49. Alle porte

by fabrizio centofanti
Il mondo era ormai un concentrato di violenza. I siti di notizie s'ingolfavano di cronache e immagini di assassinii perpetrati per motivi diversi, ma sempre con ferocia disumana. L'azione del demonio si faceva più chiara, in primo luogo nelle stragi collegate al fondamentalismo religioso, che rivelava sempre più la sua matrice politico-sociale. Del resto l'ingiustizia, eretta a sistema, non poteva non essere foriera di danni irreparabili, a meno che, a livello mondiale, non si fosse deciso finalmente di invertire la rotta verso l'autodistruzione. Sull'onda di media rapidissimi e invasivi, le distanze abissali tra paesi ricchi e poveri risaltavano in tutta la loro assurdità.
Diventava insopportabile il pensiero che pochi egoisti detenessero l'intero potere nelle mani, e predassero in modo insaziabile anche le risorse che avrebbero ridato dignità all'altra parte del mondo. Se non si fosse posto rimedio a questo inaccettabile contrasto, il mondo si sarebbe avviato alla rovina. All'orizzonte potevamo intravedere l'intenzione di Dio: dar vita a una nuova umanità, sensibile al suo orientamento di Padre giusto e generoso, attento ai bisogni dei suoi figli. Sempre più le nazioni sarebbero state provocate a fare loro lo sguardo di Dio, la compassione per ogni sua creatura. Anche noi procedevamo nella nostra ricerca guidati dalla grazia, spinti a superarci per attingere al cuore del Progetto, a una luce abbagliante sullo sfondo tenebroso della violenza umana. Gli occhi di Cristo e il ghigno del demonio erano i poli tra cui il mondo pendeva, sul baratro inquietante di un futuro avvertito ormai alle porte.


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