Nuove regole contabili per calcolare il Prodotto Interno Lordo


Alfio Brina da: Città Futura on-line
Il 22 settembre, l’Istat renderà pubblico il nuovo PIL, oggetto del diverso sistema di calcolo (sistema Sec) che verrà adottato da tutti i paesi europei. Sui valori del Pil riformato, il governo aggiornerà il Documento di economia e finanza per il 2015 (bilancio e legge finanziaria), da sottoporre all’esame del Parlamento.
Secondo le prime stime, il Prodotto interno lordo aumenterà di almeno 32 miliardi di euro, passando dagli attuali 1.560 a 1.592 miliardi. Questo modificherà, verso il basso, il rapporto tra Pil e il deficit di Bilancio e tra Pil e il debito pubblico. Entreranno nel nuovo calcolo la spesa per gli armamenti e quella per Ricerca e sviluppo. Il nuovo sistema prevede, inoltre, per la prima volta, il recepimento nel Pil, dell’economia illegale (quella sommersa è già calcolata). In particolare confluiranno nel calcolo tre attività che producono reddito indipendentemente dal loro status giuridico, e riguardano: il traffico di droga, la prostituzione e il contrabbando di sigarette e alcol. Settori la cui consistenza finanziaria sarà oggetto di stima presunta, essendo attività sprovviste di ogni esplicito supporto
contabile. Infatti, le attività illegali, sconosciute nella loro consistenza finanziaria, non vengono colpite dall’imposizione “diretta”, ma solo da quella “indiretta”: Iva e accise, al momento in cui, i percettori di tali redditi, li trasformano in consumi mediante l’acquisto di beni e servizi. Operazioni che, solitamente, avvengono nel più completo anonimato, salvo che si tratti di acquisti di immobili, aeromobili, auto o barche, soggette all’iscrizione al Catasto o in appositi pubblici registri. Anche in questi casi però, con la complicità di notai e professionisti, non si può escludere il ricorso a prestanome di comodo o a società registrate nei così detti paradisi fiscali.
L’Eurostat prevede un balzo per l’Italia tra +1 e +2%. Se il Pil salisse del 2% pari a 32 miliardi, il rapporto deficit - Pil scenderebbe dello 0.1%. Scarto minimo, secondo alcuni economisti, ma non trascurabile per un paese come l’Italia il cui rapporto si situa sul filo del 3%. Mentre il debito scivolerebbe giù del 2,6%, dal 135% al 132,4% del Pil. Anche l’incidenza della pressione fiscale complessiva subirà una leggera flessione. Nessun beneficio ricadrà, invece, sul prelievo fiscale di salari, stipendi e pensioni.
Le novità che scaturiranno dall’Istituto di Statistica sono di indubbio rilievo. Francia, Regno  Unito e Olanda hanno già rivalutato il loro Pil con risultati considerevoli. + 3,2% per i francesi, + 4% per gli inglesi, addirittura + 7,5% per gli olandesi. I tedeschi lo fanno il prossimo primo settembre, per la Germania si stima un incremento dal 2 al 3%.
I nuovi criteri di calcolo, oltre ad accostare i dati della contabilità ufficiale a quelli dell’economia reale del paese, presentano risvolti positivi in rapporto ai vincoli del Trattato di Maastcht e alle ricadute che ne derivano per la contabilità pubblica di ogni paese membro dell’Unione Europea.

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