“Il Reticente del Consiglio”: di Marco Travaglio

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Matteo Renzi ha rilasciato un’intervista a Claudio Tito di Repubblica. Intervista si fa per dire: il presunto intervistatore è un po’ più pidino del segretario Pd. Già alla seconda domanda, chiede se la Festa della Liberazione non rischi “di essere travolta” dalla “destra populista che a Roma si presenta con il volto della Meloni e della grillina Raggi”. Che strano: prima che nascesse il M5S la Raggi votava a sinistra e solo un tal Tito può definirla “destra populista” - scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 26 aprile 2016, dal titolo “Il Reticente del Consiglio” –. Infatti Renzi, in evidente imbarazzo, risponde ecumenico: “Tutti ci riconosciamo nella Costituzione”. Compreso lui che ne ha sfasciati 47 articoli su 139, mentre i 5Stelle l’han difesa fino a salire sui tetti di Montecitorio e la Meloni ha votato contro la riforma. Ma le risposte più tragicomiche del battutaro di Rignano riguardano la giustizia.
1. Su Davigo, Tito e Renzi fanno a gara a chi mente di più. Tito: “Davigo sostiene che tutti o quasi i politici siano dei ladri”. Renzi: “Dire che tutti sono colpevoli significa dire che nessuno è colpevole”. Ma Davigo non l’ha mai detto. Ha sostenuto che oggi la corruzione “è peggio di allora”, cioè del
1992, perché nella classe dirigente “non hanno smesso di rubare; hanno smesso di vergognarsi”. E meno male che Renzi auspica “un confronto nel merito”.
2. “I politici che rubano fanno schifo – dice Renzi – e vanno trovati, giudicati e condannati”. Una grande apertura ai magistrati? No, Totò che si vende la Fontana di Trevi. La Costituzione e la legge non prevedono l’autorizzazione a procedere del premier per acchiappare, processare e condannare i ladri. I giudici lo fanno a prescindere da quel che dice il premier e continuerebbero a farlo anche se lui dicesse di non farlo. Il guaio è che, mentre le pene massime per il furto arrivano a 22 anni e quelle per la corruzione – che fa danni molto più gravi – solo fino a 12 (cioè, fra attenuanti, condoni, pene alternative e indulgenze varie, molti di meno). E soprattutto la prescrizione è di 6 anni da quando la mazzetta viene pagata, prorogabile di 1 anno e mezzo. Così, se il pm scopre la tangente dopo 6 anni, è obbligato ad aprire un’inchiesta che finirà sicuramente nel nulla, visto che restano appena 18 mesi per indagini, deposito atti, udienza preliminare e tre gradi di giudizio. Indovinate un po’ chi parlava così: “O il caso Eternit non è un reato o, se lo è ma è prescritto, vanno cambiate le regole sulla prescrizione perché non è possibile che facciano saltare la domanda di giustizia. Basta con l’incubo prescrizione”.
Era Renzi il 20.11.2014. Dopo 17 mesi, lui è ancora lì e la prescrizione pure (120 mila processi falcidiati all’anno). (...)




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