Grecia, accordo entro l’11 giugno o si tenta il default controllato (ALBERTO D’ARGENIO)


ROMA – Ad Atene e Bruxelles si negozia febbrilmente, fino a tarda notte. Ma la data da segnare in rosso sul calendario europeo è quella dell’11 giugno. Entro quel giorno i creditori internazionali vogliono chiudere l’accordo con la Grecia. C’è ottimismo sulla possibilità di farcela, anche se gli europei, dopo mesi di flop con Tsipras, hanno preparato due scenari: intesa con gli ellenici o default controllato (per evitare il terzo e più preoccupante: la Grexit). Nel caso la Grecia verrebbe sigillata, anche per un paio di anni, pur di farla rimanere nell’euro.
Lo scenario più accreditato dai politici e dai tecnici in questo momento è quello dell’accordo. Lo stesso ministro dell’Interno, Nikos Voutsis, ha parlato di possibile intesa spiegando che la Grecia «potrebbe posticipare di un anno alcune misure anti-austerità ».
Ieri Tsipras ha ricevuto per sette ore la sua squadra di negoziatori per fare il punto su una trattativa di fatto ripartita dopo il vertice di Riga tra lo stesso premier greco, la Merkel e Hollande. «I due leader – spiega una fonte dentro al negoziato – hanno rassicurato Tsipras facendogli capire che anche loro
vogliono un accordo, basta trovare un minimo comune denominatore che permetta a tutti di venderlo alle proprie opinioni pubbliche». Il problema è soprattutto di Tsipras, che deve ottenere il consenso dell’ala sinistra di Syriza, ma anche degli altri: la Merkel, ad esempio, sul nuovo prestito ad Atene dovrà incassare il voto del Bundestag. Nelle prossime ore i tre potrebbero avere un nuovo summit, questa volta telefonico. Senza accordo la Grecia a fine giugno andrà in default, non sarà in grado di rimborsare i debiti all’Fmi e di pagare pensioni e stipendi. L’intesa permetterebbe invece ad Atene di incassare 7,2 miliardi, l’ultima tranche del secondo piano di salvataggio di Ue-Bce-Fmi. Dopo l’estate si inizierebbe a negoziare il terzo piano, questa volta con più flessibilità, per risolvere una volta per tutte la crisi greca. I creditori sperano di chiudere l’accordo entro 12 giorni. Da un lato l’Fmi è pronto a concedere ai greci di pagare tutte e tre le tranche di rimborsi di giugno a fine mese, dall’altro le capitali europee vogliono portare l’accordo a Bratislava dove l’11 giugno si riuniranno gli sherpa dei ministri dell’Eurozona. Sarebbero loro a mettere il sigillo tecnico all’accordo tra ex Troika e greci in modo di concedere una settimana a Germania, Finlandia e Malta per far votare i loro Parlamenti sull’intesa che verrebbe poi chiusa dai ministri delle Finanze dell’Eurogruppo il 18 giugno al Plateau Kirchberg, nel Lussemburgo. Se il calendario dovesse slittare, tenere a bada i mercati e gli animi dei negoziatori sarebbe sempre più difficile. Ad ogni modo c’è ottimismo, dal vertice di Riga i greci si sono messi seriamente al lavoro allungando i tempi per avvicinare l’Eurozona al precipizio del default e spuntare condizioni migliori. Anche le ultime bordate del Finanzminister Schaeuble e della Lagarde vengono lette dagli addetti ai lavori come sortite negoziali. Al momento si tratta su tutti i punti del pacchetto di misure chieste ai greci in cambio dei soldi, ma le distanze si sono avvicinate su surplus di bilancio (dal 4,5% al 2,5% circa) e fisco (aliquote Iva, lotta a corruzione ed evasione). Le parti restano lontane su riforma delle pensioni (ma si ipotizza il rinvio in cambio di misure compensative), riforma del lavoro e riassunzione dei dipendenti pubblici licenziati.
Allo stato attuale, però, nessuno si sente ancora di escludere il default, le cui conseguenze di medio periodo sono imprevedibili. Per questo chi nelle capitali e a Bruxelles lavora allo scenario peggiore ipotizza un “default controllato”, ovvero il fallimento con Atene che però non lascia la moneta unica in favore della dracma per non affondare il principio dell’irreversibilità dell’euro. A quel punto scatterebbe il blocco della circolazione dei capitali, la Grecia verrebbe finanziariamente isolata anche per due anni in modo da evitare l’ultima e definitiva fuga di capitali. Ad Atene i pagamenti interni avverrebbero con una valuta parallela, le sue banche finirebbero sotto il diretto controllo della Bce che ne eviterebbe il crollo. Francoforte potrebbe aumentare la portata del Qe per ammortizzare la botta nel breve periodo. E si lavorerebbe ad un nuovo piano per far resuscitare la Grecia. «Ma questo – ripetono da tutte le Cancellerie – è uno scenario che nessuno vuole».
Da La Repubblica del 31/05/2015.

Commenti