Nuova alluvione nel basso Piemonte: è ora di dire basta alle grandi opere inutili e di ragionare invece seriamente sulla prevenzione
“Basta grandi opere inutili, è ora di ragionare seriamente sulla prevenzione e la messa in sicurezza del territorio”. Così si esprime Legambiente all’indomani dell’alluvione che ha nuovamente colpito il basso Piemonte.
Ad esempio gli investimenti previsti dalla Legge Obiettivo per il Terzo valico ferroviario, l'inutile linea ad alta velocità Milano-Genova in gestazione da oltre 20 anni, sono ben sei miliardi di euro, destinati senza alcun dubbio a peggiorare una situazione – ben evidente dai fatti attuali – già sufficientemente critica.
Per proteggere la popolazione, serve invece un programma di manutenzione del territorio e di prevenzione del rischio, che fornisca strumenti concreti e fondi per renderli operativi, oltre ad un’efficace azione di informazione e formazione dei cittadini sulla “convivenza con il rischio”, per sapere cosa fare in caso di fenomeni come questi.
“Occorre invertire la tendenza degli ultimi anni, in cui si è speso circa 800 mila euro al giorno per riparare i danni e meno di un terzo di questa cifra per prevenirli – dichiarano il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, la presidente del Circolo di Ovada Michela Sericano, il presidente del Circolo Vallemme Mario Bavastro e il vice presidente
del Circolo Valle Scrivia Antonio Carnevali – mentre abbiamo una politica delle infrastrutture che continua a sostenere le grandi opere, e progetti di prevenzione che continuano a rimanere solo sulla carta, a scapito della sicurezza delle persone e del contrasto al dissesto idrogeologico”.
Secondo Legambiente, una politica di adattamento e di mitigazione ai cambiamenti climatici significa intervenire sulla manutenzione e riqualificazione dei corsi d’acqua, non intendendo con ciò un incoraggiamento ad un’esasperazione delle opere di difesa, bensì un programma che porti alla rinaturalizzazione dei torrenti, restituendo loro gli spazi sufficienti a salvaguardare persone e cose.
Poi, ancora, porte aperte sui sistemi di drenaggio delle acque meteoriche, aumentando la capacità di esondazione dei corsi d’acqua e di permeabilità dei suoli urbani e sulla delocalizzazione delle strutture che oggi causano le condizioni di rischio.
E’ vero, i Comuni stanno subendo una crisi finanziaria senza precedenti e le Regioni hanno a disposizione pochi fondi, ma non molto è poi necessario per una sensibile riduzione del rischio idrogeologico: l’inizio sta appunto nell’evitare le opere che lo aumentano. E qui non solo non si spende, ma persino si risparmia.
Oggi, invece, nell'ovadese e nel Novese ancora una volta l'acqua riprende gli spazi che le sono stati sottratti dell'asfalto e dal cemento.
Legambiente Ovadese e Valle Stura – Michela Sericano
Legambiente Vallemme – Mario Bavastro
Legambiante Circolo Valle Scrivia . Antonio Carnevali

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