Moltissimi gli alessandrini che hanno partecipato all'incontro in Cittadella con Don Luigi Ciotti, ispiratore e fondatore del Gruppo Abele e di Libera. E agli studenti seduti ad ascoltare, il prete ha ricordato "riempite di vita la vita, impegnate la vostra libertà per chi libero non è".
ALESSANDRIA - "La legalità cominicia dal rispetto di chi parla: chiunque esso sia Io sono un piccolo uomo ma credo nell'unione nelle forze. Credo che a volte la speranza abbia bisogno di noi, credo sia importante non essere cittadini ad intermittenza. Commuoversi è normale, ma bisogna fare altro: bisogna muoversi". Le parole di Don Luigi Ciotti rimbombano nella sala, amplificate dal microfono e rese ancora più profonde dall'enfasi, dalla passione, che il prete ispiratore e fondatore del Gruppo Abele e di Libera investe in ogni sillaba. E' la tarda mattinata di sabato 8 dicembre e la Cittadella apre le proprie porte per accogliere gli alessandrini - studenti, rappresentanti del mondo politico, semplici curiosi - che hanno deciso di ascoltare le parole dell'uomo che, da sempre, ha scelto di "saldare la terra con il cielo".
Dopo l'introduzione della capo delegazione Fai, Ileana Spriano, è stata il Prefetto, Romilda Tafuri, a dare il benvenuto a Don Ciotti. "Hai creato un esercito e mobilitato le coscienze - dice a Don Ciotti - e sei di stimolo ed energia per tutti noi. Non possiamo che ringraziarti". Anche il sindaco di Alessandria, Rita Rossa, ringrazia il fondatore di Libera, ricordando
anche "il lavoro svolto dalla commissione legalità del Comune. Una componente importante, che pone l'attenzione su quelle realtà che sembrano immuni ma sono, invece, profondamente minacciate. Valutiamo la possibilità di creare un Consigliere di Legalità - aggiunge - ci sembra un passo importante, anche se a qualcuno potrebbe sembrare banale. Vogliamo che si parli di legalità, ci si parta dalla scuola, dai giovani, per fornire ai ragazzi le conoscenze necessarie per sviluppare un'autonomia di giudizio ed essere vigili e attenti contro i diversi tipi di mafia".
Legalità, giustizia, autocritica, speranza: il discorso di Don Ciotti è spontaneo, irruento. "Diffidate sempre di chi pensa di aver capito tutto - consiglia ai giovani - diffidate degli "io": i "noi" si costruiscono affrontando le criticità. Siamo piccoli, sempre più piccoli in una realtà complessa, fatta da una società frammentata, da una povertà relativa, assoluta e culturale sempre più diffusa". Uomini piccoli, racconta Don Ciotti, che però sono chiamati a riconoscere e sconfiggere la mancanza di profondità, destinati ad andare oltre la superficie, a conoscere per essere responsabili. "La democrazia conquistata con tanta fatica - continua - offre due doni: la dignità e la giustizia. Ma senza la responsabilità, la democrazia è senza spina dorsale: ne parliamo spesso, molte volte la richiediamo allo Stato, alle istituzioni. Eppure, quante volte ci guardiamo dentro, per capire se noi stessi ce l'abbiamo? Il vero problema del nostro paese non è la mafia, non è la camorra: il vero problema del nostro paese siamo noi".
Un'autoriforma delle coscienze, fatta di libertà equilibrata e di speranza, di impegno a "distinguere per non confondere, evitando semplificazioni", di denunce che diventano progetti e proposte, spinti dalla volontà di far emergere, di cogliere, le cose belle e positive che magari fan poco chiasso ma son lì, presenti nelle nostre vite, "Il problema più grave - continua - non è chi fa il male, ma chi guarda e lascia fare. Le mafie hanno ripreso potere e denaro, si sono spostate all'estero, hanno seminato al sud per raccogliere frutti al nord: eppure il loro denaro è sporco, macchiato del sangue delle 3500 vittime di mafia, i cui nomi devono 'graffiarci dentro'. Abbiamo lottato perché i loro beni potessero essere confiscati, tanto in Italia quanto in Europa. Ora chiediamo che la politica non perda tempo, che si acceleri e che quei beni esclusivi, in mano ai mafiosi, diventino beni condivisi".
Ad ascoltare don Ciotti, seduti sul pavimento del salone, tantissimi giovani. Ed è proprio a loro che il prete rivolge un invito, una speranza, a "riempire la vita di vita, ad impegnare la vostra libertà per chi libero non è. Siate la coscienza critica del mondo. Siate sovversivi".
9/11/2014
Stefani Cava - stefania.cava@alessandrianews.it

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