Non
so se Erri De Luca ha bisogno
della mia solidarietà. Penso di no, perché uno che sceglie di mettersi di
traverso alla macchina del potere riesce a fare a meno della solidarietà degli
altri. Quello che ha dentro basta ed avanza.
Ma
oggi Erri De Luca è stato male mentre arrampicava. E allora io sono solidale
con lui.
E
non perché lo scalare montagne sia stato un pezzo davvero importante della mia
esistenza. E nemmeno per i troppi amici che in montagna hanno lasciato alla mia
interpretazione il resto della loro vita. Sono
solidale perché sarebbe un brutto scherzo del destino se lui non potesse
affrontare il suo processo. Perché lui viene processato per avere detto, a
proposito della Torino-Lione, che una
cosa che non va bene va fermata. Averlo
detto è stata una scelta coraggiosa e per questo l'ho ringraziato, aggiungendo
alle sue conoscenze nuove ragioni contro il tunnel, tali da affogare il
progetto nel buon senso di un qualsiasi tecnico minimamente onesto.
Ma
qui non basta aver ragione. Qui c'è un pezzo di potere, grosso e vorace,
totalmente autoreferenziale. Qui c'è un processo alla fine del quale si capirà
se il fatto che “nessun sistema coerente può essere utilizzato per dimostrare
la sua stessa coerenza” vale anche per i giudici di Torino o se vale solo in
tutto il resto del mondo quale secondo teorema di incompletezza di Godel.
Ma
la solidarietà non basta, occorre fare di più. E allora posso prenotarmi per
essere processato anch'io.
Dicano
cosa devo fare.
Posso
sottoscrivere quello che ha scritto lui. Anche se sono convinto che certe
azioni siano controproducenti, posso sottoscrivere lo stesso.
Posso
arrivare a dire che se firmando una delibera uno sceglie di sabotare un
ospedale che salva delle vite, allora posso scegliere di sabotare la macchina
che mette nelle sue tasche i soldi che lui hai tolto a quell'ospedale. Una
frase che per me può valere l'ergastolo.
Tino
Balduzzi Alessandria

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