Difficile riscatto per i territori di Siria


Pier Luigi Cavalchini Città Futura on-line
Due interviste in territorio di Rojava,  ai massimi livelli… per quanto ora possibile. Una al Presidente del “free territory”, l’altra al locale Ministro dell’Ambiente
Con il giornalista francese Olivier Goujon ho avuto la possibilità di entrare in un territorio praticamente off-limits, quello di “Rojava” costituito da quattro province di circa cinque milioni di abitanti complessivi in quel che una volta era la “ridente Siria”, una lunga fascia che si estende per più di cinquecento chilometri immediatamente a sud del confine turco. Fanno passare solo i giornalisti e “non siriani” in qualche modo garantiti da lasciapassare o missioni particolari.
L’impatto è drammatico: si passa su una chiatta zeppa di persone e masserizie; sosì ci troviamo, io e Olivier, accovacciati su un materasso legato male. Tutti gli altri passeggeri sono siriani sfollati in Irak, che cercano di rientrare nelle loro case, sperando di ritrovarle in piedi. La tensione è palpabile e anche laq freddezza nei confronti di chi – noi – si trova in quell’angolo martoriato di mondo con
taccuino e macchina fotografica. Quello che segue è il resoconto dei due “incontri al vertice”. Inavvertitamente abbiamo rischiato il ridicolo quando si è voluto insistere sulla “raccolta differenziata”… Come vedrete dalla risposta ci è stato chiesto – semplicemente e con un sorriso – di guardarci incontro e di “avere pazienza”. L’avremo di sicuro, anche perche’ Luqman Ahme (il Ministro dell’Ambiente) non ha detto “la vostra domanda non ha senso qui”… ma in modo più intelligente: “lasciateci un po’ di tempo e poi vedrete che anche noi possiamo fare grandi cose nel ‘riciclo’ dei prodotti di scarto”. 
Continua. il viaggio da "Mille e una Notte", nel senso che c'e' molto buio e poca luce, nelle terre dei Parthi e degli Assiri. Passato il Tigri a Semelka, usciamo dall’Irak e siamo nella ex Siria. Qui, anche se i fili volanti sono la norma e le discariche a cielo aperto sono parte del paesaggio, si respira un'aria di riscatto e voglia di vivere che, sinceramente, noi abbiamo perso da mo' . Di sicuro questo è il  miglior modo di rispondere a quei pazzi sanguinari vestiti di nero che fanno di una sbagliata concezione religiosa la loro ragione di vita (...anzi di morte).
Ma veniamo al sodo ...
Rojava. Uniti nelle diversità
Incontro, con l’amico reporter Olivier Goujon,  mr Akram Hesso presidente dell’”Executive council of the Jazeera Canton – Rojava – Syria”. Per questa nuova giornata di lavoro si inizia con un incontro al vertice che vede coinvolto, perfettamente disponibile e bene informato, la massima autorità dei cantoni che costituiscono il “Rojava territory” mr. Hesso.
Alla domanda su come si è arrivati alla situazione attuale di forte instabilità (e povertà diffusa), dichiara: “in conseguenza delle rivolte continue che, alla fine, hanno portato all’autonomia del territorio di Rojava, l’insieme dell’area occupata dalla Syria si è gradatamente svuotata e, a partire dal gennaio del 2014, si è avuta l’opportunità per i tre cantoni di Rojava di procedere in modo autonomo. Sempre di quel periodo è l’inizio dell ‘ “embargo” che riguarda un po’ tutti i confini del territorio: la Turchia e DAESH (ISIS) a nord e a sud, con l’aggiunta di problemi striscianti con i collegamenti con il Kurdistan Irakeno (anch’esso autonomo) e le rimanenti aree lealiste rimaste all’esercito siriano di Bashar el Assad”. Continua dicendo che “questo ha portato ad un forte e progressivo impoverimento del Rojava con conseguenze difficilmente prevedibili. L’”embargo  - secondo Hesso -  è praticamente su tutto”. Infatti fa una lunga lista di materiali e servizi che mancano o che sono stati limitati per forza maggiore: medicine di primissima emergenza, forniture sanitarie di supporto, vari materiali e prodotti l’industria, prodotti edili, materiali e filtri per la depurazione , macchinari di vario genere e prodotti per l’agricoltura e la zootecnia. Se richiesto, alla seguente mail < ekrem-hesso@hotmail.com > , si impegna a dare ulteriori indicazioni in merito, anche rispetto a nuovi contatti con un produttore farmaceutico che, nonostante l’embargo, sta dando una grossa mano alla comunità. Su questo è evasivo, quasi a non voler rivelare il nome del fornitore…noi non insistiamo.
