Energia: quando lo spreco è di Stato


by Guido Manzone Città Futura on-line
13 miliardi di euro! Cos'è questo dato economicamente terrificante, difficile persino a comprendersi nella sua reale dimensione finanziaria per l'italiano medio? E' forse il bilancio di uno Stato minore come l'Albania o il destabilizzante debito della Grecia? E' semplicemente quanto ogni anno viene aggiunto alla bolletta elettrica complessiva degli italiani per compensare gli "incentivi"riconosciuti dallo Stato ai produttori privati di energie da fonti rinnovabili, come il fotovoltaico,il geotermico ,l'eolico ed il termodinamico. Metodi di per sè assai validi per produrre corrente elettrica purchè avvenga a prezzi competitivi,o quantomeno di poco superiori a quelli di mercato. In questa nostra Italia, che crede nei miracoli e non nella scienza,le cose non sono andate proprio così. Le vicende delle energie alternative italiane ebbero inizio anni fa quando un signor Nessuno, eletto a Matera,  ebbe,tra gli applausi generali di chi era al governo, la bella pensata di frammentare la nascente produzione di energia da fonti rinnovabili, in migliaia di micro impianti appartenenti ad improvvisati ed incontrollabili produttori privati. L'energia prodotta sarebbe poi stata comperata dall'ENEL ad un prezzo altissimo,completamente fuori mercato,e redistribuita dallo Stato ad un prezzo di gran lunga più basso di quanto l'aveva pagata. Per giustificare
l'intera operazione, economicamente demente, si disse che bisognava farlo per stimolare e ricompensare l'iniziativa privata entrata alla grande  nel novello affare. Ad onor del vero, anche all'estero avevano fatto così, ma con una differenza:il vantaggio economico riconosciuto al privato era di gran lunga inferiore a quello praticato in Italia. Fu così che il costo delle energie alternative finì scaricato sulla bolletta elettrica pagata dagli italiani. Secondo gli analfabeti che gestivano il nostro Paese, il tutto fu considerato un notevole risparmio per lo Stato che, in tal modo  non spendeva un euro, come se gli italiani fossero stati abitanti di un'altra nazione. Si ottenne così il nefando risultato  che il prezzo dell'energia italiana è oggi del 20% più alto che nel resto d'Europa. Non occorre essere laureati ad  Oxford per capire quanto ciò abbia inciso e stia incidendo negaticamente sulla  economia del nostro Paese e come il surplus del costo dell'energia ricada negativamente sul potere d'acquisto delle famiglie e sulla competitività della nostra industria,grande consumatrice di settore.   Poichè l'Italia è anche un paese di furbetti, la polverizzazione incontrollata degli impianti di produzione di energia alternativa finì come era prevedibile finisse. Dopo anni di libertà assoluta, quando finalmente la Guardia di finanza si decise a verificare i novelli impianti   privati, si scoprì che alcuni erano "tarocchi", fatti di cartone ,legno ed altri materiali similari e l'energia che fingevano produrre era la stessa  dell'  ENEL  che occultamente spillavano dalla linea di distribuzione normale e rivendevano allo Stato citrullo a prezzo maggiorato. Su 2354 impianti controllati ben 183 avevano qualcosa che non andava. E almeno a questo spreco si è finalmente rimediato recuperando ben 500 milioni di euro, prima finiti in sovvenzioni ai falsi produttori. Non è stato eseguito invece alcun controllo sulla produzione di metano da rifiuti ed utilizzato per alimentare grandi motori a scoppio uniti a dinamo per la produzione di corrente elettrica. Se l'avessero fatto si sarebbero accorti che in molte zone d'Italia, per scarsità di rifiuti organici rispetto al numero eccessivo degli impianti di settore,sorti come funghi dopo la pioggia negli anni passati, per alimentarli lo scorso anno (2014) si è utilizzato il mais tagliato poco prima della maturazioneI, fusto e pannocchia compresa. Nell'alessandrino le piante di mais,destinate a questo ignobile compito ,venivano   pagate 4-5 euro al quintale ossia un quinto del prezzo di un quintale di mais in grani (20 euro).  Se si tiene conto che per produrre il mais occorre arare, seminare, erpicare, concimare ,bagnare per giorni e giorni (utilizzando sementi selezionate ad alta resa e se non si irriga in continuo non cresce nulla) per poi,dopo avere tagliato il tutto, produrre  metano da fermentazione, le calorie energetiche che se ne ricavano costerebbero assai meno se si otteressero se si bruciasse come combustibile  direttamente della carta moneta. Proprio per evitare gli sprechi, e non farsi truffare dal primo furbetto di passaggio,nei paesi civili come la Germania il prezzo pagato ai produttori per gli ultimi impianti solari è di 8,48 centesimi di euro al kilowattora. Ma nei paesi arabi,a Dubai,hanno fatto ancora meglio pagando prezzi di acquisto dell'energia solare di 5,98 centesimi di dollaro al kilowattora. L'altissimo prezzo riconosciuto in Italia ai produttori privati,del tutto fuori mercato, ha fatto sì che il nostro Paese sia il primo al mondo per la produzione di settore con costi sempre più inaccettabili per i bilanci dello Stato. C'è però una cosa che non si riesce a capire poichè non trova una giustificazione razionale: come mai gli impianti solari  che funzionano con la luce e rendono in Val Padana, zona nuvolosa anche in estate, dal 30 al 40% meno che in Sicilia e siano assai numerosi proprio in zone come l'alessandrino mentre mancano quasi del tutto nelle aree del sud enormemente più luminose. Ci sarà un motivo?Ma noi non siamo riusciti a capirlo. Abbiamo solo fatto delle supposizioni,che teniamo per noi non avendo per il momento potuto verificarle.







Commenti