Dalla discarica di Spinetta Marengo alla difesa delle falde. Lunedì 14/4 alla Taglieria del Pelo.


by Tino Balduzzi
Alessandria: Il tentativo di approvare una nuova discarica a Spinetta Marengo sopra una importantissima falda idrica ha costretto i cittadini interessati a vederci chiaro, e gli approfondimenti hanno messo in luce molti aspetti.
Un primo aspetto è che la discarica è stata progettata in una zona già destinata nel 2006 dal CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, ovvero il Governo) a ricevere circa un sesto delle terre e rocce provenienti dallo scavo del Terzo Valico. A quella data a Spinetta Marengo erano destinati circa 200mila camion di materiale inquinato da amianto e dagli additivi usati per lo scavo. Successivamente sono diventati circa 250mila.
Un secondo aspetto è che da noi, come in tutta la pianura padana, vi sono moltissimi pozzi che mettono in comunicazione le falde tra loro. Questo porta ad un continuo travaso di acqua tra le falde che hanno una pressione maggiore (solitamente le più profonde e di migliore qualità) e quelle che hanno una pressione minore (solitamente superficiali, spesso inquinate da discariche e pesticidi). Questo ha delle conseguenze, perché minore è la differenza di
pressione tra le falde e maggiore è la diffusione degli inquinanti tra falda e falda. Questo avviene in continuazione, indipendentemente dall'uso dei pozzi, e quindi le falde destinate all'alimentazione sono sottoposte ad un continuo peggioramento, a cui occorre porre rimedio con la massima urgenza.
Un terzo aspetto è che in base alla precedente considerazione la Regione Piemonte, anche recependo una direttiva europea, ha emesso un Piano di Tutela delle Acque che obbliga a ricondizionare quei pozzi entro il 2016. Essi vanno adeguati alla normativa attuale che obbliga a costruire i nuovi pozzi isolando le falde tra loro, spesso aggiungendo anche nuovi pozzi per continuare ad avere la stessa quantità di acqua.
Un quarto aspetto è che non sono stati stanziati, a fronte di tale obbligo, i miliardi di euro necessari a raggiungere lo scopo prefissato. Così in molti, aziende e privati, sono costretti a spendere molte migliaia di euro per rifare pozzi che erano stati realizzati secondo la normativa allora vigente. Molti soggetti non sono in grado di affrontare la spesa necessaria, altri sono falliti. Inoltre molti di quei pozzi, da noi la grande maggioranza, non sono stata denunciati, e non si può sanare tale situazione senza forti finanziamenti.
Un quinto aspetto è il maggiore rischio per le nostre falde a causa dell'innegabile interesse della mafia dei rifiuti per l'enorme movimento terra dei tunnel della Terzo Valico (ma anche della Torino-Lione in Valle Dora e zone limitrofe). E' lecito pensare che siccome sempre meno aziende, a causa della crisi, hanno le risorse necessarie a smaltire legalmente i loro rifiuti, la suddetta mafia abbia ancora più rifiuti da smaltire, mentre ora ha maggiori difficoltà a smaltirli al Sud. Invece da noi i buchi ci sono già e la terra per ricoprirli arriva ogni mezzora, giorno e notte, dal Terzo Valico.
Un sesto aspetto è che si tende a realizzare discariche proprio nelle aree destinate alle terre da scavo del Terzo Valico e che la presenza di quelle discariche permette l'accesso di qualsiasi mezzo oltre a quelli provenienti dal Terzo Valico, facilitando lo smaltimento illegale dei rifiuti. Avviene a Sezzadio oltre che a Spinetta.
A confermare che sugli ultimi due aspetti non ci sono solo generici sospetti c'è anche il fatto che dopo l'approvazione del CIPE del 2006 i lavori al Terzo Valico non sono iniziati immediatamente. Con una scelta apparentemente inspiegabile l'opera è invece partita circa cinque anni dopo, con uno sblocco di fondi in piena crisi economica.
Ma, e qui sta la possibile spiegazione, dopo che il piano dei siti di deposito delle terre da scavo era radicalmente cambiato. Infatti nel piano del 2012 (poi sottoposto ad ulteriori modifiche) addirittura il 78% dei circa 9 milioni di metri cubi di materiale destinato alle cave classificate A e B presenti nell'alessandrino e nel tortonese ha cambiato destinazione rispetto al piano del 2004 approvato nel 2006. In certi casi le terre da scavo sono state dirottate in cave precedentemente classificate N, ovvero non idonee, in altri casi sono diventate di classe A cave che prima non erano nemmeno state prese in considerazione. Tra queste ultime una è proprio a Spinetta Marengo e sembra proprio che il progetto della discarica di Spinetta sia nato dopo il 2006.
E' evidente che occorre invertire subito la rotta, investendo i miliardi necessari a ricondizionare quei pozzi (centomila in tutta la pianura padana potrebbe essere l'ordine di grandezza) al fine di salvare le nostre falde. Magari dirottandovi immediatamente i fondi dedicati al Terzo Valico, un'opera la cui utilità non è mai stata dimostrata e che a quelle falde fa solo male. Tutto questa interessa direttamente almeno 200mila persone in provincia di Alessandria. Potenzialmente molte di più se si considera la ricchezza delle falde dell'alessandrino. All'incontro di questa sera alla Taglieria del Pelo (ad Alessandria, via Wagner 34, ore 21) seguiranno altri incontri nei centri vicini.

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