La storia ci consiglia di evitare ogni tipo di guerra


Guido Manzone Città Futura on-line
Ci auguriamo di sbagliare, ma non possiamo ignorare l'atmosfera di tensione,odio e rabbia e di indiretto invito alla crociata,che da sempre costituisce il brodo di coltura per preparare l'opinione pubblica alla guerra,che con sempre maggiore abbondanza viene ogni giorno riversata sulle italiche genti dagli strumenti di informazione ufficiali. E la cosa ci preoccupa non poco ,per le imprevedibili conseguenze che può avere e per lo stato di dissesto in cui si trovano i bilanci dello Stato e della nostra economia. Diviene pure alta la tentazione di usare la guerra come facile scusante per la nostra inefficienza politica e come giustificazione per l'attuale incapacità dimostrata di uscire dalla palude in cui stiamo economicamente e socialmente affondando,come eredità di precedenti gestioni. Anche se sentiamo l'impulso di impugnare la nostra modesta penna per scrivere contro la guerra,la ragione e l'esperienza  ci trattiene dal farlo. Lo scrivere contro la guerra non servì assolutamente a nulla nel 1914 e nel 1939 e nemmeno che vi fosse contraria gran parte della popolazione e tutto fu travolto da una vera e propria alluvione di propaganda bellicista . Riteniamo più utile ricordare due trascurati,per non dire censurati, episodi della nostra Storia recente, sperando possano
aiutarci a capire come comportarci e qual è sempre stato il giudizio a livello militare di cui l'Italia ha  goduto nel tempo. Primo episodio: quando nel 1939 scoppiò la seconda guerra mondiale, gli amici inglesi dell' ambasciatore  tedesco a Londra,un vecchio nobile prussiano a cui volevano bene e che stimavano molto,lo accompagnarono rattristati al treno che doveva riportarlo in patria. Quando si affacciò al finestrino per un ultimo saluto,l'amicizia prevalse su ogni altro sentimento e tatto diplomatico e gli chiesero: "Con tutta la tua esperienza,secondo te chi vincerà questa guerra?" Il nobile prussiano fece un  sorriso bonario: "Sicuramente vincerà chi non avrà alleata l'Italia". Secondo episodio: dopo la guerra dei Boxer nel 1900, le potenze occidentali ,che l'avevano vinta, si spartirono di fatto le ricchezze ed i commerci della Cina. Anche l' Italia sbarcò le sue truppe ed occupò una zona della costa cinese. Se non chè al mattino dopo si presentò in gran pompa il mandarino del luogo che chiese del Comandante della spedizione italiana e disse:"La nostra amata Cina ha perso la guerra! Come è sempre stato i vincitori hanno diritto di fare ciò che vogliono della nostra patria e noi che abbiamo perso dobbiamo subire,ma voi italiani avete sempre perso tutte le guerre che avete fatto e persino contro gli etiopi di Menelik che sono dei selvaggi disarmati, perciò domani vi imbarcate e tornate a casa vostra."E così fece la nostra spedizione. L' Italia in un secondo tempo ebbe un piccolissimo territorio in una palude per salvare la faccia,come elemosina da parte delle potenze vincitrici. l' Italia dovrebbe imparare dalla cultura storica anglosassone che tratta  pochissimo delle proprie vittorie, ma tantissimo delle proprie sconfitte poichè ritiene che queste vadano esaminate nel dettaglio per capire come e perchè si è sbagliato. Lo stesso vale per la cinematografia:infiniti sono i film su Pearl Harbor,sulla perdita di   Singapore e della fortezza di Corrigidor che furono pesanti sconfitte oppure quelli sulla fine del generale Custer battuto dagli Indiani o  sulla battaglia persa dagli Inglesi a Kartum presa dagli uomini del Madi,capo delle bande di estremisti religiosi di allora.Anche la famosissima carica dei 600 è ufficialmente definita dagli storici inglesi come quanto di più eroico,stupido e inutile e frutto di incompetenza abbiano mai fatto gli squadroni a cavallo. Se anche noi studiassimo con cura le nostre sconfitte sarebbe molto istruttivo e utile ed eviteremmo di ripetere gli errori del passato.

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