Sono molti anni che ripeto che l’Italia non è una democrazia ma un’oligarchia che negli ultimi anni ha assunto anche la connotazione di dispotica, prima cioè ci si sforzava di occultare il fatto che si trattasse di un’oligarchia, ricorrendo alla parvenza di democrazia coi suoi rituali esteriori e la complicità mediatica e soprattutto evitando di esagerare nello sfruttare i privilegi e nell’ostentazione del potere e della ricchezza. Ultimamente è divenuta più sfacciata, l’oligarchia è ormai ai massimi livelli di protervia, forse perché ha constatato la passività ed ignoranza degli italiani, che non faranno mai massa critica per cambiare le cose e quindi hanno acquisito la sicurezza di poter continuare impunemente, anche con minor prudenza e riservatezza e quindi consolidano poteri e privilegi in maniera persino ostentata e
spregiudicata.
Vi cito un solo episodio che è assai significativo e poi vi rimando ad un altro che potrete visionare.
Recentemente si sono festeggiati i 50 anni di attività di Armani. Più che giusto. Ovvio che vi abbiano partecipato le massime autorità dello stato e le persone più influenti della società italiana (establishment). Ovvio che abbiano dovuto prendere misure di sicurezza, solo che in un paese civile, “democratico”, diciamo “normale”, lo avrebbero fatto diversamente, in maniera meno rozza, prevaricatrice, autoritaria, invadente, fastidiosa, arbitraria. Per farla breve e per rendere bene conto della brutalità ed assenza di capacità organizzative e rispetto per la società civile di questi despoti di limitata capacità mentale e dotazione culturale, mi limiterò a dire che l’intero quartiere milanese dov’è collocata l’attività di Armani e dove si svolgeva la festa è stato blindato, una specie di riunione dei G8 in scala ridotta.
Gli abitanti non sono stati minimamente informati, in alcun modo, non sono stati neppure appesi degli avvisi. Semplicemente se qualcuno doveva rientrare dal lavoro o dall’aver fatto la spesa non poteva accedere alla sua casa, doveva parcheggiare l’auto a km di distanza e poi doveva attendere che finisse la festa ed i cortigiani di stato, ancelle, maggiordomi e parassiti vari se ne tornassero a casa coi loro autisti e la scorta.
Lo so che sembra una boutade, un testo di qualche film di fantapolitica, ma vi assicuro che è accaduto sul serio. Chiedetelo ai milanesi. Di punto in bianco si sono trovati con una di quelle scene tipo CSI scena del crimine, con i nastri di segnalazione rosso bianchi a perimetrare l’area ed i poliziotti ad impedire l’accesso. A nulla valevano le rimostranze degli abitanti, il mostrare i documenti che attestavano l’indirizzo di casa, riferire che in casa ci fosse qualche anziano da assistere … gli ordini sono ordini, nessuno deve passare, e non esiste ordine più iniquo e demenziale del “non lasciar passare nessuno”, ultima risorsa e prepotenza per sopperire all’assenza di organizzazione. Cosa importa dell’abuso sulle vite private di poche centinaia di insignificanti persone rispetto ad un evento di cui hanno parlato tutti media mondiali e che rende così fiero il nostro paese. Penso che i milanesi del quartiere abbiano gioito per una festa così popolare e condivisa socialmente, il classico esempio di iniziativa “bottom up”. Persino nel medioevo i despoti si sarebbero comportati meglio, se non altro con paternalismo.
Nell’epoca attuale non credo si siano neppure posti il problema del disagio arrecato e degli abusi commessi nelle vite private dei cittadini, troppo indaffarati a farsi riprendere dalle telecamere e rilasciare qualche fondamentale intervista.
In un paese minimamente civile e leggermente più democratico avrebbero fatto pervenire una comunicazione ad ogni abitante per informarlo dell’evento e per scusarsi per i disagi arrecati, fornendo tutte le indicazioni per ridurre al minimo la limitazione della libertà personale di movimento e di accesso alla proprietà, e sicuramente non ci sarebbe stato il divieto assoluto di accesso all’area, ma ci sarebbe stata una selezione e quindi un controllo da parte della polizia. Ma siamo in Italia. Le cose si fanno all’ultimo momento ed alla carlona. Intanto non ci sono mai responsabili che ne rispondano.
Il secondo esempio che vi propongo a dimostrazione di come non esista democrazia ma solo oligarchia dispotica, non solo in Italia ma nell’Unione Europea, riguarda un breve video proveniente da Pandora Tv, nel quale una dinamica e molto competente europarlamentare del M5S rivela l’assoluta assenza di trasparenza e di accessibilità alle informazioni sulle trattative in corso tra UE e USA a proposito del famigerato e top secret TTIP, Il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (in inglese Transatlantic Trade and Investment Partnership, TTIP). Tanta segretezza è dovuta esclusivamente alla difesa degli interessi delle multinazionali americane e di quanto siano compromessi i burocrati europei con esse, tenendo all’oscuro la popolazione europea, che se ne fosse informata un simile trattato non passerebbe mai. Dovranno faticare e mistificare parecchio per riuscire a farlo accettare agli ignari ed ignavi cittadini europei, ma con la complicità di tutti media mainstream ambiscono di farcela.
Tiziana Beghin, europarlamentare del Movimento cinque stelle, spiega come il TTIP sia tenuto segreto. A Bruxelles rigide regole di consultazione e accesso parziale a un trattato che rischia di modificare per sempre le nostre vite quotidiane.
Intervista di Nicola Alberi, Supervisione editoriale Adolfo Marino, Editing Santiago Martinez de Aguirre, Musica "Eighty's Skyline"
Public domain su licenza Creative Commons
Una produzione Pandora TV - 2015
Cav. Dott. Claudio S. Martinotti Doria

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