Juvetus: urge il cambio di marcia in Europa

Con lo scudetto numero cinque consecutivo, ormai in tasca, la Juventus pensa già a come migliorarsi,
a come esorcizzare il tabù Europa. Non sarà facile, ma ne vale la pena. Partiamo da un dato: delle quattro semifinaliste in Champions, la squadra di Allegri ha battuto due volte il Manchester City (2-1, 1-0), ceduto con onore al Bayern (2-2, 2-4 dts) e, se torniamo per un attimo alla precedente edizione, che la vide addirittura finalista, giocato alla pari con il Real (2-1, 1-1) e, nella fase a gironi, con l’Atletico (0-1, 0-0). I doveri del bilancio confliggono spesso con i diritti del cuore, come certifica l’operazione Zidane del 2001. E, non più tardi dell’estate scorsa, la cessione di Vidal al Bayern. Allegri rimane: di lui si parla sempre poco, in relazione ai meriti. Sarà dura resistere alle offerte per Pogba - si parla di 100 milioni o giù di lì - ma essere nei panni di Marotta non è facile. Dall'alto del suo metro e novanta, il francese rappresenta il perfetto mix di potenza e tecnica che il calcio moderno ha innalzato a unità di misura. Non ha senso ricominciare sempre da capo.
La base è giovane: Zaza e Alex Sandro hanno 24 anni, Morata, Pogba e Sturaro 23, Dybala e Lemina 22, Rugani 21. E la vecchia guardia? Barzagli va per i 35, Bonucci per i 29, Chiellini per i 32 (e Lichtsteiner i 32 li ha compiuti a gennaio). Caceres ed Evra, a fine contratto, dovrebbero andarsene. Della Primavera suggeriscono il diciottenne Lirola, terzino destro, un piccolo Lichtsteiner.
In attesa di tagliare i nodi di Morata (con il Real) e Cuadrado (con il Chelsea), con tutto il rispetto per Mandzukic alla Juventus manca un centravanti da venti gol. Un Cavani, per esempio. E poi, aspettando il ritorno di Marchisio, un regista o qualcuno che gli assomigli: si pensi a Verratti, a Thiago Alcantara, a Gundogan (già del Manchester City?); a gente così, capace di alzare il tasso delle geometrie. Berardi, classe 1994, potrebbe avvicendare o affiancare Cuadrado in un 4-3-3 alternativo al menu della casa.
C’è poi il nodo del trequartista. Hernanes ha fallito, Pereyra idem (non era il suo ruolo), Draxler ha stoffa, ma pure un’armatura fragile. Al di là degli interpreti, comunque cruciali, Allegri dovrà lavorare sul rapporto gestione/pressione. In Italia, i 65-70 minuti dell’Allianz Arena avrebbero spazzato via ogni genere di avversario. In Champions, non bastarono. Nessun dubbio che il livello della Juventus si sia alzato (e quello dei cosiddetti top clubs, leggermente abbassato), ma l’ultimo salto è sempre il più laborioso, il più misterioso. Buffon, per concludere. Ha 38 anni, non è eterno. Neto non convince fino in fondo. Il portiere è il più delicato dei ruoli, non necessariamente il più importante ma in questi anni le parate del numero uno azzurro hanno garantito molti punti al termine della stagione.
PAOLO BARATTO

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