Decreto sui partiti politici: l’intervento in aula di Renato Balduzzi


La Camera dei deputati sta concludendo in queste ore l’esame del disegno di legge C.2096 di conversione del decreto legge sull’abolizione del finanziamento pubblico diretto ai partiti politici. Pubblichiamo di seguito l’intervento dell’on. Renato Balduzzi. 
RENATO BALDUZZI. Signor Presidente, se siamo qui, in questo qualificato manipolo di parlamentari – e includo in essi anche il rappresentante del Governo – è perché non accettiamo la logica del tanto peggio tanto meglio. Dunque, auspichiamo che il procedimento non si interrompa, ma siamo consapevoli delle sue anomalie.   
L’aver trasformato il testo approvato da questa Camera a contenuto di un decreto-legge sarà stato anche, come ha detto poc’anzi l’onorevole Sanna, un gesto coraggioso, da parte del Governo in carica, ma certamente – e il collega ne conveniva – singolare ed eccentrico e non privo di profili di perplessità sotto l’angolatura costituzionale, non per quanto attiene alla necessità e all’urgenza della parte relativa all’abolizione del finanziamento pubblico diretto (la valutazione di questo sta nella disponibilità di Governo e Parlamento), ma per la parte attuativa dell’articolo 49 della Costituzione sulle garanzie di trasparenza e democraticità dell’organizzazione interna dei partiti. 
Una disciplina, Presidente, attesa da anni. Dopo aver superato nel tempo ostacoli culturali, politici e anche giuridico-istituzionali che ne avevano in passato sconsigliato l’adozione, finalmente si è riusciti a ritornare al punto di vista che in Assemblea costituente espresse Aldo Moro dicendo: ma come è possibile che i partiti possano portare democrazia in questo Paese se essi stessi non ne sono momenti forti ? 
Una disciplina che ha i caratteri di attuazione organica dell’articolo 49 della Costituzione, una volta superati, come
dicevo prima, quegli ostacoli e quelle remore che sconsigliavano l’applicazione del metodo democratico, previsto dall’articolo 49, alla democrazia interna dei partiti.

Tuttavia, trattandosi, appunto, di una riforma organica, di attuazione di una norma costituzionale, la sua presenza in un decreto-legge, anche alla luce di quanto la Corte costituzionale ancora nella sentenza n. 220 del 2013 ha avuto modo di precisare, non può non essere fonte di perplessità. 
  
In sede di dichiarazione di voto finale, quando quest’Aula approvò, lo scorso 16 ottobre, il testo poi sussunto nel decreto-legge, motivai il voto favorevole di Scelta Civica per l’Italia come un voto di speranza e di fiducia, non privo di preoccupazioni in quanto quel testo era reputato da noi al di sotto di alcune delle esigenze costituzionali rappresentate, sia dall’articolo 49, sia dall’articolo 3 della Costituzione. Lo valutavamo, dunque, come suscettibile di miglioramento. L’articolo 3 è ugualmente importante perché evidentemente, nel momento in cui il nostro ordinamento si fa forte di un principio di eguaglianza sostanziale per rimuovere quegli ostacoli di ordine economico e sociale, l’affidare al criterio della disponibilità economica il finanziamento della politica e dei partiti crea dei problemi molto seri da questo punto di vista. 
  
Se oggi dovessi rispondere, Presidente, alla domanda se questi miglioramenti che noi avevamo auspicato sono stati portati in sede di conversione al Senato sul testo sussunto, quindi sul testo Camera, onestamente non potrei dare una risposta affermativa e lo ha già sottolineato nel suo intervento precedente in modo puntuale il collega Mazziotti Di Celso. 
  
Ci sono tre punti in particolare su cui vorrei sollecitare l’attenzione. Il primo è la garanzia delle minoranze. Allora avevamo detto che ci sembrava una norma un po’ timida quella uscita dalla Camera perché si limitava a dire che gli statuti dovevano indicare i criteri con i quali è assicurata la presenza delle minoranze negli organi collegiali non esecutivi. Stiamo parlando di organi collegiali non esecutivi, quindi la norma era timida già di per sé. Ebbene, anche questo evidentemente è stato reputato troppo coraggioso o troppo sfacciato dall’altro ramo del Parlamento e il Senato ha sostituito: «è assicurata» con: «è promossa». Nessun commento verrebbe da dire su questa sostituzione. Aggiungendo, tra l’altro: «ove presenti», quelle minoranze, nel senso, insomma, di fare in modo di non incentivare un’articolazione democratica e un confronto democratico all’interno del partito. 

