Balduzzi: Globalizzazione, colonizzazioni ideologiche e buona giurisdizione, ritornando sulle parole di Papa Francesco al CSM


Balduzzi: Nella rubrica “L’angolo della speranza” di Famiglia Cristiana è stato pubblicato un intervento di Renato Balduzzi, che si sofferma sulle parole rivolte da Papa Francesco al Consiglio superiore della magistratura durate l’udienza del 13 giugno scorso.
Lo diffondiamo nella versione integrale.
Ufficio stampa del prof. Renato Balduzzi
Caro direttore,
approfitto della sua ospitalità per comunicare ai lettori le mie impressioni sull’udienza di Papa Francesco con il Consiglio superiore della magistratura di sabato 13 giugno.
Non ho vergogna di ammettere di aver anch’io impiegato qualche tempo per assimilare e cercare di comprendere meglio il denso discorso che Francesco ci ha rivolto.
In particolare, mi colpì subito in diretta (anche perché il Papa vi aveva messo un accento speciale, guardandoci negli occhi come egli sa fare), la sottolineatura sulle “colonizzazioni ideologiche”, a
proposito degli effetti meno positivi della globalizzazione.
Richiamo il passaggio esatto. La globalizzazione, ci ha detto Francesco rispondendo a una sollecitazione contenuta nello stesso saluto del Csm, porta con sé aspetti di possibile confusione e disorientamento, “come quando diventa veicolo per introdurre usanze, concezioni, persino norme, estranee ad un tessuto sociale con conseguente deterioramento delle radici culturali di realtà che vanno invece rispettate; e ciò per effetto di tendenze appartenenti ad altre culture, economicamente sviluppate, ma eticamente indebolite” (e questa è una citazione ripresa dalla enciclica Evangelii gaudium)
È a questo punto che Francesco ha menzionato le colonizzazioni ideologiche. Nel discorso di Manila di inizio anno il Papa aveva esemplificato richiamando le culture asiatiche e africane e l’impatto su di esse della globalizzazione, con particolare riferimento al ruolo della famiglia e alla cosiddetta ideologia del gender. Ma qual è il senso, mi sono chiesto, di riferire tutto ciò all’Europa e, per di più, parlando al Csm?
L’interpretazione autentica è venuta dal Papa stesso: “In tale contesto di scosse profonde delle radici culturali, è importante che le autorità pubbliche, e tra queste anche quelle giurisdizionali, usino lo spazio loro concesso per dare stabilità e rendere più solide le basi dell’umana convivenza mediante il recupero dei valori fondamentali”.
Tanto più, aggiunge, che ogni pronuncia del giudice “varca il confine del singolo processo”, perché interessa “la comunità nel suo insieme”.
C’è in queste parole un vero e proprio programma del buon giudice, oltre che un impegno per lo stesso Csm, se vuole essere coerente con ciò che per bocca del suo vicepresidente è stato detto quel mattino al Santo Padre, che cioè i componenti del Csm intendono “ricercare ispirazione e sostegno nel magistero della Chiesa e in particolare nei Suoi insegnamenti”.
Prof. Renato Balduzzi
Membro del Consiglio Superiore della Magistratura


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