale. I direttori
delle agenzie internazionali presenti a Kabul sanno tutto, ma sono
costretti a tacere. Obama, in un sussulto, apparente, di dignità,
nel 2009 decise di abbandonare la linea del disinteresse, e approvò
un intervento “selettivo” ovvero volto a colpire solo i signori
della droga legati ai talebani, che però rappresentano appena circa
il 10% del totale. Per gli altri, ovvero per il 90% dei trafficanti,
tutto come prima.
Il
paradosso è che queste ciniche liberalità, che riflettono il lato
oscuro della real politik, non bastano per vincere una guerra che
dura da 15 anni, di cui non si capisce più la necessità ma che di
certo finisce per danneggiare noi europei: l’eroina che dopo i
flagelli degli anni Ottanta si pensava scomparsa, continua a
diffondersi nella nostra società, soprattutto tra i giovani, con le
conseguenze che ben conosciamo: la dipendenza, l’aumento
della criminalità, l’annientamento fisico. Quell’eroina che
viene coltivata ed esportata sotto gli occhi distratti della Nato.
E’
davvero straordinaria questa interminabile guerra ai talebani.
https://infosannio.wordpress.com/2016/07/14/afghanistan-la-verita-che-imbarazza-la-nato/

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