Alessandria: "Non è possibile non condividere il giudizio del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, che ha lucidamente definito “allarmante” la situazione dell’area israelo-palestinese"
OPINIONI - Per introdurre, vorremmo chiederti, molto semplicemente, cosa pensi di quel che sta accadendo in Israele/Palestina.
Non è possibile non condividere il giudizio del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, che ha lucidamente definito “allarmante” la situazione dell’area israelo-palestinese, nella quale si sta in queste ore consumando una tragedia dalle dimensioni apocalittiche, che ha lunghe e intricate radici e che pesa, ancora una volta, sulla popolazione civile inerme, con un costo umano agghiacciante. Dinanzi alle quarantamila persone in fuga dai combattimenti, alle famiglie massacrate e ai bambini straziati, non possono che tornare in mente le parole di Brecht: “La guerra che verrà non è la prima […] Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente ugualmente.”
E tuttavia, accanto alla pietas e alla commozione che ci coglie, incombe su di noi l’obbligo di non leggere gli avvenimenti alla luce dell’emotività e del sentimento, giacché la storia e la politica pretendono la ferma limpidezza della ragione e la stringente analisi della logica, che, sole, possono eludere le trappole della propaganda di parte e condurre verso una soluzione il più possibile equanime del conflitto in corso. Ora, la ragione ci dice che l’impotenza della diplomazia
internazionale e gli scontri accesi tra le potenze (Egitto, Turchia, Iran), che potrebbero e dovrebbero in questa fase porsi come mediatrici e consentire la formulazione delle condizioni di una tregua, sono segnali eclatanti del nodo inestricabile di interessi economici e strategici in gioco in questa area.Non è possibile non condividere il giudizio del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, che ha lucidamente definito “allarmante” la situazione dell’area israelo-palestinese, nella quale si sta in queste ore consumando una tragedia dalle dimensioni apocalittiche, che ha lunghe e intricate radici e che pesa, ancora una volta, sulla popolazione civile inerme, con un costo umano agghiacciante. Dinanzi alle quarantamila persone in fuga dai combattimenti, alle famiglie massacrate e ai bambini straziati, non possono che tornare in mente le parole di Brecht: “La guerra che verrà non è la prima […] Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente ugualmente.”
E tuttavia, accanto alla pietas e alla commozione che ci coglie, incombe su di noi l’obbligo di non leggere gli avvenimenti alla luce dell’emotività e del sentimento, giacché la storia e la politica pretendono la ferma limpidezza della ragione e la stringente analisi della logica, che, sole, possono eludere le trappole della propaganda di parte e condurre verso una soluzione il più possibile equanime del conflitto in corso. Ora, la ragione ci dice che l’impotenza della diplomazia
Oggi i Palestinesi stanno pagando il prezzo atroce di quel riposizionamento degli equilibri internazionali che la fine dell’impero sovietico, prima e la crisi economica dell’Occidente, poi, hanno reso instabili. Ma essi pagano anche il prezzo altissimo del nazionalismo arabo e dei fanatismi islamico e dell’ebraismo ortodosso, ben presenti in questa zona del pianeta, in cui gli interessi economici si ammantano, come peraltro spesso accade, di motivazioni ideologiche e pseudo-religiose. Affermare, come taluni fanno, che la tragedia di Gaza sia il risultato univocamente di una politica espansionistica di Israele è, dunque, una semplificazione del tutto inadeguata e costituisce una vera e propria mutilazione della spiegazione degli eventi.
Ritieni che Hamas sia un’organizzazione terroristica? E’ legittimo l’operato del governo israeliano? Quanto sta accadendo fa parte del confronto arabo/israeliano che va avanti dal 1948 o deve essere considerato a sé?
Hamas è un’organizzazione che Unione Europea, Stati Uniti e Australia considerano terroristica, giudizio a mio avviso del tutto fondato e condivisibile, come dimostrano sia lo Statuto di tale movimento, sia le azioni terroristiche da esso a lungo perpetrate contro cittadini israeliani inermi. Anzitutto, nel proprio Statuto, Hamas si autodefinisce come continuatore dei terroristi di El Qassam, come parte del movimento dei Fratelli Musulmani e “uno degli anelli della catena del Jiahd”; con ... Opinioni - Le macerie di Gaza. Opinioni a confronto: intervista a Patrizia Nosengo - Provincia - AlessandriaNews
Hamas è un’organizzazione che Unione Europea, Stati Uniti e Australia considerano terroristica, giudizio a mio avviso del tutto fondato e condivisibile, come dimostrano sia lo Statuto di tale movimento, sia le azioni terroristiche da esso a lungo perpetrate contro cittadini israeliani inermi. Anzitutto, nel proprio Statuto, Hamas si autodefinisce come continuatore dei terroristi di El Qassam, come parte del movimento dei Fratelli Musulmani e “uno degli anelli della catena del Jiahd”; con ... Opinioni - Le macerie di Gaza. Opinioni a confronto: intervista a Patrizia Nosengo - Provincia - AlessandriaNews

Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post