by infosannio
L’Italia imbocca la strada della terza Repubblica con lo
stesso protagonista della seconda, Silvio Berlusconi, resuscitato da Matteo
Renzi, il “rottamatore” capace di prendersi prima il Pd poi Palazzo Chigi.
(Massimo Falcioni - http://www.polisblog.it) - Il premier-segretario sta
davvero cambiando verso al Paese, con riforme di dubbia costituzionalità e di
dubbia efficacia, con i voti parlamentari dei berlusconiani, non più aggiuntivi
ma sostitutivi e determinanti per la tenuta del governo e della legislatura.
Questa la novità, questi i fatti: una nuova situazione politica che nella prima
Repubblica avrebbe determinato le dimissioni del premier, caduta del governo
con tutti gli annessi e connessi.
Adesso sarà il passaggio del voto (segreto) per l’elezione
del nuovo capo dello Stato a fare il punto sullo stato dell’arte: se l’asse
Renzi-Berlusconi tiene ed esce indenne da questa prova per l’Italia si apre
un’altra lunga fase con in sella Renzi su un percorso tracciato dal rais di Arcore.
Difficilmente il patto del Nazareno s’incaglierà sul voto
del Colle (anche se mai dire mai …) e difficilmente Renzi approfitterà del
casus belli offertogli dalla minoranza piddì per far saltare il banco e andare
al voto anticipato, a maggio, comunque rischioso per il premier (in calo
continuo nei sondaggi) e disastroso per l’ex Cav (Forza Italia oramai scatola
vuota verso il … 10%!).
Possibile, invece, a breve un Renzi-bis, con l’ingresso di
berlusconiani nella maggioranza e addirittura nell’esecutivo. In questi giochi
di Palazzo decisi da un paio di persone o poco più, dicevamo che è Renzi a
guidare il cavallo sotto i riflettori ma chi muove i fili principali è
Berlusconi, padre della seconda Repubblica, un fallimento per l’Italia che oggi
balla sulla tolda del Titanic.
Torniamo ai dati. L’Italia ha lo stesso reddito pro-capite
del 1996, con un aumento di 1 punto, il più basso tra i 28 Paesi dell’Ue e da
pelle d’oca di fronte al +25% della Spagna, al +66% dell’Irlanda ecc. Idem per
la produttività del lavoro e della produttività totale: +0,4% dal 1993 al 2012.
Siamo precipitati nel numero dei laureati e nel livello degli investimenti
infrastrutturali (-35% ultimi vent’anni!). Ci sono altri cento e cento dati che
dimostrano il declino dell’Italia, ne prendiamo solo uno, l’appeal del “brand”
Paese di 77 nazioni nel mondo. Eravamo primi 15 anni fa, quinti nel 2007,
decimi nel 2011, quindicesimi nel 2013, oggi diciottesimi. Ko totale!
Ovviamente il Belpaese è ai vertici per la malapolitica, corruzione e altre
“belle” cose.
Dentro questo quadro da tregenda l’Italia si avvia ad essere
guidata, come “il gatto e la volpe” di Pinocchio dal binomio Renzi-Berlusconi.
Il giovane fiorentino ha dalla sua anche l’età e sa che l’ex Cav non sarà
eterno. Il capo di Forza Italia, convinto della propria immortalità, si limita
al presente puntellando il governo perché la legislatura duri fino al 2018 in
modo da poter riottenere quella totale agibilità politica utile alle “sue
cose”.
Qui siamo. E l’Italia? Un limone da spremere.

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