Non contenta – ed è il secondo punto che volevo sottolineare – l’Aula che ci ha inviato questo testo ha modificato in modo significativo il testo della Camera prevedendo che la commissione di garanzia non debba più verificare la conformità dello statuto alle disposizioni che la legge prevede in ordine al contenuto degli statuti stessi, ma semplicemente di verificarne la presenza. Quindi, non verificare la conformità, ma solo la presenza di quegli elementi. Lascio evidentemente alla valutazione di ognuno stabilire la portata della differenziazione. Inoltre – e qui è un problema forse più di drafting o di coerenza del legislatore – aggiungendo subito, al comma successivo, un inopinato richiamo al fatto che la commissione deve verificare la conformità alle disposizioni di cui all’articolo 3. L’armonizzazione delle due disposizioni sarà sicuramente, ove questo testo dovesse arrivare alla sua vigenza, oggetto di una difficile opera di interpretazione. 

C’è un terzo punto: la modifica e la soppressione di disposizioni in tema di detrazione in particolare sopprimendo la previsione della detrazione sino al 75 per cento delle spese sostenute dalle persone fisiche per la partecipazione a scuole o corsi di formazione politica con un tetto annuale per persona. Qui mi ha molto colpito questa soppressione. Era una norma particolarmente cara al gruppo parlamentare di Scelta Civica, ma mi ha molto colpito soprattutto l’argomento cioè che si dicesse: come facciamo a trattare meglio la partecipazione a corsi di formazione politica rispetto alla partecipazione a corsi di volontariato o altre cose ? Questo sembra essere stato l’argomento che ha motivato la soppressione. Perché mi preoccupa questo tipo di argomento, signor Presidente ? Perché vuol dire che noi abbiamo una concezione recessiva e negativa del partito politico, antitetica a quella dell’articolo 49 della Costituzione, l’unica Costituzione tra quelle europee che assegna al partito politico quel compito di fare da tramite perché i cittadini possano concorrere a determinare la politica nazionale; non semplicemente fare da tramite perché i cittadini possano concorrere a formare la volontà politica, come nella Costituzione tedesca o in quella spagnola, ma a determinare la politica nazionale, un compito altissimo. Se non fosse una citazione un po’ eccentrica in quest’Aula mi verrebbe da sottolineare che, tanto tempo fa, Tommaso D’Aquino parlava dell’attività politica come divinius, l’attività più simile alla divinità che un uomo o una donna potessero fare. E, da questo punto di vista, l’articolo 49 della Costituzione, assegnando all’attività politica per il tramite dei partiti quel compito, sicuramente – non so con quanta espressa consapevolezza ma forse era così perché i nostri costituenti la storia e la filosofia la conoscevano – tale connotazione probabilmente voleva dare. 
  
Dire che una detrazione per la formazione politica è troppo alta in quanto questo squilibrerebbe rispetto ad altre apprezzabili attività, secondo me vuol dire avere una concezione del partito politico non in linea con l’articolo 49 della Costituzione. 
  
C’è infine Presidente, un punto problematico che, per la verità, era già presente nella formulazione da noi approvata ad ottobre. E cioè, nel momento in cui noi abbiamo cambiato nome giustamente ma abbiamo soprattutto cambiato la funzione della commissione per il controllo sui rendiconti, che diventa commissione di garanzia sulla trasparenza e anche sul controllo dei rendiconti, probabilmente la composizione di questa commissione, rimasta uguale quando aveva compiti molto diversi, avrebbero potuto utilmente essere rimeditata. Ma, appunto, ci sarà certamente tempo di farlo. La conversione in legge di questo decreto-legge non esaurirà il potere normativo delle Assemblee in materia di democrazia e trasparenza dei partiti, ed ecco perché voglio concludere con una nota di maggiore speranza rispetto a quella ascoltata poco fa nell’intervento, pur molto interessante, del collega Piepoli. 
Certamente, siamo in presenza di una situazione dove la nozione di partito, di movimento politico è molto diversa da quella del passato. Il tavolo è saltato. La credibilità dei partiti politici va riconquistata. Questo strumento, ancorché imperfetto, come probabilmente è trapelato anche dal mio intervento, potrebbe essere (e qui la speranza c’è tutta) un pur modesto elemento, un avvio di una nuova fase dei rapporti tra cittadini e potere politico nel nostro Paese ed è in questo senso che va l’auspicio di Scelta Civica (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l’Italia).

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