Fabbio, PDL: Referendum trivelle, una faida fra le correnti del PD

by Pier Carlo Lava
L’esito del referendum sulle trivelle è noto a tutti (e il risultato era praticamente scontato) si sono recati al voto circa 15 milioni di italiani corrispondenti al 32,1% degli aventi diritto. 
Infatti il Quorum, così come nelle ultime sette consultazioni referendarie, dal 15 giugno 1997 ad oggi (escludendo quella sull’acqua e legittimo impedimento) non è stato raggiunto perciò il risultato non è valido. Sui votanti il SI vince con l’85% dei voti, un dato a nostro avviso rilevante sul quale crediamo sia opportuno riflettere e fare le relative considerazioni anche alla luce delle imminenti elezioni amministrative e in prospettiva futura quelle politiche. In tal senso abbiamo posto a diversi esponenti politici dei vari partiti, a livello locale, regionale e nazionale la seguente domanda: Quali sono le sue considerazioni sull’esito del referendum e sulle implicazioni politiche in prospettiva”, quelle che seguono sono le loro risposte.
Piercarlo Fabbio, Consigliere comunale e Capo gruppo PDL: Una faida fra le correnti del PD.
Interessava forse a qualcuno il merito del referendum no-triv? Non ne sono sicuro. Sono stato poco alla mia sezione elettorale, ma mi è bastato per comprendere che il tempo impegnato dagli elettori ad esprimere il voto non consentiva loro anche la lettura di un testo peraltro poco comprensibile. More solito. 
In più, nel vero merito, pochi ci hanno pensato ad andare e incomincio ad avere il sospetto che la maggioranza degli italiani abbiano utilizzato la partecipazione al voto per le più disparate ragioni. 
Dal gusto tutto popolare, quasi carnascialesco di disubbidire al Renzi in veste di potente di turno, al tentativo di mantenere intatto un loro diritto, che, se si finisce per sottovalutare continuamente, rischia prima o poi di trovare qualcuno che possa credere che votare sia inutile. 
E di uomini del destino ne abbiamo piena la storia dello stivale, che magari ancora Italia non era
neppure. C’è poi il problema tutto interno al PD di dirimere una faida correntizia che sinceramente – anzi, francamente, direbbe un invecchiato D’Alema – ha animato gli oppositori e non ha risolto per nulla la battaglia interna del partito del Premier. 
Una competizione che è anche un furbesco tentativo di tenere tutte le posizioni dello scacchiere politico all’interno dei Dem, per lasciare spazio zero agli avversari. 

Poco probabile che questo gioco riesca, più probabile che si possa qualificare il tutto come una caciara fra comari, una zuffa da aia primaverile e nulla più. Ma il referendum? Quale? Quello delle trivelle… ah, ma non dovevamo votare altro?

Commenti