Marco Travaglio: “Frecciarossa, Italia”

“Frecciarossa, Italia” è il titolo dell’editoriale a firma di Marco Travaglio sulle pagine del Fatto Quotidiano di martedì 28 luglio.
Frecciarossa Milano-Roma, ieri. Salgo a Firenze alle 14.04 con due amici e colleghi. Treno semivuoto, solita temperatura polare (Trenitalia non conosce mezze misure fra +50 e -20 gradi: o caldo equatoriano, quando l’aria condizionata non funziona, o cella frigorifera). Entro nella toilette e chiudo la porta, o almeno questa è l’impressione che ho. Ma, proprio mentre inizio a fare le mie cose, la porta si riapre. Non funziona. E vabbè, ordinaria amministrazione. Pigio “Acqua”, ma non viene giù
niente. E vabbè, ordinaria amministrazione.
Mi siedo al mio posto e appoggio il giornale sul tavolino. I piedi mi si incollano al pavimento, dove noto tracce mesozoiche di un liquido nero e appiccicoso. E vabbè, ordinaria amministrazione. Prelevo il giornale, ma anche quello è diventato un tutt’uno col tavolino: stesse tracce preistoriche a presa rapida. E vabbè, ordinaria amministrazione. Arriva la controllora, molto compresa nella parte. Scruta e riscruta sul display del mio cellulare il codice Pnr del mio biglietto elettronico, e con un certo disappunto non trova nulla da obiettare: quel posto è proprio il mio.E vabbè, ordinaria amministrazione.
Quando però tocca ai miei due amici, scopre con malcelato godimento che il loro biglietto (prenotato, come il mio,due ore prima dalla segreteria del giornale) è sì per il Freccia-rossa Firenze-Roma delle 14.04, ma la data è quella di oggi anziché di ieri. Per un errore di digitazione, non si sa se di Trenitalia o della nostra segreteria. Il poderoso apparato informatico sciorinato dal personale viaggiante consentirebbe di correggere la svista con un clicche riposizioni sul 27 il biglietto che segna 28. Invece no. L’aspirante kapò si fa scura in volto e delenca ammende, tariffe, contravvenzioni e supercazzole,per un totale di 189 euro, in aggiunta ai due biglietti già pagati dai due colleghi 90 euro (45+45).
I malcapitati guardano la tipa con aria incredula: “Mica siamo dei furbacchioni che salgono senza biglietto, c’è stato un piccolo errore: com’è possibile che ora dobbiamo pagare il triplo?”. Seguono altre supercazzole a norma di regolamento. Mi intrometto, anch’io poco pratico ma sbalordito. “Ci sarà una differenza fra i portoghesi che tentano di viaggiare gratis truffando Trenitalia e due persone oneste che hanno regolarmente pagato il biglietto ma sono incappate in un refuso del computer”. Niente. Obietto che 189 euro per due biglietti da 90 sono una rapina, specie su treni dove non funziona nulla, e da parte di un’azienda che dovrebbe scusarsi per i suoi, di errori (…).





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