La conversazione scivola lentamente verso la situazione militare con la conseguente necessità di stanziare più del 60 per cento del bilancio complessivo a disposizione in entrata proprio per i servizi di difesa. Su questo punto mr. Hesso è molto drastico: “La Turchia sostiene l’ISIS e l’ISIS scambia con la Turchia un po’ tutto”. Il riferimento va alle autorizzazioni ai passaggi facilitati attraverso il suolo turco di combattenti ISIS diretti in territorio DAESH e all’assistenza fornita per la logistica e la cura dei feriti (specie nel corridoio di Iaraboulus che, praticamente, taglia in due il “Rojava”). Quando poi fa riferimento alla Francia e alla Russia come a due nazioni che stanno aiutando fattivamente il popolo del Rojava territory, sorge spontanea una domanda : “Pare che la Francia abbia bombardato veramente le postazioni Daesh, diverso invece l’atteggiamento russo che, pare, attaccare solo le postazioni dei nemici del presidente Bashar Assad, il gruppo di Al Nusra in particolare…”. Toccato sul vivo, il presidente Hesso risponde immediatamente che AL Nusra e’ strettamente collegata al DAESH-ISIS per cui ben vengano entrambi gli interventi.
Anche su un altro punto si è dimostrato molto chiaro andando a rispondere a più domande che erano gli erano state poste: “Puo’ ancora avere un futuro uno Stato siriano come quello che abbiamo conosciuto fino a qualche anno fa oppure si deve ormai parlare solo e solamente di singoli spicchi di territorio di questo o quel gruppo o etnia?” . La risposta lapidaria “Rojava è parte dello stato di Syria” chiarisce ogni dubbio. Va anche oltre Akhrem Hesso: “Essendo parte della Syria, la nostra sperimentazione democratica, il nostro tentativo di ottimizzare le risorse rimaste e reimpostare completamente l’economia su nuovi criteri, sarà la base per un nuovo modello in Syria; queste innovazioni, infatti, cominciano a dare frutti con la costituzione – e la messa in funzione – di consigli locali ben coordinati e funzionali.  E così via verso gli organi superiori fino all’organo di governo massimo, per il momento piazzato nella città centrale di Amude’ , con i servizi ministeriali decentrati  nella più grande, e vicina, città di Qamislo”.
Continuando sulle questioni riguardanti l’andamento del conflitto, fa presente che “non c’è bisogno di truppe di terra (a questo pensano le varie divisioni legate alle realtà locali del Kurdistan), ma sarebbero molto utili attacchi mirati ed intensificati alle varie postazioni ISIS dall’aria, con uno spiegamento di forze aeree coordinate e ben equipaggiate. “ .  Fa anche riferimento all’indubbio aumento progressivo di uomini che sta registrando ISIS nelle varie aree operative, “soprattutto a causa della Turchia che fa da collettore esterno di volontari DAESH provenienti un po’ da tutto il mondo, con Cecenia, Afghanistan, Algeria, Marocco e Pakistan a dare il maggior contributo esterno”.
Sempre sulla questione di chi è più o meno “vicino” viene fatta una precisazione che va a correggere un’affermazione precedente: “Sia ben chiaro che noi e il Kurdistan irakeno (nord Iraq)) siamo a tutti gli effetti fratelli, o meglio, i due popoli sono  fratelli, ….su chi dirige le cose in Sud Kurdistan ho pero’ delle perplessità”. Ricorda, inoltre, che un discorso simile può essere fatto per gli abitanti (sia turchi che kurdi) della Turchia, ben più sensibili ai problemi rispetto al governo di Ankara.
