Si
può fare un'intervista storica simulata? Si può tentare... e questo è il
risultato!
OPINIONI
- Giusto ieri, Festa della Donna, discutendo sul ruolo delle donne nel
Medioevo, periodo meno buio di quanto si pensi, mi è venuta in mente Adelaide
di Borgogna, figura chiave nella storia d’Italia, d’Europa ed anche del nostro
territorio: ecco l’intervista che, potendo viaggiare nel tempo, le avremmo
voluto fare nell’anno 999, nel Monastero di Selz, in Alsazia, dove si era
ritirata negli ultimi anni di vita.
Adelaide
di Borgogna, figlia di Rodolfo re d’Italia, moglie di Lotario re d’Italia e poi
di Ottone I Sacro Romano Imperatore, madre di Ottone II e nonna di Ottone III
entrambi Imperatori: come vi posso chiamare?
Adelaide.
Nel 937, dopo la morte di mio padre, sono stata promessa a Lotario, figlio di
Ugo re d’Italia nuovo marito di mia madre, ricevendo in dono terre in quello
che oggi chiamate “basso alessandrino”. Lo sposai, ma poco dopo Berengario,
marchese d’Ivrea, sconfisse Ugo e fece prigioniero mio marito, che nel 950
morì: per cause naturali, dissero. Rifiutai il matrimonio con Adalberto, figlio
di
Berengario: sposai invece Ottone I di Sassonia con il quale, nel 962, tornai
in Italia per diventare Imperatrice.
Non
vi siete sentita oggetto in mani altrui?
Avrei
potuto fare altrimenti? Ai miei tempi l’obiettivo di tutti, donne e uomini, era
uno solo: sopravvivere. Chi viveva nelle campagne poteva essere ucciso dai
banditi, chi abitava le coste, rapito dai pirati e venduto come schiavo, e
spesso neppure le sacre mura di chiese e conventi bastavano come riparo. Chi,
come me, viveva nei palazzi del potere, rischiava ugualmente: non c’erano
elezioni, l’alternanza nei posti di potere avveniva con spargimento di sangue
ed uso di veleno.
Ma
voi siete riuscita a cambiare qualcosa?
Ci
ho provato. Acconsentii al matrimonio di mia figlia Emma con Lotario re di
Francia, ed a quello di mio figlio Ottone II con Teofane, figlia di Romano II
Imperatore d’Oriente, per unire le più importanti monarchie cristiane.
Purtroppo la Francia non ci seguì, Ottone II morì troppo giovane, Ottone III
non ha la tempra dei suoi avi e mio nipote Enrico di Franconia non riesce a
farsi accettare qui in Italia: ogni mio sforzo sembra destinato a fallire.
Cosa
lasciate in eredità, quindi?
Le
mie terre, quelle che ho ricevuto in dono nel lontano 937, e che ho donato al
Monastero del Salvatore di Pavia. L’abate mi ha scritto pochi mesi fa,
informandomi che, nel mezzo della foresta, ora ci sono quattro nuovi
insediamenti: “Basiliutiam, Frisinariam, Pastorianum et Rivum Cervinum”. Stanno
pensando di costruirne un quinto, in direzione del fiume Scrivia, una “curtem
novam” che nel nome contiene già un auspicio: una nuova epoca di pace, dopo
quel secolo di sangue nel quale ho vissuto tra i pericoli e che ora, qui in
monastero, mi appresto a lasciare.
9/03/2015
Andrea
Scotto - redazione@alessandrianews.it

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