Le mura attorno alle città hanno sempre rappresentato, nel corso dei secoli, un'espressione del continuo evolversi della cultura e della civiltà di un popolo. Prima, di difesa contro gli invasori, poi, di protezione e accentramento contro le speculazioni edilizie e, poi ancora, come strumento fiscale per poter applicare tasse e gabelle, esse hanno avuto una continua metamorfosi, adattandosi, via via, nel corso dei secoli all'espansione della città, per includere altri pezzi di territorio urbanizzato dentro il perimetro cittadino.
Mappa di Napoli, con la delimitazione del "Muro Finanziere" e delle mura precedenti (Elab. dalla Mappa di F. Schiavoni)
Anche per Napoli le mura hanno contraddistinto i vari passaggi storici: dai greci ai romani, dai bizantini agli aragonesi, dal vicereame spagnolo (con il grande don Pedro de Toledo) ai francesi, fino alla cortina realizzata durante la Restaurazione borbonica, di cui parleremo nel seguito.
Il fine primario delle mura era ovviamente militare e di difesa, ma nel contempo doveva contrastare il commercio clandestino e il contrabbando di derrate tra la capitale ed il suo suburbio rappresentato dai Casali, aiutando a "foraggiare" le casse dello Stato, sempre in cerca di risorse da reperire...
La barriera doganale di Capodichino (particolare della mappa Baratta)
L’ultima cortina realizzata nell'ordine di tempo, che fu chiamata Muro Finanziere, ha avuto una storia complessa, sia come opera architettonica e sia come finalità sociale ed amministrativa.
Il progetto porta la firma di un valente architetto di casa reale, tal Stefano Gasse, che era stato già attivo nel Decennio Francese e con la Restaurazione fu eletto membro del Consiglio Edilizio e componente in varie giunte di Stato, sempre in tema di opere pubbliche. Sue sono anche le progettazioni dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte (tra i primi in Italia), del ... Piscinolablog: Un Finanziere... per muro...!!

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