La Guarigione, by Marco Candida


Marco Candida: Una "lettera" di Guido Tedoldi sul mio romanzo "La guarigione" Edizioni Zona.
Ho scritto una lettera a Marco Candida, dopo aver letto il più recente romanzo da lui pubblicato («La guarigione», Editore Zona, 2015, pp. 190). Gli ho scritto una lettera, e non una recensione, spiegandogli i motivi. La rendo pubblica a qualche giorno di distanza.
Ciao Marco,
ho terminato di leggere il tuo ultimo romanzo «La guarigione». Me l’avevi presentato come una storia sull’amianto, ma dentro ci ho trovato soprattutto altro: rapporti umani in pieno e continuo divenire. L’amianto c’è, in effetti, ma mi è sembrato quasi un pretesto per mostrare un uomo malato e la sua guarigione impossibile (secondo le statistiche mediche correnti, perlomeno). Quella malattia poteva essere provocata da molte altre sostanze, oppure accidenti della vita moderna: le esalazioni del traffico, i campi elettromagnetici dei computer, qualche veleno chimico sciolto nelle falde acquifere, cose così.
Hai scelto l’amianto, e va bene, ci sta.
Ehm, mi sa che ti devo una spiegazione per la scelta di questo canale di comunicazione. Scrivo queste impressioni sul tuo libro sotto forma di lettera, invece di recensione ortodossa, per il motivo che la forma della recensione mi pare sia da superare. Come quasi ogni strumento, la recensione libera energie retoriche e consente di arricchire i discorsi... ma costituisce anche una gabbia di regole all’interno della
quale si rischia di rimanere chiusi. E insomma, in questo caso mi sembrava che la chiusura fosse più della liberazione.
Poi c’è un altro motivo. «La guarigione» è meno un’opera compiuta e finita, e più una tappa di un cammino di scrittura in pieno svolgimento. Nella colonna di destra della homepage del tuo blog hai inserito una sintesi della tua carriera letteraria, in cui spiccano 7 romanzi pubblicati oltre a numerosi testi d’altro tipo tra racconti e interventi critici. Di questo materiale ho letto un po’, sebbene non tutto, ma se dovessi riconoscere un testo come scritto da te avrei delle difficoltà. Cioè, di quello che ho già letto mi ricorderei, e perciò potrei dire che è tuo. Ma leggere ex novo e sapertelo attribuire, ecco, non so se riuscirei.
Intendiamoci, non si tratta di una caratteristica negativa. Saper padroneggiare diversi stili espositivi e diversi registri (sia narrativi sia saggistici) è anzi indice di competenza e mestiere. Quel che mi sembra di notare è che non hai ancora scelto. Nella gran varietà del possibile stai ancora cercando quel che ti piace di più, o che permette di dare maggior precisione al tuo discorso. (Oppure stravedo io e hai già trovato tutto – nel qual caso sto sovrainterpretando, e sbagliando).
Anche se, in effetti, c’è una caratteristica che contraddistingue la tua scrittura: vai spesso lungo. Lungo come David Foster Wallace, per girare e rigirare intorno ai concetti fino ad aver esaurito la loro carica mitopoietica. Lungo come Stephen King, per trarre il maggior divertimento possibile.
Di Stephen King, peraltro, abbiamo parlato di persona... e a lungo, ovviamente. In «On Writing», uno dei manuali di scrittura che ha disseminato nel tempo, il Re ha insistito sul concetto che gli scrittori scrivono. Il che potrebbe sembrare scontato, ma se si guardano le carriere di tanti (c’è chi ha pubblicato un solo libro in tutta la vita, a prescindere dal successo di vendite) non lo è affatto. Ebbene tu, Marco, sei uno che scrive tanto. Se non sei ancora arrivato a una definizione formale, c’è da aspettarsi che non lascerai perdere. E va bene così.
Torno a «La guarigione». Caratteristica della vicenda che racconti è il ribaltamento quasi completo che si opera tra l’inizio e la fine, ribaltamento che coinvolge praticamente tutti i personaggi. Chi entra in scena malato, ne esce sano; chi entra simpatico, ne esce odioso; chi entra ateo, esce con almeno qualche dubbio spirituale; chi entra accusando, e pensando di avere motivi solidissimi per il suo accusare, esce con la fedina morale non più irreprensibile; eccetera.
Primo livello di lettura: questo romanzo è uno specchio e fa ciò che fanno gli specchi: rilanciare un’immagine (ma ribaltata su un asse) di quello che ricevono.
Secondo livello di lettura: non succede così anche nella realtà? Perlomeno, quel certo tipo di realtà che si può leggere sui mass media? Quante volte è capitato di conoscere dalla tv e dai giornali un personaggio dichiarato ladro dai primi inquirenti, poi dichiarato onestissimo dai suoi avvocati, poi però condannato in primo grado, poi assolto in secondo, poi ricondannato in cassazione, poi assolto da nuovi elementi raccolti dal ris di parma, poi considerato dubbio alla luce di rivelazioni di un lontano parente compromesso con la mafia ma fuggito in un paradiso fiscale...?
Domande, domande. Riposte poche. Promesse.
Ciao
Guido
La risposta di Marco Candida
Marco Candida: (Devo rispondere a Guido. Il protagonista del romanzo è ammalato di mesotelioma pleurico e ha lavorato come operaio per ventisette anni alla Pirelli. Il legame amianto e mesotelioma non è arbitrario. Tra l'altro il protagonista, Alessio Petyx, ha in corso una causa di risarcimento danni, come tanti operai e addetti nelle sue condizioni. Quanto allo stile, la varietà dei registri stilistici in tempi di postmodernismo non è più nè un bene nè un male. Quando ho scritto i primi tre romanzi avevo una voce mia e solo mia. Questa voce torna in un altro romanzo inedito - uno stralcio del quale trovi su Il primo amore. Per gli altri romanzi (eccetto uno, pubblicato solo in e-book, dove la voce torna) ho scelto uno stile meno "mio". Perché? Perché quelle storie non parlano di me stesso, ma di altri. Con un motto, perciò, posso dire: uso la mia voce per le mie storie e un'altra voce per le altre storie. Verino Lunari, Michele Astrini e i protagonisti dei miei pirimi tre, quattro romanzi hanno storie molto simili alla mia, potrebbero benissimo essere la mia storia; il Daniel Marino de Il ricordo di Daniel o la Connie Ombrini de Il bisogno dei segreti hanno storie differenti. Io non sono Alessio Petyx. E' un altro rispetto a me, perciò non posso usare la mia voce per raccontare la sua storia. Essendo quella di Alessio una storia per tutti uso uno stile per tutti)

Commenti