Quando il passato ritorna, by Guido Manzone

Guido Manzone
Come reperti di una archeologia culturale, celati tra le pagine di vecchi libri, emergono dall' orrido e vergognoso disordine della nostra libreria articoli e fotografie del passato. 
Il perchè siano stati messi via e conservati sfugge alla nostra conoscenza attuale, cancellata dall'oblio del tempo. 
Sono scritti per lo più tratti da giornali ormai estinti, come "Il mondo" e la prima versione dell'"Espresso" ,un tempo stampato su fogli quattro volte più grandi di quelli odierni,nonchè "Il Giorno", allora assai seguito quotidiano dell'ENI, che per alcuni anni, prima che venisse silenziato con l'uccisione di Mattei, fu l'unico quotidiano italiano ad avere un respiro europeo. 
Da questi frammenti emerge il ricordo di un'Italia viva ed economicamente vincente, caratterizzata da un'intensa dialettica politica per lo più condotta da intellettuali di qualità, e ciò vale per la sinistra come per la destra, selezionati dal crivello della Storia e dal severo ed efficiente filtro dei partiti. Anche allora allignavano nel mondo politico venditori di pentole e piazzisti della parola dalla facile loquela, ma erano per lo più contenuti nello stretto recinto dei giornali popolari o di quotidiani a bassa tiratura e non bizzarramente elevati alle massime cariche dello Stato. Con evidenza chi comandava era la grande industria del Nord, guidata da storiche famiglie, in gran parte oggi estinte, come  FIAT, Montecatini, Pirelli, Edison, Ansaldo, ecc. nonchè alcune grandi banche guidate
da borghesi illuminati come Mattioli. L'opposizione,  praticamente nelle mani dell'allora Partito comunista, ai tempi il più potente d'Europa, manteneva viva un'intensa dialettica politica e sociale  di alto livello che talvolta sconfinava con scontri di piazza, ma il tutto sotto l'attento controllo di intellettuali di qualità. Mentre la destra traeva la propria forza dalla potenza del denaro, la sinistra controllava gran parte della cultura italiana, dalla letteratura al cinema e ad alcune case editrici. La destra, specie quella cattolica, guidata dalle parrocchie, aveva peso determinante nelle campagne e nelle aree più arretrate del Paese  svolgendo un ruolo fondamentale in periodo elettorale tramite un'alleanza temporanea e strumentale  che  cancellava per l'occasione, in nome della vittoria elettorale, le differenze ed i contrasti culturali inconciliabili tra una visione laica ed una clericale del mondo. Il personaggio,  che riceveva unitariamente le critiche più pesanti per la sua politica sia da parte della sinistra che della borghesia più avanzata, specie legata ai piccoli, ma vivaci partiti Repubblicano e Radicale, era Achille Lauro. Ugualmente criticata era una visione medioevale ancora presente in parte del Paese. Famosa una fotografia in cui ,anzicchè costruire argini dei fiumi come avveniva sempre in Settentrione, in un paese del profondo Sud avevano cercato di fermare le acque portando sulle rive del fiume la statua del locale Santo Patrono. Le prime pagine dei giornali, chiaramente destinati ad un pubblico di un certo livello, erano sempre impostate con un certo sussiego e una certa snobberia culturale. E anche questo sia da destra che da sinistra. Mai, per nessun motivo, avrebbero titolato in prima pagina per commentare una plebea e volgare rissa tra due allenatori di calcio. Le critiche ad Achille Lauro, autentico re di Napoli, che la stampa più avanzata definiva "borbonico", riguardavano la sua visione d'altri tempi della politica ed il suo efficace vincere le elezioni comperando voti, appoggiandosi alla parte più arretrata del sottoproletariato.  In tempo di elezioni Lauro, che aveva una grande disponibilità di denaro, una specie di Berlusconi in anticipo sui tempi, distribuiva agli elettori, che si vendevano per poco, pacchi di pasta e la scarpa destra. La sinistra sarebbe stata data in un secondo tempo, solo in caso di vittoria. Il supporto ideologico era dato dalla squadra di calcio del Napoli, che per primo egli elevò quasi a livello di religione, in cui tramite un "transfert"di massa venivano riposte le speranze di redenzione e di vittoria germogliate sullo sfacelo dei quartieri popolari. A vigilare sul tutto era San Gennaro la cui festa incideva in modo determinante sul bilancio del Comune. San Gennaro aveva anche una notevole importanza sulle estrazioni del Lotto (era in grado di guidare, quando voleva, la mano del bambino che estraeva i numeri),oltre che a far guarire dalle malattie . Pure importante  l'uso strumentale della musica, come evidente momento di apparente benessere, allegria e gioia di vivere e quindi di apparente buon governo. La stessa che oggi si respira tra le plebi affamate del centro America a cultura spagnola e di eventi come il Carnevale di Rio o le feste liberatorie esaltate sino al parossismo che coinvolgono intere città in occasione della vittoria di squadre di calcio facendo dimenticare per un giorno gli irrisolti problemi locali . Siamo coscienti che i frammenti della cultura nazionale d'altri tempi, utilizzati per questo articolo, non sono un valido saggio della storia del Paese non essendo stati selezionati in modo razionale nè con una estensione a campione sulle intere vicende di quei tempi. Semplicemente sono ciò che sono, una minuscola scheggia di un passato giunto fino a noi e, a nostro giudizio, in alcuni casi, ancora presente.




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