by fabrizio centofanti
Il mondo era ormai un concentrato di violenza. I
siti di notizie s'ingolfavano di cronache e immagini di assassinii perpetrati
per motivi diversi, ma sempre con ferocia disumana. L'azione del demonio si
faceva più chiara, in primo luogo nelle stragi collegate al fondamentalismo
religioso, che rivelava sempre più la sua matrice politico-sociale. Del resto
l'ingiustizia, eretta a sistema, non poteva non essere foriera di danni
irreparabili, a meno che, a livello mondiale, non si fosse deciso finalmente di
invertire la rotta verso l'autodistruzione. Sull'onda di media rapidissimi e
invasivi, le distanze abissali tra paesi ricchi e poveri risaltavano in tutta
la loro assurdità.
Diventava insopportabile il pensiero che pochi egoisti
detenessero l'intero potere nelle mani, e predassero in modo insaziabile anche
le risorse che avrebbero ridato dignità all'altra parte del mondo. Se non si
fosse posto rimedio a questo inaccettabile contrasto, il mondo si sarebbe
avviato alla rovina. All'orizzonte potevamo intravedere l'intenzione di Dio:
dar vita a una nuova umanità, sensibile al suo orientamento di Padre giusto e
generoso, attento ai bisogni dei suoi figli. Sempre più le nazioni sarebbero
state provocate a fare loro lo sguardo di Dio, la compassione per ogni sua
creatura. Anche noi procedevamo nella nostra ricerca guidati dalla grazia,
spinti a superarci per attingere al cuore del Progetto, a una luce abbagliante
sullo sfondo tenebroso della violenza umana. Gli occhi di Cristo e il ghigno
del demonio erano i poli tra cui il mondo pendeva, sul baratro inquietante di
un futuro avvertito ormai alle porte.
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