Guido Manzone
I famosi giardini pensili di Babilonia non furono costruiti per farvi danzare la bella e sensuale Sherazade,come scrissero i romantici poeti dell'800 che di idraulica non ne capivano molto,ma per salvare l'agricoltura ,allora appena scoperta dai Babilonesi, dalle ricorrenti piene dell'Eufrate. Del resto ,nel periodo del Neolitico,circa 9500 anni orsono,gli irsuti,ma intelligenti popoli del bacino del Po, capirono ciò che gran parte dei sindaci ed assessori all'urbanistica dell'Italia dell'oggi non hanno ancora compreso nonostante gli sia stato spiegato più volte: "non si costruisce nelle aree golenali,ma se proprio lo si vuole fare occorre edificare le costruzioni su palafitte elevandole ad un'altezza maggiore delle piene." Alessandria,sorta sulla confluenza di due fiumi , non ha fatto eccezione. Per secoli i suoi abitanti per tentare di difenderla dalle piene del Tanaro e del Bormida (che allora sfociava in Tanaro, percorrendo quella che oggi è via Poligonia) cercarono di alzare il livello delle nuove costruzioni utilizzando sia le macerie delle demolizioni sia la sabbia che dragavano dal Tanaro oppure ricavavano dai vari canali che attraversavano la città. Per rendersi conto dell'altezza originale della città basta
andare in via Lumelli a vedere il cosiddetto Tinaio degli Umiliati (che in realtà era una stalla)che si trova a circa 3 metri sotto l'attuale livello stradale. La città medioevale era molto più piccola di quella dell'oggi. Le sue mura finivano all' altezza di Piazza Marconi e poco oltre piazza Santa Maria di Castello. Gli Orti non sono mai stati rialzati poichè,come dice il loro stesso nome, erano una zona di coltivazione fuori dalle mura della città abitata da popolazioni marginali che vivevano di una agricoltura minore o facendo il pescatore o il marinaio da fiume. Come tutte le popolazioni marginali non godevano di grande stima tra i cronisti padani ,soliti accusarli di ogni nefandezza e di ogni traffico illegale possibile. Le alluvioni del Tanaro,nonostante si tentasse in ogni modo di limitarne gli effetti,si susseguirono con estrema violenza in tutta la storia della città. Nel quindicesimo secolo vi fu un'alluvione contemporanea del Bormida e del Tanaro le cui acque si unirono nel centro urbano trascinando lastre di ghiaccio che colpirono gli abitanti che si erano rifugiati sui tetti . Ma la cosa non dispiacque troppo poichè vi era la peste e le acque della piena,a quanto scrissero i cronisti,contribuirono ad allontanarla dalla città. Pure violentissima fu la piena che distrusse e portò via del tutto l'isola Galateri con le sue spesse mura fortificate ed i suoi cannoni. L'unica bonifica veramente valida,che dopo l'alluvione del 1877 resse fino al 1951,fu quella effettuata all' inizio del 1900. Fu un lavoro meraviglioso però calcolato sulla urbanistica dell'epoca ,con le città nella parte alta del bacino del Tanaro di dimensioni assai ridotte rispetto a quelle attuali. Il grande sviluppo dell'Albese, con la sua richiesta di aree ad uso industriale e residenziale avvenuta dopo gli anni 50,causò la chiusura di aree golenali create apposta per fare sfogare le acque di piena. Si può quasi affermare che la ricchezza dell'Albese fu la dannazione di Alessandria che subì le conseguenze terminali delle piene. Il colpo di grazia alla nostra sventurata città venne dopo la bonifica successiva all'alluvione del 1994. Sindaci ed amministratori dell'alta Valle Tanaro si preoccuparono di salvare in primo luogo i terreni dei loro comuni rettificando il fiume e fiondando così l'alluvione a valle, costruendo nel contempo argini che impedissero l'esondazione delle acque in quelle che un tempo erano aree golenali di sfogo ed erano state utilizzate per scopo residenziale ed industriale.Contemporaneamente l'amministrazione comunale di