Intervista a Pee Gee Daniel scrittore, al secolo Pier Luigi Straneo


by Pier Carlo Lava
Pier Luigi Straneo in arte Pee Gee Daniel è nato a Torino, ma vive e risiede in Alessandria. Ha un figlio di sette anni di nome Michelangelo. Nella vita è stato impiegato, magazziniere, aiuto-camionista, poliziotto, responsabile di sala-giochi, agenzie di scommesse e sale-slot, bibliotecario, copywriter, addetto ufficio-stampa. Ha frequentato il Liceo Classico G.Plana di Alessandria. Si è laureato presso la Facoltà di Filosofia di Torino con la distinzione della lode. Ha sinora pubblicato i romanzi Gigi il bastardo (& le sue 5 morti), Montag, 2012, Phenomenorama, Inbooki, 2013, Il politico, Golena Edizioni, 2014 Lo scommettitore, Ed. Leucotea, 2014 e il saggio Il riso e il comico. Lo abbiamo incontrato per un intervista queste le sue risposte alle nostre domande:
Ciao Pier Luigi e benvenuto nel blog, ci racconti chi sei e che cosa fai nella vita, oltre a scrivere?
Vivo, semplicemente. Che è anche la conditio sine qua non per avere qualcosa di cui scrivere. Per essere più preciso, al termine di un'estenuante infilata di lavori più o meno precari, da un paio d'anni all'incirca mi sono dedicato unicamente a quest'attività. Perché, che ci si voglia credere o meno, scrivere è una professione che, se presa con una determinazione che travalichi il mero passatempo, coinvolge completamente. Sia per quanto riguarda la scrittura in sé che per la promozione e la diffusione di quanto scritto; per non parlare di contatti, interviste varie, progetti e accordi per i lavori futuri. Senza dimenticare che un vero scrittore, anche quando dà l'idea di giacere nel più goduto rilasso, con un daiquiri in mano, ai bordi di una piscina a forma di fagiolo – poniamo – in

realtà sta continuando a osservare e registrare il mondo circostante, elemento imprescindibile per le prossime stesure.
Chi è per te uno scrittore e come pensi venga visto dalla gente?
Innanzitutto, se mi consenti, vorrei esporre brevemente una specie di legenda lessicografica mia personale, per far capire cosa io intenda con la parola “scrittore”. Chi scrive è propriamente uno scrivente. Per come la vedo io, diventa scrittore solo allorché venga pubblicato da un editore (che NON sia a pagamento). Da questo si comprenderà come io dia a un tale sostantivo un valore puramente tecnico, che non ha alcunché di meritevole in sé e per sé: «Forse in questo momento un ragazzino sta scrivendo la nuova Odissea, su un quadernone a quadretti» ipotizzava la meravigliosa penna di Gesualdo Bufalino in Bluff di parole. Ebbene, costui, sinché non verrà scoperto da qualche casa editrice, rimarrà tecnicamente uno scrivente, come dicevo, ma, come si può ben comprendere, ciò non toglie ch'egli resti ben superiore a chi licenzia brutti gialli per una cosiddetta major, tanto per dirne una.  
Detto ciò, uno scrittore è, o può apparire sotto diverse luci. Spesso la gente lo vede come un individuo fuori dal mondo, alla stregua di ogni altro artista, sempre compreso tra i fumi delle proprie fantasticherie, quasi fosse un piccolo Baudelaire, tanto per citare un autore sotto un tale profilo esemplare. Altri lo vedono come un tipo trasgressivo a tutti i costi, in pieno stile Bukowski. Lo scrittore stesso tende ad autocompiacersi, immaginandosi come un integralista della letteratura tipo Kerouac (magari però confidando, di pari passo, nelle fortune
commerciali di uno Stephen King). Di recente mi è stato detto che, almeno fisicamente, io sono più uno scrittore alla Hemingway, e ammetto che questo mi piace.
Com’è nata la tua passione per la scrittura e cosa provi quando scrivi?
