4° rapporto 2016 sulla cassa integrazione in Piemonte

4° rapporto 2016 sulla cassa integrazione in Piemonte
(confronto tra 1° quadrimestre 2016 e 2015)
PRIMI QUATTRO MESI DELL’ANNO: IN PIEMONTE LA CIG AUMENTA  DEL 14,5% RISPETTO AL 2015,
A LIVELLO NAZIONALE SCENDE DEL 2,4%.
In Italia, nel primo quadrimestre del 2016, sono state autorizzate 226.555.940 ore di cassa integrazione, con un calo del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2015.
Nella nostra regione, nello stesso arco di tempo, la richiesta è stata di 39.029.755 ore, in aumento del 14,5% rispetto all’anno precedente (-52% ordinaria, +70,1% straordinaria, -80,6% deroga).
I lavoratori interessati sono stati, mediamente, 57.397, in aumento di 7.275 unità rispetto al primo quadrimestre del 2015.
Torino, con 31.447.524 ore richieste, si conferma provincia più cassaintegrata d’Italia, seguita da Roma (18.464.229 ore) e Milano (10.530.867 ore).  Il Piemonte è al 2° posto tra le regioni, dopo la Lombardia. 

DATI PROVINCIALI
L’andamento delle ore nelle province piemontesi, nel primo quadrimestre del 2016, rispetto allo stesso periodo del 2015, è stato il seguente:  Torino +52,8%, Asti -18,1%, Vercelli -30,9%, Cuneo -39,4%,  Biella -44%, Verbania -45,3%, Alessandria -45,5%, Novara -62,9%. 
DATI MENSILI 
Nel mese di aprile,  in Piemonte,  sono state richieste 4.362.236 ore,  in diminuzione, rispetto a
marzo, del 43,1% (-34,6% ordinaria, -46,1% straordinaria, -55,4% deroga).
Le ore richieste per i settori produttivi evidenziano queste variazioni: -44,4% industria, -4,3% edilizia, 
-70% artigianato, -49,4% commercio, +1.879.200% settori vari, per un totale di -43,1%.
DICHIARA IL SEGRETARIO GENERALE UIL PIEMONTE GIANNI CORTESE:

“Continua il balletto dei numeri della cassa integrazione, dovuto al rallentamento dei processi autorizzativi per la cassa ordinaria, a causa dell’inammissibile ritardo (oltre tre mesi) nell’emanazione del decreto che stabilisce i criteri di concessione. Se a ciò aggiungiamo il risicato utilizzo della cassa in deroga, derivante dalla riduzione della durata massima della fruizione (3 mesi), si capisce che la “febbre della crisi” resta ancora alta. Deflazione, bassa crescita dei consumi, mercato del lavoro ingessato dalle regole previdenziali della legge Monti-Fornero, fine dell’effetto decontribuzione nelle assunzioni, livello insufficiente degli investimenti pubblici e privati, fanno parte di un elenco non proprio confortante per il futuro del Paese”. 

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