Fabbio: Un bilancio farlocco nei numeri

Fabbio: Un bilancio farlocco nei numeri
Alessandria: Pubblichiamo un Intervento di Piercarlo Fabbio sul bilancio di previsione 2016-2018.
Gli ingredienti c’erano tutti: il risanamento ormai effettuato – anche se sappiamo non essere così, ma conosciamo che il debito ha solo preso un indirizzo diverso -; un nuovo modo di costruire il bilancio di previsione, cosiddetto armonizzato; la presenza di un nuovo documento di programmazione dalla sigla breve ed intensa: DUP, che consentiva di comunicare le idee sulla città dell’amministrazione, senza dovere per forza condizionarle con i numeri; la soppressione del patto di stabilità che aveva terrorizzato intere generazioni di amministratori pubblici; vincoli più stretti, sì, ma anche più chiari; un alleggerito peso del costo dei servizi dopo la furia iconoclasta che aveva raso al suolo aziende partecipate anche di un certo spessore e che magari avrebbero meritato una fine migliore. Bastava un cuoco men che meno esperto, forse anche solo un aiuto cuoco e qualche bel cibo vi sarebbe stato.
Invece… Invece l’occasione si è persa, si è fallita senza fallimento, e il rilancio tanto atteso della città dovrà probabilmente essere rimandato ad una prossima amministrazione, visto che questo rischia di essere l’ultimo bilancio di previsione della Giunta Rossa, stante il ritardo ormai consolidato con il quale si adottano i bilanci di previsione, nonostante, rispetto all’anno 2015, qualche miglioramento ci sia stato, visto che da maggio ad Agosto comunque passano tre mesi. Ma che
l’Amministrazione fosse così pronta non ci giurerei: la scadenza era per il 30 aprile, ma i raffazzonati documenti troveranno una loro adozione fuori tempo massimo, cioè nei venti giorni successivi che il Prefetto utilizza per accorgersi che nessun bilancio sia stato votato dal Comune di Alessandria.
Siamo in Italia, o meglio in Alessandria, dove lo straordinario tende a diventare ordinario, anche se più d’uno ritiene che adottare un bilancio di previsione fuori dai termini ed in modo così smaccato, non sia per niente legittimo.
Al di là di questi temi, però, quello che scoraggia è il nullismo delle idee che si accampa tra le righe del bilancio, che deve essere emendato obbligatoriamente dalla stessa Giunta, in quanto neppure raggiungeva l’equilibrio tra entrate e spese nella prima versione.
Segno che la Giunta ha proposto al Consiglio un bilancio farlocco nei numeri e che i revisori del conto non hanno potuto fare altro che rilevarlo e, come si suol dire, “metterlo a verbale”.
Ma come dicevo poco sopra, la vera delusione è data dalle idee sulla città del domani. Né si pretendeva che ci fossero addirittura quelle sulla città del dopodomani, nonostante il bilancio non sia più annuale, ma triennale e quindi un po’ di respiro programmatorio in più si dovrebbe riscontrare.
Niente! Passato l’alibi del “la colpa è di quello di prima”, la Giunta della jam session si è adattata a prendere le idee di “quello di prima” e di cercare di metterle in pratica nei prossimi anni con almeno un quinquennio di ritardo. Una bella soddisfazione per “quello di prima”, che da sbeffeggiato diventa salvatore ideale della patria. Persino sulla Valfrè dove si accampa l’unica idea forse diversa, cioè la collocazione del nuovo tribunale, fa capolino quel ruolo dei privati (leggasi Esselunga), che dava così fastidio all’inizio dell’opera. 
E sul resto? Meglio non dare troppi esempi anche se con uno succulento vi voglio lasciare. Ecco il contenuto del Progetto 2.1.3. dall’importante titolo “Valorizzazione dei Centri culturali e di aggregazione decentrati”: “Si tratta di valorizzare – declama il documento – Centri Giovani, Centri d’incontro, Soms, Proloco, Centri sportivi, ecc.” E poi? E poi nulla. Basta. Stop. Alt!Ecco, meglio finire con un “eccetera”, almeno si dà il senso del tempo o delle cose che scorrono. Un bell’eccetera alla fine ti salva sempre.

Piercarlo Fabbio

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