Quasi a termne colloquio fa presente che è stato attivato un “Ufficio speciale di orientamento delle associazioni e che il TEV-DEM(1) può essere un’ottima risposta ad ogni tipo di disponibilità di collaborazione e di compartecipazione ai progetti,  da qualsiasi Stato provengano le associazioni stesse”. Il colloquio, ispirato a massima cordialità ed amicizia, termina con una richiesta fatta direttamente al giornalista francese Guion per un’intercessione – tramite la rivista “VSD” – per una visita del Presidente francese Hollande in Rojava.
Ancora sollecitato sulla questione del nuovo tipo di Stato e sulla realizzazione di un’autentica democrazia, fa presente alcuni concetti fondamentali a cui è legato: 1. Ogni etnia, ogni gruppo, ogni aggregazione religiosa sarà sempre tutelata per garantirne libertà di espressione ed autonomia (come esempio utile pone quello dei “Cantoni Svizzeri”), 2. Immediatamente dopo l’emergenza militare si porrà mano ad un piano di rilancio sociale, ambientale ed economico ispirato dalla sostenibilità ambientale e dal rispetto dei diritti di tutti (con relativi stanziamenti ). 3. Come consacrazione di questa multipolarità fa presente che si sta superando l’attuale bandiera del Kurdistan, quella col sole grande al centro, per realizzarne una più rappresentativa di ogni cantone, gruppo ed espressione autonoma.
Una combinazione vincente per il Kurdistan: ambiente, turismo, antichità e accoglienza.
La giornata è continuata con miriadi di piccoli incontri e scambi di opinioni sulle questioni più diverse… da Berlusconi , alla nazionale italiana di calcio fino a Matteo Renzi che qui ben pochi (incredibile ma vero) conoscono. Infine sempre con lo stesso gruppo di giornalisti ci rechiamo nel Palazzo del Ministero di Ambiente, Turismo e Antichità , presieduto da un’authority del KESK (Green Party of Rojava Kurdistan) mr Luqman AHME. 
L’incontro con il Ministro Ahme
Dopo le presentazioni di rito si passa immediatamente alle questioni più scottanti ed è proprio mr. Ahme che fa presente che fino al 1960 non esisteva nulla di paragonabile ad una qualche preoccupazione per l’ambiente, ognuno buttava, inquinava, stoccava, abbandonava rifiuti senza nessun tipo di limitazione, tanto meno per l’eventuale inquinamento dell’aria che trovava nella signoria del petrolio (e suoi derivati) a buon prezzo il primo motivo di inquinamento pesante. Cosa peraltro ancora rilevabilissima oggi, con percentuali di ppm (parti per milione) e di pm10 ben al di sopra delle normative europee o americane, percepibili direttamente dal grado di irritazione della gola e dal ristagno di odore di petrolio a cui non si puo’ sfuggire. Su questo, come su altro – purtroppo – la risposta è lapidaria “Sappiamo benissimo qual è la situazione in cui siamo costretti a vivere ma a queste condizioni non c’e’ oggi alternativa”. E, anche qui, viene ricordato il 60 e passa per cento sistematicamente dedicato alla difesa e al potenziamento militare in genere. A questa situazione recente, dovuta alla guerra violentissima con DAESH, si aggiunge l’embargo della Turchia , per esempio per la fornitura d’acqua alla città di Qamislo, interrotto addirittura nel 1990. Le motivazioni erano allora legate, secondo mr. Ahme, alla “necessità di intervenire per indebolire la resistenza dei combattenti kurdi all’esercito regolare turco, visto che questa – la zona di Al Jazeere -  era uno dei retroterra della resistenza”. Da quel periodo si è continuato a cercare di recuperare acqua potabile e per usi industriali nei modi più disparati;  il primo – e alla lunga il più sbagliato – è stato quello di costruire pozzi profondi anche sessanta metri in modo, purtroppo, poco più che artigianale, con il risultato di aver portato l’inquinamento della prima falda superfiale fino alla terza o quarta falda, visto che il sifone di perforazione non era dotato di doppia camera.