Non so di preciso. Di certo ho sempre amato sentire raccontare le storie, qualunque tipo di storia. I miei avevano una ditta e mio padre girava tutto il giorno, per l'intera settimana, come rappresentante, per andare a ritirare gli ordini dai molti clienti, sparsi per l'intero Piemonte e oltre. Quando tornava a casa la sera, o nel fine-settimana, era una vera e propria fonte inesauribile di aneddoti visti o riportati, che io ascoltavo a bocca aperta. Crescendo, a questa “tradizione orale” casalinga si aggiunse l'interesse per i libri: una vena mineraria pressoché infinita per chi apprezzi quel genere di preziosi che sono le storie di vita. Con l'andare degli anni, il passaggio dalla lettura ai primi tentativi di scrittura avvenne quasi obbligatoriamente. Fu allora che scoprii un nuovo, sovreccitante piacere, stavolta quasi blasfemo: riorganizzare vecchie storie o inventarne di nuove, con la mal celata intenzione di ricreare il mondo vissuto o sentito da un'angolazione tutta mia.  
Come nasce quello che scrivi e su cosa ti piace scrivere in particolare?
Dall'osservazione, spesso. In quel che noto attorno a me, tra i tanti dati sensibili, c'è talora un aspetto che più di altri, per qualche insondabile motivo, mi colpisce. Queste diverse percezioni “privilegiate” capita si combinino e inizino a lavorarmi dentro a un livello inconscio, sinché, a breve o lungo periodo, affiora alla coscienza una storia che ha già un suo senso compiuto, al che non mi resta che lavorarci sopra sino a renderla una forma narrativa perlomeno accettabile. Quel che sono indotto, per connaturata disposizione, a osservare meglio è la natura umana. Ci sono volte in cui mi perdo a spiare mosse, comportamenti, smorfie e tic di sconosciuti che si trovino accanto a me, senza quasi accorgermene. La mia letteratura non è ormai più una letteratura umanistica e sta perdendo anche gli ultimi tratti dell'antropologia, per situarsi in un ambito quasi del tutto etologico.
Cosa ti ha insegnato la scrittura e come concili la vita di tutti i giorni con la scrittura, quanto tempo le dedichi?
La scrittura mi ha insegnato innanzitutto la disciplina: ci si deve mettere d'impegno per cavare fuori qualcosa di buono. È inutile trastullarsi nell'idea romantica di un'ispirazione che giunga, come un fluido divino, giù dal cielo, a coglierci quando meno ce lo aspettiamo. Scrivere è un lavoro come un altro. Anzi, più lo si intende in questo senso e meglio si scrive, credo io. Gli aneddoti che circolano a proposito dei più famosi scrittori ci parlano di idiosincrasie personali, senza le quali i vari autori non riuscivano a inchiostrare la pagina: c'era chi aveva bisogno di farsi una nuotata salutare prima di mettersi a scrivere, chi si levava alle cinque del mattino e si metteva alla macchina da scrivere sino all'ora di pranzo, poi basta. Hemingway scriveva sempre in piedi. Ebbene, io invece ho l'enorme fortuna di non avere bisogno di luoghi, modi o ore particolari per riuscire a buttar giù qualcosa, inoltre ho una grande capacità di concentrazione (che è dote innata anch'essa) per cui, appena ho il tempo, riesco a riprendere quello che stavo scrivendo precedentemente, come se in mezzo non fosse intercorsa alcuna distrazione.   
Hai scritto: “Gigi il bastardo”, “Il riso e il comico”, “Phenomenorama”, “Il politico”, e “Lo scommettitore”, ce ne vuoi parlare  ?
Gigi il bastardo (& le sue 5 morti) è un romanzo sperimentale, dal punto di vista stilistico, e molto crudo e spietato sotto il profilo contenutistico. Prende spunto dalle mie esperienze torinesi, specie quelle fatte a tarda notte. La trama è la più semplice di questo mondo: un ragazzo deve ritrovare la sua ragazza. Il punto è quali e quante peripezie, e di che tenore, questi dovrà vivere affinché ciò si compia. Il tutto inoltre è infiocchettato da un finale tutt'altro che convenzionale.
