Gentilissimi, ho appreso dai mezzi di informazione che ad Alba, nell’ambito della 84° Fiera internazionale del tartufo, Giovedì 9 Ottobre si terrà la “Grande rassegna di bovini piemontesi di sottorazza albese della coscia” con il patrocinio della Città di Alba e della Regione Piemonte. Saranno ammesse le categorie piemontesi di vitelloni della coscia interi, vitelle della coscia, vitelli castrati, manzi da 2 a 6 denti, manze da 2 a 6 denti, vacca grassa da macello e le categorie meticci di vitelloni interi, vitelle meticce. I premi saranno costituiti da gualdrappe, diplomi e denaro. A tutti gli allevatori verrà riconosciuto un contributo di € 50,00 per ogni capo quale rimborso spese di trasporto.
E’ il quadro che si presenta ogni volta che arriva il momento di una fiera di bovini che risulta, non solo legale, ma addirittura apprezzata perché pare che l’allevamento dei bovini sia un’attività che rende bene, che aiuta l’economia e che è addirittura spacciata come attività che si prende cura degli animali. Gli allevatori li presentano alle fiere come se fossero ciò che hanno di più caro: cari lo sono certamente ma in senso economico, non affettivo, tant’è che sono destinati inevitabilmente al macello, ghiotta fonte di reddito.
In Piemonte, la tradizione delle fiere bovine è molto radicata: ogni zona ha la propria “specialità” che si riferisce alla razza o alla sottorazza. Nella storia economica piemontese l’allevamento e il mercato del bestiame sono stati per secoli i punti attorno ai quali girava quasi tutta l’economia locale. Non vi è dubbio che esista questa tradizione ma nel corso dei secoli, e soprattutto degli ultimi anni, qualche passo avanti è stato fatto, sia nell’affermazione dei diritti animali, sia nella conoscenza della scienza alimentare. La vita degli animali negli allevamenti, il loro trasporto verso i macelli e l’orrore della macellazione, ignota a molti consumatori di carne, ci pone di
fronte a rilevanti problemi di ordine etico. La sempre più diffusa consapevolezza dei problemi salutari e ambientali legati all’allevamento per la produzione di carne, ci suscita molti interrogativi sul modo di alimentarci. Inoltre il consumo di carne non è vitale per il nostro fabbisogno alimentare, anzi ci causa problemi, specialmente la carne rossa. Se la sensibilità verso l’uccisione di un animale è cosa non a tutti comprensibile, è bene riflettere sulle innumerevoli testimonianze mediche che considerano il consumo di carne nocivo alla salute umana, oltre che all’ambiente. Le istituzioni dovrebbero disincentivare simili iniziative e promuovere stili di vita e abitudini alimentari più salutari e sostenibili. Incentivare il consumo di carne, così come sostenere l’allevamento, anche attraverso fiere come questa, è una scelta da discutere a da rivedere, superando quella tradizione che è da tradire più che da tramandare.
Ciò che mi colpisce ulteriormente in queste iniziativa è il culto della razza o della sottorazza. Spesso si promuovono queste mostre come occasioni che servono a far conoscere e tutelare il mondo degli animali, nelle loro razze pure ma ciò è contraddittorio poiché questo non rappresenta affatto il mondo naturale degli animali: in natura non esistono le razze pure che invece sono il frutto di una selezione operata dall’uomo nel tempo per soddisfare i propri interessi, che siano ornamentali o economici.
Forse siamo ancora lontani da una presa di coscienza che rispetti la vita animale in ogni sua forma, ma qualcosa sta cambiando perché sempre più persone, pur affermando il piacere del palato come un diritto, sanno che esso non deve contrastare col diritto fondamentale alla vita degli esseri senzienti, così sono definiti gli animali all’articolo 13 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.
Cordiali saluti.
Paola Re
Tortona (AL)
Delegata del Movimento Antispecista

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