Luigi D'Alpaos ancora sulla breccia ... (dei fiumi)


Alessio Antonini Città Futura on-line
Abbiamo già fatto i complimenti ai tecnici e ai dirigenti che hanno reso possibile la costruzione "in quattro conci" dell'arco del nuovo ponte Cittadella costruito sulla base del progetto 1995 dell'arch. Meier, per cui ci sentiamo con la coscienza a posto quando andiamo a richiedere informazioni sullo stato dei lavori complessivi per la messa in sicurezza della città di Alessandria e del suo territorio.  La Consulta delle Associazioni Ambientaliste e di Difesa del Territorio (promossa dal precedente assessore del Comune di Alessandria Gianni  Ivaldi)  sta cercando di organizzare un convegno sullo "stato delle acque" in Comune e zone circonvicine alla presenza, oltre che di tecnici responsabili di settore ed amministratori - del prof. Luigi D'Alpaos . Sarà l'occasione giusta per vedere come vengono spesi i soldi pubblici e come procvede la salvaguardia dell'ambiente dal rischio alluvioni.
In attesa di conferme per questo importante appuntamento pubblichiamo l'intervento dell'amico Antonini  di cui, in concomitanza dell'ennesima crisi idraulica  (questa volta in Calabria) provocata
dall'incompetenza umana, viene eternamente rinnovata l'attualità.
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 Le manutenzioni delle sponde dei fiumi sono state fatte come previsto e le trenta e passa rotture arginali che hanno causato l’alluvione del 2010 sono storia passata. Ma anche stavolta (siamo a fine inverno 2014 , n.d.r.)  il Veneto è andato sotto. «Il maltempo ha messo in luce una criticità diversa rispetto a quattro anni fa - dice l’assessore all’Ambiente Maurizio Conte -. È stato un mese pesante per le precipitazioni e si sta allagando il sistema secondario perché i grandi fiumi sono già pieni». A questo si aggiunge il fatto che i bacini di laminazione, le opere necessarie allo sfogo delle acque in eccesso, sono ancora lontane dalla conclusione.
Gli iter burocratici sono lunghi, i ricorsi all’ordine del giorno e per le prime realizzazioni bisognerà aspettare almeno l’autunno del prossimo anno. Delle undici opere giudicate fondamentali per la salvaguardia idrica del veneto infatti solo cinque hanno già una data di fine lavori, mentre le altre sei sono ancora appese alle procedure di via e alle fluttuazioni dei comitati no bacino che attendono all’angolo ogni ruspa del Veneto. «Purtroppo c’è ancora tanta ignoranza sull’acqua - sbotta l’ingegnere Luigi D’Alpaos, massima autorità veneta in materia di idraulica - e ogni volta che si discute delle opere fondamentali continuano a manifestarsi personaggi squallidi che per una manciata di voti evitano di prendere le decisioni fondamentali in prima persona o le combattono con una visione miope del territorio».
Le opere di manutenzione infatti non sono sufficienti per scongiurare il pericolo delle alluvioni visto che il Veneto, fortemente cementificato e antropizzato, ha ereditato dal passato una situazione non ottimale dal punto di vista idraulico. «I tempi di realizzazione delle opere sono lunghi, sia per questioni tecniche che per questioni burocratiche - continua D’Alpaos - ma rinnovo l’invito già fatto in passato alla Regione di inserire i bacini di laminazione e le opere di mitigazione necessarie nel quadro di una legge regionale che fissi gli obiettivi, i tempi e i luoghi perché in questo paese quando cambia il tempo spesso ci si dimentica di quello che è successo e non si pensa a quello che succederà». Finora infatti i problemi sono sempre stati affrontati uno per volta senza tenere conto delle conseguenze delle singole opere. Per diminuire i rischi di incidente stradale sono state costruite al posto degli incroci rotonde su rotonde. «E una rotonda senza gli adeguati sfoghi per l’acqua attorno - chiosa l’ingegnere - contribuisce a rendere più fragile il territorio».
Non solo. Il patto di stabilità ha ridotto le possibilità di investimento dei Comuni in materia di sicurezza idraulica lasciando vulnerabili le zone considerate a minor rischio (e spesso puntualmente allagate). A sentire D’Alpaos comunque anche i sindaci hanno le loro colpe. «Con il 2010 hanno cercato di chiamarsi fuori - spiega - ma negli anni loro o i loro predecessori hanno fatto pianificazioni allegre che hanno indebolito il territorio ». La mancanza di una legge nazionale come, per esempio l’olandese Deltawerken, il Piano Delta, ha peremesso alle istituzioni territoriale di lavorare in ordine sparso seguendo il vento dei voti, dei soldi e dei comitati. Gli olandesi in meno di quarant’anni hanno costruito tredici dighe e un mini Mose, diventando quasi impermeabili alle possibili inondazioni. «In 50 anni invece noi veneti abbiamo solo parlato e quelli che hanno parlato di più non sapevano nemmeno quello che dicevano», chiude amaro D’Alpaos. Se non altro, i danni dell’alluvione del 2010 sono stati risarciti quasi tutti. Per le oltre diecimila famiglie e aziende andate sotto quattro anni fa sono arrivati 107 milioni di euro. Per le manutenzioni nei Comuni altri 250 milioni. E ora, forse, si ricomincia.
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Viene da chiedere a tecnici ed amministratori...."A quando un <Piano Delta> per il Piemonte"?

Prima pubblicazione  "Corriere Veneto. 28 febbraio 2014"

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