Phenomenorama è un ebook interattivo, scaricabile su smartphone e tablet. Parla di un circo di fenomeni da baraccone, che si aggira per la profonda provincia americana durante la Grande Depressione. È interessante il formato digitale a suo modo rivoluzionario, che vuole il testo affiancato da immagini, musiche, digressioni continue e una tipologia di lettura particolarmente coinvolgente. Oltre a questa parte ludica c'è anche un testo curato e confido interessante. Tra l'altro ne verrà letto un estratto proprio il 18 di questo mese in Sala Giunta, per gli incontri sulla disabilità.
Il politico ha come protagonista un inetto assoluto, privo di ogni forma di intelligenza e di empatia, crudele e abulico, che nonostante, o forse proprio in forza di questo, scalerà ogni gerarchia sociale, ritrovandosi deputato della Repubblica Italiana.
Lo scommettitore ha origine dalle mie esperienze personali nelle sale di scommesse e slot-machine, in veste di direttore, pur rielaborando e/o reinventando il tutto in chiave decisamente grottesca, per farne un libro comico. Tratta delle difficoltà del mondo del lavoro e di ludopatia, ma – me ne sono testimoni i miei lettori – fa parecchio ridere.
Il riso e il comico. Un excursus filosofico è invece un saggio, di recentissima uscita, che vuole investigare i meccanismi della comicità. Che cos'è che ci fa veramente ridere? Di cosa ridiamo e perché? In soldoni, la risposta è questa: ciò che ci potrebbe anche affliggere sino alle lacrime. In altre parole, l'oggetto del comico è sempre comune anche al tragico.    
Come sei arrivato a pubblicare il tuo primo libro e quali sono le difficoltà che hai incontrato?
È stato una specie di deprimente calvario. Ci ho messo una decina d'anni a trovare l'editore disposto a pubblicarlo, dopo infinite traversie e incontri all'ultimo deludenti. La distribuzione di questo primo romanzo peraltro è risultata piuttosto carente, ma una certa curiosità suscitata nella critica mi è tornata comunque utile, aiutandomi a iniziare a farmi conoscere in giro.
Quali sono i tuoi autori preferiti e perché, ed inoltre collabori con qualche sito, ce ne vuoi parlare?
Il mio nume tutelare è Gadda. Prima di tutto per l'uso spregiudicato e ingegneristico ch'egli fa della lingua: quel suo stile “a cavaturacciolo”, come lo definiva lui stesso. Oltre a questo c'è la visione caustica, tagliente e amara che sempre accompagna e anima ogni suo scritto. Senza dimenticare un terzo aspetto, altrettanto fondamentale: è l'autore le cui pagine più mi hanno fatto ridere in assoluto. 
Personalmente scrivo a cadenza mensile (con incursioni a volte anche più frequenti) su Maintenant Mensile. Collaboro regolarmente anche con Rivista! Una specie e sto per entrare a far parte di una webzine collegata alla società culturale Infogestione di Torino. Saltuariamente alcuni miei scritti sono apparsi anche su altri siti prestigiosi, quali Bizzarro Bazar e Salone del lutto. Di quando in quando viene pubblicato qualche mio breve intervento anche sul nostro caro bisettimanale Il piccolo.  
Stai già scrivendo il tuo prossimo romanzo, ce ne puoi parlare?
È un periodo piuttosto proficuo, devo ammettere. A breve almeno altri tre miei titoli dovrebbero vedere la luce. Per quanto riguarda invece quel che ancora dev'essere scritto, ho intenzione di applicarmi a qualcosa di molto lontano da quel che ho sinora prodotto, almeno nella forma (non credo nella sostanza). Un'opera che rappresenti il tripudio della vita, intesa in un senso più che religioso. Un tripudio che affiora attraverso il rapporto inscindibile tra un padre e un figlio. Si chiamerà La morte di Pan.
Come vedi il presente e il futuro della cultura nel nostro paese e nella nostra città?
