I disertori della Democrazia sconfitti dal 40,8% dato al PD alle Elezioni Europee


Alfio Brina da: Città Futura on-line
In politica contano le strategie ed i rapporti di forza. Le strategie le elaborano gli uomini politici e quindi i partiti. I rapporti di forza, in democrazia, li determinano gli elettori.
Senza la scelta di Matteo Renzi come segretario del PD alle primarie dell’ottobre 2013, il Partito Democratico non avrebbe impresso l’accelerazione necessaria alle riforme ed al processo di cambiamento.
Con un debito pubblico al 125% del PIL, una pressione fiscale al 44%, un’economia in recessione, una disoccupazione oltre il 12%, un’evasione fiscale dilagante ed una corruzione diffusa, non c’era più tempo per rituali inconcludenti della vecchia politica. Il 40,8% ottenuto dal PD alle elezioni europee del 25 maggio 2014 ha determinato un cambiamento dei rapporti di forza politici nel Paese. Il processo riformatore già avviato, non avrebbe subito quell’accelerazione che andiamo riscontrando e che ha portato Lega e il M 5 Stelle a mutare atteggiamento politico in rapporto alla legge elettorale e alla riforma istituzionale del Senato e dell’articolo V della Costituzione.
Non dobbiamo farci illusioni. Gli avversari restano avversari e la loro disponibilità al dialogo e alla collaborazione potrebbe celare anche tentativi di frenare o sabotare le riforme stesse. Spetta al Governo ed in sede parlamentare al PD
e alla maggioranza procedere con la necessaria cautela senza lasciarsi trascinare in trattative dilatorie ed inconcludenti come è avvenuto in passato con Berlusconi. Correttivi sui testi proposti si possono accettare se non nascondono ipotesi di stravolgimento o di paralisi.
Tuttavia, dal quadro complessivo della situazione, la prima considerazione che si può trarre è che la scelta di coloro che hanno disertato le urne con la motivazione che “tanto non cambia nulla”, hanno avuto torto. Volevano, con la loro diserzione dal voto, punire la “Politica”, ignorando che la “Politica” è “Democrazia” e che la “Democrazia” è “Partecipazione”. Così l’esercito dei “non voto” ha mortificato la democrazia e in ultima analisi loro stessi nella loro dignità di cittadini titolari di diritti. La storia non avanza con i milioni di astenuti, bensì con i milioni di votanti e nel caso italiano con gli oltre 11 milioni e mezzo, il 40,8%, che il 25 maggio hanno espresso un voto per il cambiamento. L’esperienza dimostra che quando vince la destra arretra il mondo del lavoro. Quando vince la sinistra vince l’intero paese.
Il risultato elettorale italiano sta determinando effetti positivi anche a livello europeo. E’ di questi giorni la presa di posizione di Sigmar Gabriel vice cancelliere socialdemocratico della Germania e presidente della Spd, il quale, in sintonia con le indicazioni del governo italiano, propone di scorporare i costi delle riforme per il rilancio dell’economia e dell’occupazione, dai vincoli del “Patto di stabilità”. Sulla stessa lunghezza d’onda si attesta il governo francese. Per il governo dell’Unione Europea si va delineando l’ipotesi di una “Grande Coalizione” formata da Popolari e Socialdemocratici che dovrebbe consentire l’auspicata fuoriuscita dalla politica di austerità e l’avvio di una fase di espansione economica e crescita occupazionale per l’intero continente.  

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