L'amore che ti meriti di Daria Bignardi


by Maria Cristina Pesce
Un titolo che lascia spazio a molte interpretazioni e un  romanzo, un giallo che non ha la struttura del classico giallo. Una storia narrata a due voci. Un mistero, una giovane donna alla ricerca della verità e di radici perdute, un giovanissimo congiunto scomparso, il rapporto simbiotico tra due fratelli adolescenti e quello conflittuale tra madre e figlia, la storia di una buona famiglia con i suoi scheletri, questi alcuni degli ingredienti de L'amore che ti meriti di Daria Bignardi. Diverse le tematiche all'interno del romanzo, storiche, generazionali, la droga, l'appartenenza ma é sopratutto l’amore le fil rouge del romanzo, nelle intenzioni, nelle azioni e nelle parole, l’amore nelle sue diverse declinazioni, tra genitori e figli, tra uomo e donna, nell’amicizia e nella sua duplicità, nel bene e nel male, nella creazione e nella distruzione che il sentimento genera.
Non apprezzo la giornalista come intervistatrice televisiva ma é gradevole e accattivante la sua scrittura e quest'ultima sua produzione é assolutamente superiore alle precedenti. Si percepisce la sensibilità
dell'autrice e un'intensa partecipazione  affettiva alla sua terra, a Ferrara, agli antichi palazzi, come lo splendido Palazzo del Diamante, alle piazze, alle “strade lastricate di ciottoli lucenti,... di una bellezza malinconica e composta, solitaria”.

Una città di provincia dalla vita apparentemente sommessa e sonnecchiante, con le sue tradizioni, i suoi ritmi, i suoi punti d'incontro, la sua nebbia ma anche i suoi segreti. Ed  é  da questa città emiliana che si dipana la trama e la ricostruzione della memoria di un passato, di un puzzle i cui tasselli, uno per uno, andranno al loro posto.
Alma, una delle due voci narranti, é una professoressa universitaria, colta e amatissima dai suoi studenti, schiacciata dal pesante fardello di essere la causa della scomparsa del fratello e del suicidio del padre. Una donna che cela il suo dolore e i suoi sensi di colpa da oltre trent'anni “Ho rovinato tutto e mi merito l'inferno che ho vissuto istante per istante”. Una sofferenza e un segreto mai condiviso con lo schivo marito e la figlia e che solo quando comprende che Antonia è ormai matura e forte per affrontare la verità, gliela rivela.
Antonia (Toni),l'altra voce narrante, é una giovane scrittrice di gialli, quando la madre  le svela la scomparsa dello zio, decide di andare nella città estense sulle sue tracce “ per aiutare mia madre, è ancora convinta che sia colpa sua, dopo tutto questo tempo”, alla ricerca della verità ma anche per ridare ad Alma un po' di serenità “i segreti ti rendono più forte ma anche solo. Fanno soffrire soprattutto chi li porta”.
Una figlia che comprende in pieno il carico che la madre si é portata sulle spalle per tutta la vita “Non sa cosa sia la leggerezza. Non è una persona pesante, è solo intensa. Concentrata. Profonda.”
Ma torniamo indietro di trent'anni. Una 'buona' famiglia, unita, i figli, Alma e Maio, sono due adolescenti, legatissimi, curiosi e avidi di vita e di esperienze, lui più influenzabile, dipendente da quella sorella che decide insieme ad alcuni amici, nell’incoscienza e nell’audacia dell’età e dell' atmosfera trasgressiva degli anni'70, di provare, l'eroina. Ma se per Alma rimane un episodio circoscritto, per lui  più fragile inizia la dipendenza dal “male”.
Una dipendenza che distruggerà la famiglia, incrinerà il legame tra i due fratelli, fino alla scomparsa di quest'ultimo, a cui, dopo pochi mesi, seguirà il suicidio del padre e dopo poco la morte della madre, lasciando Alma in uno stato di stordimento totale. Sola, confusa  intreccerà  anche un legame con un malavitoso.
Toni nella città ferrarese inizierà le ricerche a ritroso nonostante la polizia fosse, a suo tempo, arrivata alla conclusione che Maio con molte probabilità avesse fatto la stessa fine di due ragazzi che la notte della sua scomparsa erano morti per un’overdose. Bello il raffronto che farà tra Bologna, solare e aperta e Ferrara, ovattata e riservata.
Nella città delle sue radici conoscerà l'enigmatico e affascinante commissario, Luigi D'Avalos,  la fidanzatina dello zio, Michela  e  Lia, un’anziana elegante signora che abita ancora nei pressi della loro casa, da trent’anni abbandonata dalla madre e mai venduta. Sarà proprio Lia che a poco a poco le rivelerà la storia del nonno e dei suoi  bisnonni.
La conclusione però lascia un pò di amaro in bocca come  pure l'impressione che non sia stata sviluppata come poteva essere, ma la lettura è accattivante, scorrevole e si snoda in capitoli che diventano sempre più incalzanti sino a tracciare il quadro finale.
Una scrittura femminile ma senza fronzoli, asciutta, introspettiva, dai toni che passano dalla leggerezza ai toni sofferti ma che sa disegnare molto bene i profili dei personaggi, anche psicologici, e ne coglie la solitudine esistenziale, i sentimenti, il dolore “ Il mondo é pieno di dolori. Perché alcuni lo sopportano e altri no?”   

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