Non sono un cosiddetto laudator temporis acti. Non sono di quelli che credono che il meglio sia già passato. Certo, ho occhi e orecchie per constatare il generale decadimento culturale, che non per nulla accade in un periodo di piena crisi economica come quello corrente: quando la prima occupazione della gente è tirare avanti sino alla quarta settimana del mese, coltivare il proprio spirito diviene un lusso. La visione ciclica che io ho della storia mi porta tuttavia a credere anche che, per dirla corrivamente, la ruota prima o poi gira, e torneranno a risplendere giorni migliori.  
Uno scrittore come immagina la politica e che cosa vorresti chiedere ai politici?
L'immagine che ne ho io è stata ampiamente esposta nel mio precedente romanzo Il politico, per l'appunto, cui poc'anzi accennavo. Platone e Aristotele volevano che la polis fosse retta dai migliori (che entrambi identificavano coi colleghi filosofi). Sotto i nostri occhi si realizza da decenni l'esatto contrario. Se il sistema permette che siano gonzi e delinquenti a gestire la cosa pubblica, beh, il sistema è malato, se non già del tutto marcio. Qualche speranza per il futuro ancora la nutro, anche perché siamo ormai giunti a grattare il fondo del barile e per andare più in basso di così si dovrebbe iniziare a scavare... E non nego una certa simpatia per Renzi e il suo piglio bonapartista. Se poi riuscirà a fare davvero qualcosa di concreto o se sia l'ennesimo piazzista salito alla ribalta pubblica non mi è dato sapere. Cosa chiedere ai politici? Abbiate coraggio! (E, se possibile, moderate l'appetito).
Qual è la tua opinione sulla situazione di Alessandria?
Il dissesto ovviamente si fa sentire ed è frutto di annose inettitudini e di grandeur mal riposta ancor prima che di malversazioni. Però una cosa c'è da dire: grazie a questi momentacci di vacche magre la cittadinanza sembra essersi ridestata dal suo proverbiale torpore. Le attività specialmente – quelle che ancora resistono – da qualche anno ce la mettono tutta per richiamare partecipazione e interesse e questa è una gran bella novità, almeno da quando sono nato io in poi.
Che consigli ti senti di dare ai giovani che iniziano a scrivere?
Non scoraggiatevi mai! Se davvero avete della stoffa verrà fuori e qualcuno, giocoforza, si accorgerà di voi. Se invece siete dei completi cretini, spinti da una falsa musa velleitaria e inconcludente, sarebbe nondimeno vano e inutile consigliarvi di smetterla e cercarvi qualche altra occupazione, tanto non lo fareste comunque... 
Stai già scrivendo il tuo prossimo libro e nel caso stai pensando a nuove tecniche di Marketing promozionale, c’e ne puoi parlare?
Io purtroppo sono sfornito di ingegno commerciale, altrimenti avrei rilevato la ditta dei miei anziché buttarmi in questo campo. Adoro scrivere: punto! Per il resto, mi affido alle scelte editoriali e, di mio, partecipo a presentazioni, reading, manifestazioni varie e mi presto volentieri a qualunque invito mi provenga da associazioni, locali, enti pubblici etc. Sono presente sui social, è vero, ma quello più che altro è un gioco: non ho le conoscenze né le capacità, né tantomeno la voglia di seguire tattiche e strategie performanti. Anche perché o ti scervelli su tecniche SEO e affini o usi il tuo tempo per scrivere qualcosa di buono, e tra le due prospettive, onestamente, propendo per la seconda.  
Pensi di sfruttare le nuove piattaforme per il self-publishing come ad es. Amazon?
Resto della vecchia scuola: io scrivo e l'editore pubblica. A parte questo sul mio primo romanzo Gigi il bastardo (& le sue 5 morti), il cui contratto di edizione è da poco scaduto, un pensierino ce l'ho fatto. Così, tanto per provare una cosa nuova. Se dovessi autopubblicarmelo, comunque, verreste immediatamente messi al corrente.
Programmi per il futuro e sogni nel cassetto?
Ci sono due tipi di immortalità: quella data dalle opere compiute in vita che lascerai ai posteri, e quella che ti danno i figli, preservando e propagando il corredo genetico tuo proprio ben oltre la conclusione della tua esistenza. Io, se possibile, proseguirei volentieri a fare entrambe le cose.


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