by Paola Re
Gentili signori e signore, sul sito web del Comune di Nizza Monferrato (AT) ho visto la pubblicità di questa campagna ambientale
http://www.comune.nizza.asti.it/index.php?option=com_content&view=article&id=809:segnalaci-chi-sporca-la-citta&catid=36:notizie-home-page del tutto condivisibile nel contenuto ma non nella forma.
L’uso dell’immagine del maiale come testimonial della cittadinanza che sporca la città è del tutto inoppurtuna, oltre che di cattivo gusto.
CATCH THE RUDE cioè “acchiappa il maleducato” è certamente un consiglio da seguire ma ACCHIAPPA IL MAIALE, specificato anche in dialetto nicese CIÒPA EL GHÉN, denota una imbarazzante disinformazione sui comportamenti etologici del maiale, disgraziato animale assunto a simbolo della maleducazione.
Il Sindaco Flavio Pesce, l’Assessore all’ambiente (e Vice Sindaco) Giandomenico Cavarino, l’Assessore al Commercio Valter Giroldi, l’Assessore alle Manifestazioni Arturo Cravera, firmatari del manifesto farebbero bene a informarsi a riguardo.
Un maiale non è diverso da un cane o da un gatto: la differenza è solo nello sguardo di chi lo osserva. Come gli animali cosiddetti “da affezione”, anche quelli “da reddito”, così definiti secondo una
squallida categorie merceologica, sono creature intelligenti. Eppure in tutto il mondo è tollerato che miliardi di maiali siano trattati in una maniera in cui non tratteremmo mai i nostri cani o i nostri gatti. La scrofa è una madre amorevole e premurosa. In natura, prima di partorire, cerca foglie o rami per costruire un nido sicuro per i suoi piccoli e dopo averli partoriti, è molto attenta a non schiacciarli, ben consapevole della sua mole. Purtroppo gli esseri umani imprigionano le scrofe negli allevamenti intensivi, le fanno vivere tra fango ed escrementi e soprattutto lontano dai loro piccoli. I maiali sono capaci di una vita di gruppo, comunicando fra loro tramite grugniti, proprio come fanno i cani, abbaiando e giocando. La vita negli allevamenti intensivi, tra dolore e frustrazione, priva questi animali di ogni emozione positiva. Nell’immaginario collettivo, i maiali sono rappresentati come animali sporchi, ma in natura le cose non stanno così e quando si rotolano nel fango è per proteggersi dalle scottature del sole: ecco l’intelligenza che fa loro capire il beneficio dei fanghi, quelli che noi andiamo a fare alle terme. Gli esseri umani distruggono la loro vita, costringendoli a vivere negli allevamenti in cui sono così stipati da diventare pericolosamente aggressivi: viene loro tagliata la coda e vengono limati i loro denti perché la prima reazione che hanno in quell’ambiente è di morsicarsi la coda vicendevolmente. Sono trasformati in vere e proprie macchine per la produzione di cibo e non solo: si dice infatti che del maiale non si butta via niente.
Considerato che dal 2014 il territorio nicese è patrimonio dell’UNESCO http://www.comune.nizza.asti.it/index.php?option=com_content&view=article&id=749%3Ail-territorio-nicese-patrimonio-unesco&catid=36%3Anotizie-home-page&Itemid=1 è deprimente vedere che, tanto è curato il paesaggio, come come poco è curato il linguaggio.
Finché nella testa di certi amministratori ci saranno “esseri umani che sporcano come maiali” ci sarà da lavorare parecchio per istruire quelle teste, oltre che per ripulire l’ambiente dalla spazzatura. La battaglia da affrontare, difficilissima da vincere ma doverosa da fare, è non usare un linguaggio verbale e visivo specista, razzista, sessista, che offenda specie animale e specie umana.
Il linguaggio è parte integrante della cultura e non è mai casuale: veicola informazioni, idee, modi di pensare anche grazie all’uso dei termini carichi di un significato che va oltre il letterale per includere il metaforico. Linguaggio e pensiero si influenzano reciprocamente perché il pensiero si esprime anche attraverso il linguaggio e il linguaggio a sua volta ridetermina il pensiero: rivedere il linguaggio è allora molto importante perché aiuta a generare il cambiamento.
“E’ un fatto di cultura, di educazione, di sensibilità”, come è scritto sul manifesto, tenere pulito l’ambiente ma anche evitare questo tipo di linguaggio. Chi parla male pensa male: se oggetto del suo pensiero sono gli animali, riferirsi a loro con espressioni discriminatorie e speciste è segno di un’arretratezza culturale che diventa sempre più difficile accettare.
Cordiali saluti.
Paola Re
Tortona (AL)

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