Nel 2015 si sono aperti molti fronti di crisi, ecco cosa ci aspetta dopo Capodanno
Mario calabresi Massimo Gramellini
Caro Massimo, come ti senti alla fine di quest’anno di caos? Aperto e chiuso dalle stragi di Parigi, in cui la parola più pronunciata è stata Isis e abbiamo avuto un milione di migranti che hanno attraversato l’Europa
G.: Caro Mario, ho l’impressione che anche quest’ anno il sentimento prevalente non sia stata la speranza, ma la paura dell’ignoto, che genera insicurezza. Ci stiamo chiudendo. Tu pensi che nel 2016 cambierà qualcosa?
C.: Secondo me il 2016 sarà l’anno delle risposte. Il 2015 ci ha posto tante drammatiche domande: la Siria può tornare ad avere un futuro di pace? La Libia esploderà? Dobbiamo intervenire? E l’Isis può essere fermato? O, ancora, Donald Trump può diventare presidente degli Stati Uniti? E il Regno Unito si staccherà dall’Europa? Tornando all’Italia, le elezioni nei Comuni ci faranno capire se la stella di Renzi si sta offuscando o meno. Resta l’interrogativo principale: ripartiamo o no?
G.: La paura frena la crescita. Per crescere bisogna spendere, ma gli anziani non se la sentono di intaccare i loro risparmi perché immaginano che serviranno per coprire le mancate entrate dei giovani che, anche quando lavorano, percepiscono stipendi che non garantiscono loro l’autonomia. Ricordo
che mio padre iniziò a concedersi dei viaggi - la sua passione - solo quando io fui assunto in pianta stabile da un giornale. Quando vide che avevo un contratto vero, a tempo indeterminato, si sentì autorizzato a spendere quello che aveva da parte. E poi la nostra economia mi pare ancora troppo sbilanciata dalla parte delle rendite invece che del lavoro.
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