Il Lupo delle Favole, by Roberto Roverselli

Il lupo è nelle favole, nei racconti e nei libri simbolo di un vivere selvaggio sempre sullo scivoloso confine fra il male assoluto e una libertà anarchica, ribelle e temibile. È il lupo di Perrault che mangia Cappuccetto Rosso, è quello di San Francesco cattivo solo perché affamato ed è quello protettivo di Romolo e Remo. 
In nessun caso è il lupo inteso come animale. Quello, come predatore, lo hanno conosciuto nei secoli soprattutto i primi cacciatori e poi gli allevatori che lo hanno cacciato e scacciato dai territori in cui era signore fin quasi a portarlo all’estinzione.
Se proprio dobbiamo trasfigurare questo animale a simbolo non dovremmo dimenticare, sebbene siano passati 15000 anni, che dalla grande capacità affettiva e dall’attitudine “sociale” del lupo è nato il cane domestico.
Conoscere meglio il lupo e la sua storia può aiutarci a temerlo di meno e amarlo di più. Le prime prede che attirarono l’attenzione di questo grande predatore furono alci e buoi. Queste grosse prede erano si in grado di soddisfare la fame del lupo, ma la loro cattura comportava problemi e rischi. Così, secondo alcuni studi, nacque il branco.
Un branco di lupi può fare paura, ma, come si è detto, è questa caratteristica che lo ha reso poi avvicinabile dall’uomo. Il capo branco che prende tutte le decisioni e comanda su 7 o 8 elementi adulti legati da rapporti di parentela ha generato in
questo animale un forte istinto di appartenenza e grandi capacità affettive.
Il territorio a disposizione del lupo è cambiato e naturalmente quest’animale si è adattato intelligentemente alla nuova situazione. Da cacciatore di branco è tornato ad essere spesso solitario e dal cercare le grosse prede dei bei tempi si è adattato a cercare  topi selvatici e a rovistare nelle discariche.
La psicologia ha spiegato in tempi relativamente recenti da dove provengono le sensazioni che animali come il lupo hanno trasmesso. Jung, parlando delle favole, le ha descritte come un’espressione dei processi psichici dell’inconscio collettivo. Un “inconscio collettivo” che si è nutrito di occhi scintillanti nel buio di una foresta e di racconti fantastici non può che portare alla paura.
Di libri di psicologia che identificando archetipi come il lupo e tolgono all’animale la responsabilità dell’ignoranza tutta dell’uomo ne sono stati scritti molti, ma la diffidenza continua, forse è un po' colpa anche delle favole. 

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