by Jo March
“Leggiamo per noia, per curiosità, per scappare dalla vita che
facciamo, per guardarla in faccia, per sapere, per dimenticare, per
addomesticare i mostri fra la testa e il cuore, per liberarli“.
A pochi mesi dalla sua uscita nelle librerie“Per dieci minuti “di
Chiara Gamberale é uno dei libri più venduti nelle classifiche della narrativa.
L'ho letto un pomeriggio di una domenica lattiginosa di fine novembre,
totalmente assorbita l'ho divorato, a differenza dei precedenti della giovane
scrittrice, più densi. Ho conosciuto personalmente Chiara Gamberale nel 2008,
dopo averla contattata e invitata a uno degli appuntamenti della rassegna
dei Caffè Letterari in Galleria Guerci, promossi dall’allora assessore comunale
delle pari opportunità .
Mentre mi perdevo nella lettura avevo quasi la sensazione fisica
di averla di fronte, di udirne la voce mentre gesticolava, minuta e
vivace nelle sue
espressioni ma profonda nei contenuti. C’è molto di lei in
questo libro, nel suo stile, nel narrarsi e della sua storia. Ma il successo di
questo racconto-diario a cosa é imputabile? all'apparente levità e ironia del
contenuto, alla struttura snella, alla scrittura scorrevole e sciolta o alla
possibile identificazione con la protagonista?
Probabilmente a tutti questi ingredienti, ma non solo, é un libro
che entra nella vita di chi lo legge, tocca corde esistenziali ma ti cura, e
alla fine della sua lettura ti lascia un gradevole sapore di speranza e di
allegria e il desiderio di cambiare qualcosa della tua esistenza.
Nella vita capita di essere investiti improvvisamente da un
ciclone che frantuma impalcature che credevamo solide, che sfuma in un batter
d’occhio i nostri rassicuranti punti di riferimento, certezze costruite nel
tempo. Storditi, destabilizzati e confusi brancoliamo nel buio mentre
si frantumano progetti di vita attentamente pianificati. Cosa fare
per ricostruirsi, per ridare un senso alla perdita e al proprio vivere e non
soccombere al dolore? Scoprire nuove
prospettive, nuove possibilità, cambiare, ricostruirsi e ritrovare il proprio
“senso perduto”.
Sarà proprio questo percorso di rinascita che affronterà la
protagonista di "Per dieci minuti".
Chiara é una giovane donna del nostro tempo, appartenente a una
classe medio alta, scrittrice, segue una rubrica che l'appassiona in un
settimanale e ha un' appagante vita coniugale. Un'esistenza
apparentemente perfetta che scorre entro binari ben definiti, fino al giorno
che il marito la lascia con una telefonata e il direttore del settimanale la
licenzia per sostituire la sua rubrica con la posta del cuore di una ex
concorrente del Grande Fratello.
Disperata per l’amore perso, per la beffa di essere sostituita da
una “sciacquetta”, sola, in una casa di una città che non sente sua, con la
nostalgia del paese che ha lasciato, smarrita si rivolge ad un'analista per
uscire dal baratro nel quale è sprofondata "Cosa devo fare per uscire
dalle sabbie mobili in cui si é trasformata la mia vita?" La
terapeuta le prescriverà un gioco, suggerito da Steiner, per dieci minuti ogni
giorno e per un mese, dovrà sperimentare qualcosa che non ha mai fatto e che
mai avrebbe pensato di fare. “E poi, dottoressa, alla fine che succede? Avrò indietro
la mia vita?”
Chiara si metterà in gioco, impegnandosi, ballerà l'hip-hop, si
metterà uno smalto violaceo, seminerà lattuga e peperoncino, camminerà
all'indietro, cucinerà, e molto altro, una sfida a se stessa che innescherà un
percorso di cambiamento ”Mescolo gli Arcani maggiori e ne pesco uno. Il Matto.
Il Matto consiglia di non resistere al cambiamento e di buttarsi” che andrà a
toccare emozioni dimenticate , riflessioni, scoperte, dando finalmente colore
alla sua esistenza.
Sarà il quadro “La stradina” della mostra di Vermeer alle
Scuderie del Quirinale che squarcerà il velo e le rivelerà quello che
c'era già ma che lei non vedeva "Mi appare la vita. Che scorre,
semplicemente. Lungo questa stradina di Delft" e la farà uscire dalla
strette maglie di Egoland, “dove ciascuno vive in un palazzo dipinto di
un solo colore ...l’unico possibile e immaginabile”.
Emozionanti le pagine che raccontano la riscoperta della madre
come persona, non solo più nel suo ruolo materno, sempre disponibile ad anteporre
le necessità dei suoi figli, del marito e della sua casa a se stessa, la
rivelazione del suo volontariato presso un ospedale e le sue amicizie “Ma io
dove ero?...Perché non me l'hai detto?...Non me l’hai chiesto…Scusa mamma per
non chiederti mai di parlare di te”.
Chiara uscirà dalla rassicurante grigia bolla narcisistica in cui
viveva, per scoprire nuove verità come aver dato per scontate persone e
sentimenti, senza mai andare oltre se stessa, esplorerà mondi colorati
che aveva li vicino, che c’erano sempre stati.
Sarà una donna nuova, consapevole e più realista, che sa quello
che vuole, non più disposta a sopravvivere ma a vivere guardando avanti e
senza più lasciarsi intrappolare dal dolore delle macerie che si è lasciata
alle spalle.

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