by Laura Lalla Ribaldone
Bellissimo capolavoro di Elsa Morante, ambientato nel pieno periodo della guerra. Storia di Iduzza, Nino e Useppe, che nonostante le problematiche del tempo sono una famiglia comunque molto unita. In particolar modo l'amore di Useppe per il fratello che nonostante la differenza d'età, vuole sempre essere presente nella sua vita. Ci sono moltissimi personaggi a cui il protagonista si affeziona, ma purtroppo la sua vita sarà molto breve per via di una brutta malattia.
Il libro impegna molto come livello di lettura, ma un libro così bello ne vale davvero la pena di leggerlo, sono certa che vi innamorerete del piccolo Useppe. Io ho riso, ho pianto, ho urlato, ho provato i suoi stessi sentimenti dal profondo del cuore.
Ve lo consiglio caldamente!!!!
Buonissima lettura!!!!
Un giorno di gennaio dell'anno 1941 Gunther, giovanissimo militare del Reich ubriaco, vaga per Roma alla ricerca di un bordello. Durante la sua (infruttuosa) ricerca, incontra una donna, la maestra trentasettenne Ida Ramundo vedova Mancuso (ebrea per parte di madre) e madre di un turbolento ragazzo quindicenne di nome Antonio Mancuso, soprannominato Nino.
Colto da un raptus che trasforma in rabbia la sua nostalgia, il soldato violenta la donna, che ne rimarrà incinta e avrà un figlio, Giuseppe, ribattezzato "Useppe" da suo fratello. Di Gunther, che immediatamente dopo perirà a bordo del convoglio aereo destinato al trasporto delle truppe tedesche in Africa, non avrà più alcuna notizia. La diffidenza di Ida nei confronti del soldato tesdesco è giustificata dalla sua storia famigliare: la donna - che il padre, amante del' opera lirica, avrebbe voluto chiamare Aida, in omaggio alla protagonista dell'omonima opera di Giuseppe Verdi - è nata a Cosenza trentasette anni prima, figlia unica
e molto amata di due maestri di scuola elementare, Giuseppe Ramundo, di origine contadina e fede anarchica, segretamente dedito al bere, e di Eleonora "Noruzza" Almagià, di orgine ebrea; la madre di Ida, peraltro, già ben prima delle leggi razziali aveva sempre nascosto le proprie origini, confidandosene solo col marito e la figlia, e ha preteso che Ida venisse battezzata nella Chiesa Cattolica proprio per proteggerla da ogni possibile sospetto. Da bambina, Ida è timida, diligente nello studio - tanto che diventerà maestra come i propri genitori - ma soffre di un male misterioso che viene definito isteria(si tratta probabilmente di crisi epilettiche) e questo segreto, così come l'origine ebrea della madre e le opinioni politiche del padre, è custodito gelosamente dalla famiglia. Al termine della Prima Guerra Mondiale Ida conosce un commesso viaggiatore di origine siciliana, Alfio Mancuso, col quale si sposa, andando a vivere a Roma. Poco dopo, agli albori della dittatura, muore il padre, Giuseppe Ramundo, minato dall'abuso di alcol e profondamente sconfortato per il crollo delle sue antiche idee di gioventù. Qualche anno dopo, moriranno a poca distanza l'uno dall'altra anche Alfio Mancuso, reduce dalla Guerra di Abissinia, e Noruzza Almagià, ormai anziana e non più lucida, che ha vissuto con terrore crescente l'inizio della campagna contro gli ebrei.
Ida e i suoi figli vivono in una casa di San Lorenzo. Nino è un ragazzo esuberante e innamorato della vita: fervente fascista (ma solo per braveria: in realtà non ha nessuna idea di cosa sia il Fascismo), linguaggio scurrile, comportamento spavaldo e sfrontato. Non si avvede della gravidanza di sua madre fino alla nascita del bambino, ma già dalla prima volta in cui lo vede se ne innamora, e inizia con lui uno stupendo rapporto di amore fraterno, per quanto discontinuo a causa dei continui vagabondaggi di Nino, che durerà, fino alla sua morte.
Nel luglio del 1943 Nino riesce a farsi accogliere in un battaglione di Camicie Nere in partenza verso il Nord. Qualche giorno dopo un grosso bombardamento distrugge, oltre al resto, la casa di Ida a San Lorenzo, uccidendo il cane di Nino, Blitz, e lasciando Ida e Useppe senza una dimora.
I due trovano alloggio in uno stanzone a Pietralata, destinato a ricovero per gli sfollati, condiviso con un anziano marmoraro comunista, Giuseppe Cucchiarelli (chiamato, per l'inflazione di persone con quello stesso nome, "Giuseppe Secondo" o, nel linguaggio infantile di Useppe, "Eppetondo"), e con una famiglia mezzo napoletana e mezzo romana, talmente numerosa da essere soprannominata la famiglia de I Mille.
Un giorno nello stanzone di Pietralata giunge un giovane, stravolto dalla fatica, che si presenta come Carlo Vivaldi, bolognese. Scostante e scortese, non è interessato ad avere rapporti con i suoi coinquilini, e se ne sta chiuso nel suo angolo senza comunicare con nessuno.
