E forse, poi
Del sorriso limpido, amabile, di una volta
scomparso come ombra al novilunio
è rimasta una piega amara, una smorfia
indecifrabile tra i denti digrignati.
Nemmeno lo sguardo si è salvato:
nello specchio ormai infranto
non restano che schegge sparse
per un guardarsi obliquo, tagliente,
senza prospettiva alcuna.
La voce poi, la voce schietta, cristallina,
è un afono, lugubre rintocco, un’eco
distante e incomprensibile, un muro
d’ovatta per uditi alieni.
Solo macerie restano di quel sogno
che cullò un amore fragile
un amore che in bolle di sapone
scomparso come ombra al novilunio
è rimasta una piega amara, una smorfia
indecifrabile tra i denti digrignati.
Nemmeno lo sguardo si è salvato:
nello specchio ormai infranto
non restano che schegge sparse
per un guardarsi obliquo, tagliente,
senza prospettiva alcuna.
La voce poi, la voce schietta, cristallina,
è un afono, lugubre rintocco, un’eco
distante e incomprensibile, un muro
d’ovatta per uditi alieni.
Solo macerie restano di quel sogno
che cullò un amore fragile
un amore che in bolle di sapone
è miseramente franato
sotto il peso dell’incuria.
I nostri sorrisi hanno perso lo smalto
e come tartaro depositato su denti
abbandonati all’incuria
danno ai nostri rari baci
il sapore impastato della rena
che dal nostro deserto ci sommerge.
Un pietoso silenzio è ciò che ci resta
e l’inganno di un letto a due piazze
ciò che ancora precariamente ci unisce.
Disimpariamo a conoscerci
e forse, poi, da perfetti estranei
potremmo ancora incontrarci.
massimo galli
dalla pagina facebook I RUMORI DELL'ANIMA

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