Alessandria,indifferente del fatto che il suo territorio era stato trasformato in una golena,compiaciuta e soddisfatta oltre al dovuto dei mille miliardi di lire ricevuti per ripagare i danni dell' alluvione, non si preoccupò minimamente del modo in cui veniva bonificato il bacino del Tanaro a monte della città. L'unica e assai sospetta preoccupazione dell'intera Giunta fu quella di abbattere i tre ponti della città sul Tanaro,compreso quello della Cittadella, falsamente accusato della colpa dell'alluvione. In realtà il vero responsabile fu il ponte del Sanatorio che aveva ben sei arcate su nove chiuse da sedimenti per mancata manutenzione. L'associazione La Cittadella di Alessandria fotografò il tutto evidenziando le arcate chiuse con sedimenti che arrivavano fin sotto la volta. Le foto ,di per sè incontestabili,furono fatte avere a Comune,Provincia, Tribunale,Carabinieri,Polizia e stampa locale. Ma non successe assolutamente nulla. Evidentemente qualcuno che voleva abbattere i ponti era molto più potente della stessa realtà. A venti anni dall'alluvione per evitarne il ripetersi l'AIPO ha proposto di costruire "vasche di laminazione"per contenere l'alluvione a monte di Alessandria. E' doveroso far notare come tali " vasche di laminazione" esistono solo in Italia ed in nessun altro paese al mondo. Sono state inventate dai cementieri per aumentare il consumo di cemento di cui si è in superproduzione,non solo perchè l'edilizia è ferma,ma anche perchè le nuove costruzioni ne consumano assai meno di una volta o impiegano il ferro per le strutture portanti. Costruire le nefande e speculative vasche di laminazione per contenere le piene del bacino del Po, di cui il Tanaro è parte, vuol solo dire costruire migliaia di ettari di vasche in cemento distruggendo il terreno agricolo sottostante con costi demenziali assolutamente non sostenibili per il bilancio di alcuna nazione. La diseconomica e truffaldina proposta delle vasche di laminazione gioca sull'incapacità e sull'ignoranza delle dirigenze politiche italiane,assolutamente prive di conoscenze tecniche e non in grado di valutare le conseguenze del proprio agire. E questo per essere gentili e non esprimere giudizi assai peggiori,anche se probabilmente reali su chi gestisce alcuni settori dei lavori pubblici in Italia. L'unico e solo sistema per salvare Alessandria da una prossima alluvione è di abbassare gli argini per fare sfogare le acque delle grandi piene distruttive nelle zone agricole disabitate scegliendo razionalmente il male minore e salvando così la città. Si ricorda agli alessandrini che lo Stato non darà in pratica alcun aiuto se non qualche elemosina formale,per l'alluvione di Genova,avvenuta proprio in questi giorni. Se si ripeterà l'alluvione in Alessandria saremo pertanto abbandonati al nostro destino che peraltro ci siamo costruito con le nostre stesse mani non essendo intervenuti per salvare la città quando si era ancora in tempo per farlo. E' pure assai grave che un giornale come la Stampa abbia fatto un puerile falso per rassicurare l'opinione pubblica alessandrina presentando la chiusa dell'Osterietta come un mezzo efficace per scongiurare un disastro analogo a quello del 1994. In realtà la chiusa semplicemente impedisce alle acque di piena del Tanaro di risalire il rio Loreto che si trova ad un livello più basso allagando i terreni dell'Osterietta.Le false rassicurazioni sono molto pericolose perchè impediscono agli alessandrini di rendersi conto del pericolo che corrono e di porvi rimedio. La chiusa dell'Osterietta è costata 7 milioni di euro prelevati dai 15 milioni ,gli ultimissimi ,messi a disposizione dell'AIPO per la sicurezza sia del Tanaro che della Bormida. Finiti questi non c'è più nulla nè per l'oggi nè per il domani.
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