Poco tempo dopo, inaspettatamente, ricompare Nino, non più Camicia Nera ma partigiano comunista. Il suo soprannome da partigiano è Assodicuori, e con lui ha portato un suo compagno di guerriglia, Quattropunte. L'arrivo dei due mette Giuseppe Secondo in uno stato di eccitazione ideologica, al punto che, sebbene vecchio e malconcio, decide di unirsi alla compagnia partigiana di Nino, con il nome partigiano di Mosca.
Nino, inoltre, durante la cena, riesce a far parlare Carlo, scoprendo che si tratta di un dissidente politico (anarchico) arrestato dalle SS e fuggito durante la deportazione. Qualche tempo dopo anche Carlo, avuta notizia dell'uccisione di tutta la sua famiglia (di origine borghese) da parte dei nazisti, per vendicarsi si unisce alla Libera (la banda partigiana di Nino), prendendo il nome di Piotr e rivelando la sua vera identità: il suo nome, in realtà, non era Carlo Vivaldi, bensì Davide Segre, ebreo.
Finalmente I Mille riescono a tornare nella loro Napoli, lasciando Ida e Useppe soli nello stanzone di Pietralata. La loro solitudine dura poco: in breve nuovi sfollati, avuta notizia di quel luogo, vengono ad abitare lo stanzone.
Il gennaio dell'anno seguente, 1944, vede la tragica fine dei partigiani Mosca, ossia Giuseppe Secondo, e Quattropunte, il migliore amico di Nino, morti durante le loro imprese, nonché di Maria (o Mariulina), fidanzata di Nino e complice dei partigiani, uccisa dai nazisti con sua madre. La morte di Giuseppe Secondo ha un risvolto positivo per Ida: un'eredità di diecimila lire, che si trovavano nascoste all'interno del materasso lasciatole dal vecchio comunista.
Grazie a una sua anziana collega, Ida trova un nuovo alloggio: una stanza in affitto da una famiglia, la famiglia Marrocco, nativa della Ciociaria. Questa famiglia è costituita da Filomena, sarta, suo marito Tommaso, il loro figlio Giovannino (in quel momento in Russia, la cui stanza è quella presa in affitto da Ida), la giovanissima moglie di Giovannino, Annita, e il vecchio padre di Filomena. La casa viene spesso frequentata da Santina, vecchia prostituta e amica delle Marrocco, che era (a dir suo) in grado di leggere le carte, e per questa sua presunta capacità veniva sempre interpellata dalle appigionanti di Ida sulla sorte di Giovannino, che sperano di rivedere al più presto (mentre noi sappiamo essere morto durante la ritirata dalla Russia).
Nella casa dei Marrocco arriva un giorno Davide (prima conosciuto come Carlo o Piotr), alla ricerca di Nino, che è a Roma, ma senza un recapito preciso. Pochi giorni dopo, infatti, si presenta anche Nino; Useppe si trova però a passeggio con Annita. In questa occasione Nino comunica alla madre, sconvolta, di aver scoperto le sue origini ebree («A' mà! Che stiamo ancora ai tempi de Ponzio Pilato? Che se fa, se sei giudia? [...] Pure Carlo Marx era giudio!»).
Con l'inizio del 1946, a guerra ormai terminata, Useppe inizia a mostrare insofferenza all'idea di andare a dormire, poiché le sue notti sono tormentate da lunghi e spaventosiincubi. La persistenza di questi ultimi convince Ida a portare il piccolo Useppe da una dottoressa, che gli prescrive un ricostituente, che permette a Useppe di ricominciare una vita normale.
Qualche tempo dopo, un'altra morte segna il racconto: quella della prostituta Santina, uccisa dal suo magnaccia Nello D'Angeli.
Verso la fine dell'agosto dello stesso anno, Nino si trasferisce per qualche giorno nell'appartamento che Ida ha preso in affitto da poco, con una cagna, Bella, che resterà con Useppe fino alla fine del romanzo. Questa situazione dura solo cinque giorni, ma Ida spera che possa diventare una situazione definitiva.
Il 16 novembre Useppe viene colpito da un attacco epilettico, il primo di tutta la sua vita (anche la madre, da bambina, aveva avuto questa malattia). Qualche giorno dopo, un altro avvenimento giunge a minare la salute psichica di Ida: la morte di Nino in un incidente stradale, dopo un inseguimento con la polizia (Nino era contrabbandiere).
La primavera e l'estate del '47 vede Useppe e la cagna Bella (che dopo la morte di Nino era riuscita a trovare la casa di Ida e si era stabilita lì) "pazziare" per le vie di Roma, lungo il Tevere (dove hanno una sorta di "rifugio segreto"), dove incontra un ragazzetto, tale Scimò Pietro, fuggito da un riformatorio. Questo ragazzo sarà il suo unico amico, oltre a Davide Segre, che intanto vive a Roma nella vecchia casa di Santina, sottomesso dal desiderio di morfina, e ad essa schiavizzato.
Sempre sotto gli effetti dell'alcol e della droga, Davide tiene un lungo discorso sull'anarchia in un'osteria, in gran parte ignorato dalle persone a cui si rivolge.
Di lì a breve Davide Segre, stroncato da un'overdose (o, come dice la Morante nel testo, da un'"iperdose"), muore nel suo appartamento. Qualche giorno dopo anche il piccolo Useppe muore durante uno dei suoi attacchi epilettici. La madre, Ida, alla vista del figlioletto morto, impazzisce, e viene portata in un ospedale psichiatrico dove morirà nove anni dopo.

Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post