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| Negozi chiusi ad Alessandria |
Confcommercio: i saldi in periferia non decollano, i paesi
che non possono contare nemmeno su un negozio di alimentari sono settanta di
cui 15 in provincia di Alessandria
21/01/2015
NADIA FERRIGO
TORINO
Non solo commercianti in crisi, ma anche intere aree senza
nemmeno un minimarket. E mentre in centro con i saldi si torna a battere cassa,
le periferie urbane arrancano. Questo il quadro non troppo edificante
presentato la settimana scorsa nel convegno
organizzato da Ascom dedicato alla
«desertificazione commerciale»: in Piemonte i comuni che non possono contare
nemmeno su un negozio di alimentari sono settanta. All’elenco dei settanta si
aggiungono poi altri 340 paesi considerati «a rischio», perché possono contare
appena su una o due attività commerciali.
Questi i Comuni della Provincia di Alessandria senza un
negozio: Berzano di Tortona, Carrega Ligure, Casasco, Castellania, Fraconalto,
Grognardo, Momperone, Mongiardino Ligure, Montacuto, Montecastello, Odalengo
Piccolo, Paderna, Pozzol Groppo, Roccaforte Ligure, Villamiroglio.
Le periferie a rischio
Se è comprensibile che paesi che non hanno più di qualche
decina di abitanti possano essere sprovviste di negozi, a preoccupare
l’associazione dei commercianti sono soprattutto le periferie.
L’intervento regionale
Che fare? Per contrastare la «desertificazione» la Regione
ha messo a disposizione tre bandi per un totale di 5 milioni di euro, da
erogare entro il 2015, mirati alla riqualificazione dei centri commerciali
«naturali», vale a dire la tradizionale concentrazione degli esercizi in
un’area urbana, e per progetti di consegna merci a domicilio oppure di
trasporto delle persone. Il primo bando, per cui è disponibile un finanziamento
di oltre 4 milioni di euro, è quello mirato alla riqualificazione: si tratta di
fondi per la pedonalizzazione, impianti di illuminazione pubblica,
infrastrutture fognarie oppure la realizzazione di arredi urbani o aree verdi,
sempre funzionali a «ravvivare» le vie a rischio di abbandono. Oltre a rendere
più piacevoli e accattivanti le aree che già esistono, la Regione è a caccia di
idee per organizzare raccolte di ordini di spesa, con consegna delle merci a
domicilio.
Basterà?
«Anche il mondo del commercio è cambiato con la crisi -
commenta l’assessore regionale alle Attività produttive , Giuseppina De Santis
-. Per incidere davvero sulla situazione del territorio bisogna usare la meglio
i fondi a disposizione: occorre creare procedure e misure standardizzate, tagliando
i costi burocratici». «Senza dubbio avendo meno soldi in tasca i clienti sono
più attenti, non è necessariamente un male - continua la Coppa -, ma non
bisogna dimenticare che dappertutto la qualità paga, che sia un piccolo centro
o una città».
Secondo Domenico Mangone, assessore del Commercio del Comune
di Torino, il problema sta tutto nel sapersi organizzare: «I commercianti
devono imparare a parlarsi di più, investendo su iniziative comuni: i grandi
centri commerciali funzionano proprio perché a coordinarli c’è una regia»

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