“Charlie Hebdo: tutto è tornato come prima”, scrive Marco Travaglio

(Il Fatto Quotidiano) - "Mentre il governo francese ricorda i caduti della strage di Charlie Hebdo sbagliando il nome del vignettista Georges Wolinski (scritto con la y finale) e il settimanale satirico esce con un numero speciale sull’anniversario della mattanza islamista che si portò via giornalisti e disegnatori - scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano di oggi 6 gennaio 2016 -, possiamo tranquillamente dire che tutto è tornato come prima, a dispetto dei tromboni del “nulla sarà come prima”. “Ora siamo davvero soli”, dicono i sopravvissuti in redazione. Lo slogan “Je suis Charlie”, appena 365 giorni dopo, va già coniugato all’imperfetto, “J’étais Charlie”. Tutta colpa, anzi merito della copertina disegnata da Laurent Sourisseau in arte Riss, che ritrae un vecchietto barbuto in sandali e tunica bianca insanguinata che fugge con tanto di triangolo occhiuto sul capo e mitra a tracolla: “Un anno dopo, l’assassino è ancora in fuga”. Il vegliardo è inequivocabilmente il dio di tutte le religioni, in nome (ma all’insaputa) del quale i suoi sedicenti fedeli hanno seminato per millenni, da quando esiste il mondo, guerre e stragi senza fine. Ma grande è la confusione sotto il cielo, e quasi nessuno ha capito la battuta. La Conferenza episcopale francese, così come il presidente del Consiglio francese del culto musulmano, l’hanno
criticata a una sola voce come bestemmia. La stampa italiana ha registrato il doppio anatema come se fosse normale prendersela con una vignetta: ignorando la polemica, registrandola con indifferenza o addirittura schierandosi con i censori."
"Libero ha riassunto bene la nuova tendenza - continua Marco Travaglio nel suo l’editoriale dal titolo “J’étais Charlie” - con un titolo e un commento di rara stupidità: “Se sbagliano Dio noi non siamo più Charlie Hebdo”. Insomma, Riss “se la prende col Dio sbagliato”, ergo “ormai Charlie non è più Charlie” perchè in redazione se la fanno sotto e “optano per l’autocensura”: anziché sbertucciare Allah e Maometto, se la prendono col “Dio ebraico- cristiano”. Ora, a parte il fatto che nessuno sa che faccia abbia il Dio ebraico-cristiano (sempre ammesso che ne abbia una), a questi finissimi teologi sfugge che si tratta dello stesso Dio degli islamici: quello delle tre religioni monoteiste. Ma soprattutto sfugge il senso della battuta. I redattori di Charlie sono notoriamente atei e nessun ateo serio insulterebbe chi ritiene non esistere. Infatti non ce l’hanno con Dio ma con chi, nella loro visione, se l’è inventato per scopi più prosaici e inconfessabili: non pregare e osservare comandamenti, ma acquisire potere, reclutare adepti, fare soldi, scatenare guerre, perpetrare massacri."

"I credenti – ebrei, cristiani o musulmani che siano – non condividono ovviamente l’idea che Dio sia un’invenzione. Ma non possono non condividere il fatto che - il ragionamento di Travaglio -, nella storia, ogni volta che la religione invase il campo della politica e si fece potere temporale, provocò guasti irreparabili in una catena di vendette e rappresaglie e revanscismi che non s’è ancora interrotta. E non parliamo solo delle guerre ebraiche immortalate dall’Antico Testamento, delle crociate cristiane del Medioevo e delle varie declinazioni del Jihad (guerra santa) nei tempi moderni e odierni. Fu un estremista ebraico, nel 1995, a uccidere il premier israeliano Rabin in nome (e all’insaputa) di Dio. E sono spesso fanatici cristiani a sparacchiare qua e là negli Stati Uniti e non solo lì." (...)

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