Guido Manzone Città Futura on-line Alessandria
L'uomo è andato sulla Luna. Un'italiana,scienziata ed astronauta, orbita sulle nostre teste. Sarebbe quindi opportuno che gli alessandrini,onde evitare di essere irrisi oltre il dovuto, smettessero di dire sciocchezze imbottendo l'ingenua mente dei giovani studenti con favolette tratte dalla propaganda clericale dei secoli passati, sulle origini della nostra città. Sono ben 34 le città italiane che vantano storielle del tutto identiche a quella di Gagliaudo,la mucca,l'assedio,ecc. Cambia solo l'animale, involontario protagonista ,alcune volte è una mucca,come la nostra,altre una pecora,un maiale e persino delle oche. Sarebbe ora di insegnare ai bambini delle scuole che la città che oggi si chiama Alessandria ha un'origine gallo-romana. Probabilmente si trattava di un accampamento fortificato che proteggeva un guado ed un punto di arrivo di barche che viaggiavano via fiume per tutta la Val Padana,dato che allora non c'erano ancora strade. Altre localizzazioni romane erano Villa del foro, Lu (che vuol dire cinquantacinquesima legione)poste in zone elevate, non soggette alle continue alluvioni che periodicamente inondavano la grande palude (latino palea) che si estendeva dal Tanaro allo Scrivia prima della bonifica fatta dai Ghilini. La nostra origine è quindi mercantile e la nostra proiezione economica riguarda l'intero bacino del Po,mentre abbiamo sempre avuto pessimi rapporti sia verso Torino (dominio dell'odiato Marchese del Monferrato)che verso
Genova,città allora difficilmente raggiungibile a causa dell'Appennino. Il vero dramma di Alessandria fu il Trattato di Utrecht che ne passò il dominio al Piemonte, interrompendone a volte per lunghissimi anni il cordone ombelicale che la legava a Milano e al Po fino all'Adriatico (durante la nostra fiera venivano a vendere merci rubate pirati dalmati che risalivano ben accolti il Po ed il Tanaro facendo arrabbiare i Veneziani che erano vittime delle razzie). Sotto il Piemonte, Alessandria diventa città di guarnigione,ossia una città di osterie e di bordelli mentre l'unica attività reale è la costruzione della Cittadella e delle mura urbane che dura ininterrottamente centocinquant'anni,fino all'Unità d'Italia. Con l'Unità d'Italia la riapertura dei commerci con il Lombardo-veneto e la costruzione della ferrovia Torino,Alessandria, Genova che apre un facile e poco costoso collegamento con il mare, l'alessandrino risorge. Guidata da una nobiltà laica (era ancora aperta la ferita di Roma Capitale) a cultura militare che guardava alla Francia e all'Inghilterra ed anche alla nascente Germania e da una effervescente borghesia liberale, massone e talvolta con inconfessate simpatie repubblicane, anch'essa con lo sguardo rivolto al di là delle Alpi,per l'epoca assai avanzata, Alessandria si aggancia al nascente sviluppo industriale che fu proprio degli ultimi decenni del 1800. E così diviene in breve tempo la seconda città industriale del Piemonte con attività che andavano dalla produzione dei cappelli, alla lavorazione della seta greggia, alle argenterie ,alla lavorazione delle pelli,alle fonderie ,alla nascente industria chimica,alla produzione di zucchero (queste ultime due a Spinetta dovute alla ricchissima disponibilità di acqua), alla molitura del grano e alla manutenzione della neonata ferrovia. Rapidamente divenuta il secondo mercato granario d'Italia e dopo avere smesso la sua tradizionale produzione di vino scadente a basso prezzo,concentra i suoi sforzi sulla produzione industriale costituendo una delle punte avanzate dell'Italia del primissimo 900. Lo sviluppo industriale ha due conseguenze: un elevarsi del reddito medio ,rispetto a quello nazionale, mentre le industrie locali danno lavoro a migliaia di braccianti trasformandoli in operai sia uomini che donne. Specie nel rapporto con le donne, fino ad allora costrette a lavori servili,se non peggio, le conseguenze sono sconvolgenti ,iniziando a dare loro l'indipendenza economica, liberandole dal plumbeo giogo della famiglia e della chiesa sotto cui da sempre erano tenute. E la libertà nasce con l'indipendenza economica,e senza la prima non può sopravvivere nemmeno la seconda. Le conseguenze si possono leggere sui giornali "timorati di Dio"dei "benpensanti"dell'epoca. Con parole indignate si critica che le donne non tengono più gli occhi bassi e trattano gli uomini alla pari (orrore!!!),si comperano persino la bicicletta (strumento del demonio),vanno al bar e fumano (ecco la prova della perdizione) e per concludere (mandate via i bambini) praticano il libero amore, causa e origine di ogni male e tomba della virtù e della famiglia. In questa atmosfera di progresso e di civiltà fioriscono i giornali locali