Matteo Renzi: Enews 423 Pensierino della sera

Matteo Renzi: Enews 423

sabato 23 aprile 2016
Pensierino della sera.
Pausa nelle riunioni alle Nazioni Unite (dove abbiamo incontrato, tra l'altro, i rappresentanti di oltre cinquanta stati per convincerli a votare Italia alle prossime elezioni del Consiglio di Sicurezza). Abbiamo un'ora libera. Organizziamo un pranzo volante al Consolato per parlare con un po' di italiani che stanno facendo cose belle a New York. Ci sono alcuni volti noti, e amici, come Lorenzo Jovanotti. Ci sono imprenditrici, curatori, finanzieri, grandi manager, artisti, designer, medici, avvocati, letterati, ingegneri, calciatori (anzi, calciatore, ma per i piedi che ha potrebbe stare anche tra gli artisti visto che si chiama Andrea Pirlo). Parliamo, discutiamo, ci confrontiamo. Tirano fuori idee, progetti, critiche. Clima molto bello, propositivo, anche nella parte più critica. Riconoscono che finalmente qualcosa si muove nella politica, che le cose cambiano. Vorrebbero un concetto di bene pubblico più americano: dove non è semplicemente la proprietà a definire ciò che è pubblico e ciò che non lo è, ma il servizio che si svolge. Discutono di Salone del Mobile e di JobsAct, di musei e di sistema fiscale. Mentre raggiungo il Palazzo di Vetro per rituffarmi nella riunione con le piccole isole del Pacifico penso a quello che mi hanno detto. E trovo una conferma: l'Italia ha potenzialità strepitose e che in tanti ad essere convinti come me - molto più di me - che il futuro sia dalla nostra parte. Che dobbiamo continuare a offrire un racconto diverso alle nuove generazioni, a cominciare dalla scuola (che continua, comunque, a essere una scuola capace di formare i migliori talenti del mondo, non dimentichiamolo): un racconto fatto di speranza e non solo di critica. Insistere sull'ammirazione anziché sull'invidia. Sulla voglia di mettersi in gioco, anche a costo di perdere qualche sfida. Sulla capacità di interpretare un fallimento non come fine di tutto, ma come cicatrice che ti aiuta a crescere. Non è solo un problema di comunicazione, ma di approccio culturale in fin dei conti: essere il Paese delle possibilità e non dei divieti. Del merito e non della rendita. Si gioca su questo larga parte del racconto dei prossimi anni del nostro Paese. Sono sempre più convinto, ogni giorno di più, che l'Italia sia molto più forte dei propri critici. Voi che dite? matteo@governo.it

Un saluto,
Matteo





Commenti