Balduzzi: In occasione del Consiglio europeo del 19-20 marzo


Non è abitudine dell'Ufficio Stampa segnalare o allegare interventi diversi da quelli concernenti la mia attività pubblica.
Oggi tuttavia ci permettiamo di derogare alla linea consueta e lo facciamo per due ragioni principali: la prima, perché il discorso svolto ieri al Senato dal prof. Mario Monti in tema di Europa mi sembra meriti davvero diffusione al di là della cerchia ristretta degli addetti ai lavori; la seconda, perché è un modo per augurare al senatore a vita "buon compleanno"!
Renato Balduzzi
Ufficio stampa del prof. Renato Balduzzi
Intervento del sen. Mario Monti nella seduta del 18 marzo, durante la discussione in Senato sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo del 19-20 marzo 2015.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Monti. Ne ha facoltà.
MONTI (Misto). Grazie, signor Presidente.
Saluto ed apprezzo, signor Presidente del Consiglio, le sue comunicazioni, così come le linee generali dell’azione condotta in Europa da lei e dal suo Governo.
Mi intrattengo brevemente su alcuni punti.
L’energia è al centro dell’ordine del giorno di questo Consiglio europeo al quale lei sta per recarsi ed ho apprezzato molto il riferimento alle interconnessioni come elemento cruciale in questa fase della
costruzione dell’Europa sotto diversi profili: il contributo all’ulteriore formazione del mercato unico, il contributo alla sicurezza energetica, il contributo alla spinta agli investimenti, il contributo a rendere migliore il quadro di movimento dell’energia rinnovabile e, vorrei aggiungere, una grande possibilità di avvicinare finalmente l’Europa ai cittadini.
Vorrei farle un esempio. Il 20 febbraio ho presenziato alla inaugurazione della nuova e raddoppiata interconnessione elettrica tra Francia e Spagna, di cui avevo avuto occasione di occuparmi nel 2007-2008 per incarico dei due Governi e dell’Unione europea e per questo mi trovavo lì. Ebbene, il fatto che per vent’anni ogni vertice europeo proclamasse l’urgenza e la priorità di questo progetto, che nulla avvenisse e che poi finalmente allora, con la decisione di mandare un coordinatore europeo a Madrid, a Parigi e sui Pirenei, la cosa si sia sbloccata (con le molteplici resistenze che conosciamo bene anche per casi italiani), ha fatto dire agli spagnoli ed ai francesi che l’Europa dunque non è solo di disturbo e di inciampo, ma aiuta a risolvere problemi che da soli i singoli Stati non si risolverebbero.
Il secondo punto che volevo toccare è quello della comunicazione della Commissione sulla flessibilità. Sicuramente si tratta, sul breve periodo, di un successo della politica, ma come anche il presidente Draghi ha sottolineato due giorni fa, «le regole possono essere veramente credibili solo se sono applicate con una discrezionalità molto limitata».
Ebbene, segnalo i rischi di questa flessibilità se questo fosse il modo principale di applicazione delle decisioni europee: il primo è che può essere applicata con una generosità che quasi lascia perplesso persino il Paese al quale la generosità viene erogata (ed il caso della Francia è esemplare, diciamolo pure francamente, essendo un Paese che da diversi anni elude sistematicamente i vincoli che altri non eludono), ma poi anche perché la Commissione, già per l’applicazione – io credo – normale ed accettabile che ha fatto al caso italiano e per questa particolarmente generosa che ha fatto al caso francese, sta purtroppo perdendo già credibilità agli occhi degli Stati membri piccoli, che vedono applicare due pesi e due misure.
Per questo le suggerirei, ma so che è già nel suo schema mentale e politico, di accentuare molto l’esigenza di andare abbastanza presto a definire regole migliori, che a quel punto abbiano bisogno di una minore flessibilità nell’applicazione e la chiave è naturalmente quella degli investimenti pubblici rigorosamente definiti, ma investimenti pubblici da favorire anche a livello nazionale e non solo con il piano Juncker. La Germania si oppone, ma abbiamo visto in questi anni che l’opposizione della Germania può essere, con gli argomenti e con le pressioni, superata.
Vengo al punto sulla Banca centrale europea, molto delicato e centrale. La Banca centrale europea è indipendente ed è indipendente il suo presidente, ma la sua vita non si svolge nel vuoto e l’Italia non è certo ininfluente: può esercitare influenza positiva o negativa sul clima entro il quale la BCE decide cosa dire e cosa fare. Faccio due esempi, sulla relazione fra Italia e clima operativo della BCE: il primo, puntuale, si riferisce al 2012, quando al Consiglio europeo l’Italia, con impuntature e con forza negoziale – il presidente Napolitano seguiva e benediceva molto da vicino questi sforzi – ha cambiato l’equazione, anche usando ad un certo momento il potere di veto, e ha fatto stabilire all’unanimità dai Capi di Stato e di Governo della zona euro che erano giustificati interventi di stabilizzazione in certi casi. Questo ha consentito al presidente Draghi, nella propria autonomia, di dire, qualche settimana dopo «faremo tutto ciò che sarà necessario», e poi di assumere azioni conseguenti.
E ancora – e questo vale non per il 2012, ma per gli ultimi tre Governi, signor Presidente del Consiglio: il suo ed i due che l’hanno preceduto – pensiamo in quale situazione si sarebbe trovato il presidente – indipendente, ma italiano – della Banca centrale europea, se l’Italia fosse andata verso una deriva dal punto di vista della crisi finanziaria (Applausi dal Gruppo PD). Questo l’avrebbe fortemente impacciato nei suoi movimenti, quindi è importantissimo che l’Italia continui nella direzione di marcia attuale.
Un ultimo punto, signor Presidente del Consiglio: di Grecia lei non ha parlato, perché oggi non è all’ordine del giorno a Bruxelles. Mi lasci dire di avere una grande preoccupazione in merito, ma anche che dovremmo trarne un’indicazione di speranza. La grande preoccupazione è questa crisi, avvenuta soprattutto per responsabilità greca, che poi i comportamenti della troika hanno certamente aggravato (e mi riferisco a quella troika che molti in Italia pensano sia stata gravante anche su di noi, anche se in realtà per fortuna non l’abbiamo né vista né conosciuta). Trovo però che l’opinione pubblica greca sia un elemento molto incoraggiante, perché, in base a tutti i sondaggi, critica fortemente la troika (come darle torto?), ma è molto favorevole all’appartenenza all’Unione europea: tra il 70 e l’80 per cento dei Greci desidera continuare a far parte dell’euro. Ecco quindi un Paese che sa distinguere tra difficoltà causate in gran parte da esso stesso, in passato, e, in parte, da un eccesso di troika, ma che sa anche vedere la positività dell’appartenenza all’Unione europea ed all’euro, pur avendo subito grosse conseguenze.
Vi sono opinioni pubbliche, in Italia, in Spagna ed altrove, che, pur avendo sofferto molto meno nella crisi dell’eurozona, si sono fatte un giudizio molto più critico nei confronti dell’Europa. Credo che questo assegni a chi governa quei Paesi, come lei in questo momento – e credo ancora a lungo – una responsabilità particolare sul piano pedagogico.
Buon lavoro, oggi, a Bruxelles. (Applausi dai Gruppi PD e GAL (GS, LA-nS, MpA, NPSI, PpI) e della senatrice Bignami).

Commenti