e così pure i teatri. Nel primo Novecento Alessandria ne conta ben cinque più una pista per gare in bicicletta (allora primo strumento di mobilità di massa),una pista per corse di cavalli,tutti gli anni si organizza una corsa di auto di importanza europea e così pure una di moto. Alessandria ha inoltre una squadra di calcio (che la borghesia ha da poco importato dall' Inghilterra ) nonchè una importante squadra di voga che partecipa a regate in tutto il bacino del Po più un poligono ed un tiro a volo. Politicamente Alessandria,già covo di giacobini filonapoleonici, è di sinistra,prima anarchica e poi socialista. Durante le ultime elezioni prima dell'avvento del fascismo è l'unica città italiana ad eleggere due deputati assieme a Torino (come risulta dai loro scritti il livello dei nostri politici è generalmente elevato,a differenza dell'oggi). A Tortona si produce ,fino alla crisi del '29,un'automobile, l'Itala, paragonabile come qualità all'attuale BMW,nonchè trattori per uso agricolo ,allora grandissima novità . A Novi nascono un importante laminatoio, fabbriche di dolciumi e distillerie. A Valenza inizia la lavorazione dell'oro. Alessandria città ,tra le primissime in Italia, ha un'efficientissima rete di tranvie elettriche che unisce il centro ai sobborghi arrivando fino a Lu e alla Fraschetta. Alessandria ha pure un campo d'aviazione ,come del resto Novi e Casale. Il campo d'aviazione di Alessandria non è per aerei, ma per dirigibili e questo in conseguenza del fatto che il proprietario della Borsalino è appassionato del volo dei mezzi più leggeri dell'aria. Importantissimo per lo sviluppo della città è il ruolo svolto dalla Borsalino che ha un concetto fabiano ed anglosassone dell' industria. Ossia l'industriale deve guadagnare bene, ma deve ridare alla città che lo ospita una parte degli utili. A Borsalino Alessandria deve il nuovo acquedotto,il sanatorio,l' educatorio per i figli dei dipendenti e la Michel. Di questa città frizzante,giovane, dinamica,combattiva oggi è persino svanito il ricordo. Alessandria,chiuse le sue industrie,è progressivamente affondata nella palude del nulla vivendo di burocrazia e di servizi, al pari delle città del Sud. Anzi,si può dire che oggi l'Alessandria di quei tempi economicamente felici non esiste nemmeno più. Solo il 14% dei residenti ha un'origine alessandrina,tutti gli altri hanno le più diverse provenienze dall'intera Italia e principalmente dal meridione e recentemente anche dall'estero. Le industrie che contribuivano a farci conoscere nel mondo sono in pratica sparite mentre è crollata la qualità dei servizi. L'unica cosa che ancora funziona è l'ospedale che però sta perdendo punti e qualità ogni giorno che passa in conseguenza di demenziali gestioni sanitarie da parte della Regione nonchè complicità locali da chi ne favorisce la decadenza sperando di trarre guadagno dal suo trasferimento in altro luogo. Poichè è l'ultima cosa che ancora rimane sarebbe opportuno che le forze politiche locali di qualsiasi tendenza cercassero in ogni modo di salvarlo facendone recuperare il livello qualitativo di un tempo. E' importante rilevare come la cultura sia sempre stata a buon livello,qualsiasi gruppo politico guidasse la città,e la sua qualità fu rispettata anche nel ventennio fascista ed in pratica tale si mantenne sino agli inizi degli anni 70. Oggi il Comune non svolge più alcun tipo di politica culturale e,anzi ,unico in Italia,ha delegato questa funzione ad un privato. Sempre legati alla cultura della città sono anche i giardini,un tempo famosi per la loro bellezza e per la capacità con cui venivano gestiti. In questi ultimi vent'anni non sono nemmeno stati sostituiti gli alberi caduti e vi è un demenziale piano per abbattere viale 20 Settembre,un bellissimo viale di bagolari,senza che vi sia alcun motivo logico e confessabile per farlo. Stupidamente in questi ultimi 10 anni sono stati recintati alcuni giardini che, proprio noi che scriviamo queste note,riuscimmo a fare acquisire al Comune dimostrando ,dopo uno scontro durissimo in Giunta,che erano già di proprietà del Comune e non di privati,come la giunta leghista cercava di sostenere. Tutto questo è certificato dai verbali del Segretario. Sarebbe già importante che in questo momento di crisi si riuscisse a salvare,insieme all'ospedale, almeno gli alberi secolari che ancora adornano la nostra città. Anche possedere grandi alberi è cultura. Si ricorda come intere città distrutte dalla guerra siano state ricostruite in meno di dieci anni. Per avere un bell'albero occorrono almeno due secoli. Salvare l'ospedale e salvare gli alberi: è questo l'invito che rivolgiamo a chi amministra la nostra città.
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