Proprio da questo argomento dell’acqua si passa a quello delle sostanze nocive disciolte nelle acque stesse con quantità di pesticidi e concimi al potassio e al fosforo che farebbero saltare ogni rilevatore di un nostro qualsiasi laboratorio. In alcune zone, inoltre, è molto presente (e in aumento) il problema di forti quantità di idrocarburi disciolti nelle acque, situazione difficile da affrontare poiche’ la povera economia di Rojava non può permettersi di chiudere (anche solo per manutenzione) gli impianti di prelievo che, in alcuni casi risalgono agli anni Quaranta dello scorso secolo . Sempre riguardo l’acqua, anche per far fronte alla prevedibile penalizzazione derivante dai nuovi grandi impianti previsti in Turchia nella Valle del Munzur e nella zona di Hasankeif (con conseguente eliminazione di alcuni villaggi e sommersione di buona parte del patrimonio storico artistico di quell’antichissima città ittita) si è deciso l’impegno di fondi del Rojava (senza quindi aiuti esterni di banche o altri contributi) per la costruzione di un impianto idroelettrico di 100 ettari di estensione nella località di Hayaka-Sappha, con previsione di un progetto esecutivo comprensivo di Valutazione di Impatto Ambientale e concomitante impianto di circa diecimila alberi intorno alla diga stessa, divieto di caccia e pesca (con costituzione di un parco regionale specifico) e quanto di meglio sarà possibile mettere in atto. Per noi europei si tratta di una condizione minima, per chi vive in Rojava è . invece, “un primo passo verso un nuovo atteggiamento nei confronti di ambiente e beni comuni”, sempre secondo il dottor Ahme.
La curiosa combinazione di deleghe che compongono le funzioni dell’ “authority” è un altro motivo di curiosità, per noi. Chiediamo “lumi” e anche su questo Ahme è  chiarissimo: “Il nostro obiettivo finale è avere sicurezza, ambiente, aria e acqua pulite, bei posti e buona organizzazione, proprio per incentivare gli europei, i russi, gli americani stessi o chiunque lo vorrà a venirci a trovare qui in Rojava, perche’ sono veramente tante le “cose” che possiamo offrire”.
Richiesto di dettagli sulle “cose” in oggetto, è letteralmente fiorito: “Questo è un territorio, nei soli suoi tre cantoni da noi governati, che ha  - recensiti dall’ONU, tramite UNESCO -  ben 1043 siti archeologici, dal periodo sumero-ittita fino alle prime presenze arabe certificate, quindi fino a metà del VII sec. dopo Cristo.
Abbiamo almeno tre tipologie diverse di costruzione nelle case tradizionali, centinaia di varietà di costumi e di tessuti provenienti dalle tradizioni antiche, attività artigianali di grande livello nella lavorazione del rame, del vetro e della pietra”. “Il tutto – continua - , oggi è ben documentato da fotografie di scavi e microfilm (quando non è possibile conservare altrimenti i materiali) e nostri reperti sono al Museo di Damasco a quello di Erbil , a Soleymania e in molti altri punti espositivi”. Il problema è che l’Authority e’ costretta a tenere segrete le ubicazioni, a spendere denaro per il rinterro e ad aspettare occasioni migliori per la valorizzazione. Viene anche fatto il nome di un illustre studioso italiano , il prof. Giorgio Baccellati che, con la sua equipe, è stato uno degli scopritori del sito degli ARII-MITANNI di Orkhesh (Gire’ Mozan). Anche qui il dott. Ahme si dimstra molto sicuro: “Se ci fosse qualche associazione che ci aiutasse nel riprendere i contatti con le università europee (tre italiane) potremmo cominciare subito un’opera di rilancio”.
Stesso discorso, quello dell’appoggio ad associazioni o ad ONLUS europee, tramite gli strumenti offerti dal TEV-DEM, vale per i piani di avvio della raccolta differenziata nelle principali città di Rojava e nelle informazioni di supporto alla scelta di tecnologie idonee alla trasformazione dei rifiuti in biogas senza aumentare l’inquinamento già presente. Il tutto detto sottovoce e con un sorriso di circostanza, data la condizione di totale disastro attuale, confermato – nel caso specifico – da montagne di scarti di ogni tipo di cui, al momento. Non si sa che che fare.
Ci salutiamo con affetto …e con un impegno , per noi, riguardo la corretta divulgazione delle notizie. Un piccolo contributo alla rottura dell’ “embargo” in atto.



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