Mario Calabresi: Buona giornata, nonostante tutto


Mario Calabresi: Non vi avevo mai scritto di domenica e speravo di non doverlo fare. Ma 129 morti e 352 feriti, di cui 99 molto gravi e la fine della nostra libertà di andare serenamente a cena fuori, a un concerto o allo stadio con i bambini, mi hanno spinto a farlo anche oggi.
Devo raccontarvi di un folle venerdì. Abbiamo rincorso le notizie, ribattuto (come si dice nel gergo) il giornale fino alle due di notte, aggiornato la diretta sul sito senza pausa, spedito a Parigi i nostri inviati. E poi abbiamo ricominciato ieri, cercando di capire. Provando a dare risposta a una domanda: E adesso?
Per questo abbiamo deciso di avere due prime pagine, una per interrogarci e una per raccontarvi cosa è successo.
Alberto Mattioli è andato sulle tracce dei kamikaze della porta accanto, erano divisi in tre gruppi, hanno colpito in contemporanea, sette di loro sono morti, non sappiamo quanti siano in fuga.
Niccolò Zancan ci racconta del passaporto siriano, con il timbro di entrata su un’isola greca il 3 ottobre
trovato vicino al corpo uno dei terroristi. E delle paure che questo scatena nell’Europa che ha assistito al lungo esodo dei profughi.
Domenico Quirico ragiona sui soldati del Califfo, professionisti della morte con la missione di creare il caos.
Maurizio Molinari indaga il messaggio dell’Isis e la strategia della guerra civile in Europa.
Gianni Riotta prova a rispondere alla domanda che ognuno di noi si fa da 24 ore: siamo anche noi a rischio?
Io invece sono tornato indietro di 14 anni, al giorno in cui cominciarono a toglierci l’ossigeno, a privarci della nostra libertà di viaggiare e di scoprire il mondo. Abbiamo perso i pezzi a poco a poco e ci siamo abituati a respirare con un solo polmone, ma è tempo di alzarci e con coraggio recuperare le nostre vite e difendere i nostri valori.
Buona giornata, nonostante tutto
Mario Calabresi

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