Alfio Brina Città Futura on-line
Soltanto un secolo fa la durata media di vita era 43 anni mentre oggi è di 79 anni per gli uomini e 83 per le donne. Inoltre, l’aspettativa di vita dopo i 65 anni, è di 18 anni per gli uomini e di 22 per le donne. In pratica, ogni anno la vita media si allunga di 3 mesi, 1 anno ogni quattro.
“Negli ultimi cinquant’anni i progressi della scienza sono stati strepitosi”. Ha scritto l’economista Martin Wolf sul Financial Times, “Siamo riusciti a modificare il codice della vita e a cronicizzare malattie un tempo mortali, sono stati definiti i meccanismi che caratterizzano l’invecchiamento a livello molecolare e cellulare, si sono evidenziati i pesi del fattore genico e di quello ambientale, si è preso atto dell’importanza della prevenzione, sono cambiati in meglio certi stili di vita: la lotta al fumo e quella all’inquinamento danno i primi risultati. La medicina interventista ha fatto passi da gigante, stiamo sperimentando le staminali e le nanotecnologie”.
La questione di fondo, davanti all’innegabile dato di fatto che riduce tante diseguaglianze è quella di restare in buona salute e ridurre l’incidenza e i costi delle cronicità. Non a caso, l’ONU ha messo nell’agenda 2015, come obiettivo, la riduzione della cronicità degli anziani. La moderna medicina ha reso curabili l’ipertensione, il diabete, la depressione, l’ictus, l’infarto e il Parkinson. Servirà ancora l’aiuto della scienza, ma
molto potrà fare una nuova organizzazione sociale e del lavoro, con un sistema in grado di garantire un patto fra generazioni che coinvolga giovani ed anziani, evitando contrapposizioni illogiche e fuorvianti.
L’Italia con il Giappone è uno dei paesi che invecchia di più al mondo. All’inizio del ‘900 gli ultrasessantacinquenni costituivano il 6 per cento della popolazione italiana, oggi sono il 21 per cento. Nel 2050 raggiungeranno il 30 per cento.
Nel 2014, la spesa per le pensioni raggiungerà i 258,8 miliardi di euro e nel 2015 salirà a 663, il 15 per cento del PIL e il 30 per cento della spesa pubblica.
L’allungamento della vita media costringe forze politiche, Governi e Parlamenti a riconsiderare il sistema sociosanitario, il welfare e le politiche del lavoro, incominciando dall’innalzamento dell’età lavorativa. Tema affrontato in Italia dal Governo Monti con la legge Fornero. Sennonché, l’acuto Salvini, segretario della Lega, sta avviando la raccolta di firme per un referendum abrogativo proprio della legge Fornero. Iniziativa non solo anacronistica, ma addirittura demenziale.
Tornare alla precedente normativa significa far saltare l’equilibrio contabile dell’INPS, per lasciare in panchina a carico dello Stato i sessantenni la cui competenza ed efficienza è ancora utile e necessaria al sistema produttivo del paese.

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