Apes Revolution-Il pianeta delle scimmie (Dawn of the Planet of the Apes, 2014), by Matt Reeves


by Barbara Rossi
Al cinema: Attesissimo sequel de “L’alba del pianeta delle scimmie” (2011), blockbuster mondiale a firma dell’inglese Rupert Wyatt, “Apes Revolution” ha scarse ascendenze con il “Planet of the Apes” mistero gotico burtoniano del 2001, e probabilmente ancor meno con l’ormai ‘classico’ originale, “Il pianeta delle scimmie” di Franklin J. Schaffner (1968).
L’elemento saliente che queste due ultime variazioni moderne sul sempiterno tema e conflitto Natura-Cultura sembrano avere smarrito lungo il cammino è proprio l’ambientazione, fortemente caratterizzante sia il vecchio “Pianeta” che la favola tradizionalmente goticheggiante del visionario Burton. 
Anche le vicende di questo sequel affondano le loro spettacolari e tentacolari radici nell’humus paludoso, oscuro e decadente di una Terra futuribile, post-decadente, preda di un morbo letale, dell’estremismo (e del razzismo) di pochi sopravvissuti, delle ataviche paure legate all’incontro-scontro di civiltà, condannate alla convivenza forzata nel medesimo territorio.
Nel mezzo, lo splendore di scene ipercinetiche, di panoramiche e movimenti di macchina mozzafiato, per catturare la grandiosità e la concitazione delle azioni di guerra delle scimmie e degli umani. Con l’asso nella macchina del motion capture, tecnica utilizzata per digitalizzare il movimento corporeo degli attori e trasferirlo ai primati costruiti al computer.    
Straordinariamente d’impatto, sia a livello visivo che emozionale, la sequenza d’apertura e quella conclusiva; in cui l’immagine, nell’evidenza del primissimo piano che sfocia (e sfuma) in un dettaglio quasi iperrealistico, nasce da Cesare-Andy Serkis (il Gollum della trilogia jacksoniana), la scimmia umanoide, e a lui ritorna.
A proposito di Charles (Darwin)

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