Questa volta l’editoriale non è stato scritto da noi;
abbiamo preferito affidarlo alle donne curde che si battono per la libertà e
l’indipendenza del loro popolo. Non l’abbiamo scritto noi, ma lo sentiamo più
nostro ancora.(ndr)
Attraverso la loro lotta che dura da secoli, le donne hanno
ottenuto molti progressi che favoriscono anche l’estensione dei valori democratici
e di libertà nell'intera società. In parallelo si sono rafforzati la violenza e
i crimini di guerra contro le donne ed è aumentata sempre di più la
discriminazione e la lesione o l’assenza di diritti delle donne. Le donne sono
vittime di cosiddetti “delitti d’onore”, vengono costrette a matrimoni forzati,
stuprate, subiscono molestie
sessuali, mutilazioni, vengono spinte al suicidio,
schiavizzate e trattate come bottino di guerra.
Attualmente gli attacchi contro il corpo, l’identità, il
pensiero e i sentimenti delle donne in Medio Oriente vengono perpetrati in modo
crudele da gruppi terroristici come IS. Colpiscono tutti i gruppi etnici e le
comunità religiose che si oppongono alla loro ideologia, curde, turkmene,
assire, armene, arabe, ezide curde, cristiane, sciite, kakai, alevite e molte
altre.
Nel 21° secolo, il sistema patriarcale e il suo pensiero
hanno ulteriormente perfezionato la loro politica di femminicidio. In Ucraina
400 donne sono state deportate come bottino di guerra, stuprate e assassinate.
Nello Şengal nel Kurdistan del sud, oltre 3000 curde ezide sono state deportate
e stuprate e vengono vendute nei mercati degli schiavi. Nel corso di un anno in
Nigeria sono state assassinate almeno 350 donne, e almeno 300 bambine e ragazze
tra i dodici e i sedici anni sono state rapite dal gruppo terroristico Boko
Haram. Il numero reale probabilmente è molto più elevato. Qui si tratta solo di
tre esempi estremi che segnalano sviluppi a livello mondiale. Per le donne in
questo mondo non esiste sicurezza. Per questo le donne devono più che mai
provvedere alla propria protezione e organizzare la loro autodifesa.
È proprio questo che attualmente sta succedendo nel Rojava
(espressione curda per il Kurdistan occidentale). Nei tre cantoni curdi
dell’amministrazione autonoma nel nord della Siria le Unità di Difesa delle
Donne YPJ combattono per la sicurezza delle donne e dell’intera società. Le YPJ
da mesi sono sulla linea del fronte nella difesa di Kobanê contro gli attacchi
delle bande di IS.
La lotta delle YPJ ha creato voglia di libertà e spirito di
resistenza non solo a livello militare, ma anche nella coscienza sociale. Le
YPJ conducono una lotta contro tutti i livelli di femminicidio. Come nel 1857
le 129 donne hanno perso la vita nella lotta come lavoratrici, oggi le
combattenti delle YPJ combattono senza esitazione in modo deciso per i valori
delle donne e per i valori dell’umanità intera. Non limitano la loro lotta
contro il femminicidio a una sola giornata, ma con la loro lotta trasformano
ogni giorno nell'8 marzo. La loro lotta di liberazione è allo stesso tempo un
abbraccio alle donne di tutto il mondo.
In occasione dell'8 marzo 2015 prendiamo coscienza degli
attacchi contro le donne a Şengal, Mossul, Kirkuk, in Nigeria, a Gaza, in
Ucraina e altrove considerandoli un femminicidio, e facciamo vivere lo spirito
di resistenza delle YPJ come difesa di tutte le donne in ogni luogo.
Organizziamo la resistenza ovunque nel mondo le donne subiscano violenza.
Diffondiamo insieme lo spirito di resistenza che ci unisce e ci rafforza contro
ogni manifestazione del sistema di dominio patriarcale.
Per questo chiamiamo tutte le donne, iniziative e
organizzazioni di donne a dedicare le loro manifestazioni e azioni per la
Giornata Internazionale delle Donne alla rivoluzione delle donne nel Rojava e
alla resistenza delle Unità di Difesa delle Donne YPJ.
Rappresentanza Internazionale del Movimento delle Donne
Curde

Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post