UMBERTO SABA, by Maura Mantellino

by Maura Mantellino
Il 9 marzo 1883, nacque a Trieste il poeta, scrittore e aforista Umberto Saba (pseudonimo di Umberto Poli). Morì a Gorizia il 25 Agosto 1957. La sua infanzia fu all’insegna della malinconia e della solitudine, tormentata dalla mancanza del padre. Inquadrare la produzione poetica di Umberto Saba è alquanto difficile, poiché si tenne sempre estraneo alle correnti dominanti del suo periodo e soprattutto la sua attività coprì quasi mezzo secolo. Si presenta come un poeta solitario, sempre fedele alla sua poetica e al suo mondo. Nel 1906 si trasferì a Firenze dove incontrò nei vari circoli letterari Giuseppe Prezzolini e Giovanni Papini. 
Nel 1911 pubblicò a sue spese il suo primo libro di poesie intitolato Poesie. La sua attività fu un susseguirsi di varie raccolte di versi dove si delineano due
caratteristiche fondamentali: la prima è la continua celebrazione del quotidiano, mentre la seconda, come venne definita dal Debenedetti, è l’adozione di ‘parole senza storia’. Nelle sue liriche ritroviamo un  continuo riferimento alla vita giornaliera anche nei suoi aspetti più dimessi. Gli affetti, il mondo particolare di uomini e donne, il comune sentire,  vengono illuminati, anche nei minimi particolari, dal sentire del poeta. Con il passare degli anni, ritroviamo sempre  le tematiche a lui più care, come la tristezza, la solitudine, la malinconia, il meditare sul passato, la completa accettazione della vita in tutti i suoi aspetti. Egli nella descrizione di cose e sentimenti ricercò sempre la ‘parola’ non per la sua suggestione, ma per la sua pregnanza semantica. Come riportò il Debenedetti: “ In Saba la parola è quella domestica, la prima venuta: parole senza storia”. E in essa ritroviamo un sapore di antico , di cose passate. 
Splendide le sue liriche su  Trieste, sugli affetti familiari, i ricordi, il mare, il passato, l’infanzia perduta, il dolore, lo scorrere del tempo. 

Molte
sue liriche vengono percorse da una profonda voglia di vivere che ha i toni e le sfumature di antiche saggezze e memorie. Un’altra caratteristica riscontrabile nei suoi versi è l’attenzione con la quale sono descritti le abitudini e gli atteggiamenti di animali a lui cari: una predisposizione affettuosa, a volte quasi religiosa. Nel 1922 verrà pubblicato il Canzoniere che raccoglie tutta la sua produzione poetica dal 1900 al 1921. Sempre in quell’anno nacque la sua grande amicizia con Giacomo Debenedetti. Nel 1943 incontrò e divenne amico di Montale e di Carlo Levi. Nel 1945 verrà pubblicato l’edizione definitiva del Canzoniere da Einaudi a Torino. Saba vinse nel 1946 il Premio Viareggio per la poesia del dopoguerra, al quale seguirono nel 1951 il Premio dell’Accademia dei
Lincei.
Una delle liriche più belle, a mio avviso, è 
Trieste 
(da Trieste e una donna 1910-1012) 
Ho attraversato tutta la città.
     Poi ho salita un'erta,
     popolosa in principio, in là deserta,
     chiusa da un muricciolo:
     un cantuccio in cui solo
     siedo; e mi pare che dove esso termina
     termini la città.

     Trieste ha una scontrosa
     grazia. Se piace,
     è come un ragazzaccio aspro e vorace,
     con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
     per regalare un fiore;
     come un amore
     con gelosia.
     Da quest'erta ogni chiesa, ogni sua via
     scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
     o alla collina cui, sulla sassosa
     cima, una casa, l'ultima, s'aggrappa.
     Intorno
     circola ad ogni cosa
     un'aria strana, un'aria tormentosa,
     l'aria natia.
     La mia città che in ogni parte è viva,
     ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
     pensosa e schiva.

E ancora 
Dopo la tristezza
Questo pane ha il sapore d'un ricordo,
mangiato in questa povera osteria,
dov'è più abbandonato e ingombro il porto.

E della birra mi godo l'amaro,
seduto del ritorno a mezza via,
in faccia ai monti annuvolati e al faro.

L'anima mia che una sua pena ha vinta,
con occhi nuovi nell'antica sera
guarda una pilota con la moglie incinta;

e un bastimento, di che il vecchio legno
luccica al sole, e con la ciminiera
lunga quanto i due alberi, è un disegno

fanciullesco, che ho fatto or son vent'anni.
E chi mi avrebbe detto la mia vita
così bella, con tanti dolci affanni,


e tanta beatitudine romita!

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